Il treno da non perdere

Per arrivare a una quadra, alla fine, si è dovuto rinunciare a qualcosa. Anzi, a parecchio. Il Piano energetico e climatico cantonale (PECC), approvato dal Gran Consiglio con 56 voti favorevoli e 26 contrari, è uscito dall’iter parlamentare decisamente più leggero rispetto alla versione iniziale. Un «compromesso nel compromesso». Fra gli emendamenti accolti sono infatti caduti diversi obblighi legati al fotovoltaico, compreso quello di installare pannelli sugli edifici esistenti interessati da un risanamento sostanziale del tetto e quello previsto, entro il 2045, per gli immobili con almeno 300 metri quadrati di superficie. Resta invece l’obbligo per le nuove costruzioni, ma sempre con possibilità di deroga. La politica, insomma, ha scelto una strada meno prescrittiva. Nel frattempo, però, la tecnologia continua a percorrerne molte altre: parlare oggi di fotovoltaico non significa necessariamente immaginare file di pannelli scuri appoggiati sui tetti. Non solo, perlomeno.
Nuove possibilità
Il fotovoltaico, a differenza di qualche anno fa, può occupare superfici meno convenzionali rispetto a quelle a cui siamo abituati. Tra queste anche le infrastrutture ferroviarie. La startup Sun-Ways, a Buttes nel Canton Neuchâtel, ha installato 48 moduli, per un totale di 100 metri di lunghezza, direttamente sulle traversine, fra le rotaie. Il sistema è amovibile: si possono posare e togliere rapidamente i pannelli per consentire la manutenzione dei binari. Secondo l’azienda, sfruttando la rete ferroviaria nazionale si potrebbe arrivare a produrre fino a un miliardo di kilowattora all’anno, il 2% del fabbisogno elettrico dell’intera Confederazione. La stessa logica vale dove l’impatto visivo conta ancora di più: a Pompei esistono moduli che dall’esterno sembrano antiche tegole romane, ma che in realtà producono l’elettricità necessaria per illuminare la Villa dei Misteri; a Évora, in Portogallo, celle solari incorporate nelle tegole sono state progettate per inserirsi nell’architettura di un centro storico patrimonio dell’UNESCO. Ecco come, in entrambi i casi, il fotovoltaico assume l’aspetto del materiale che sostituisce. Insomma, produzione energetica e tutela del contesto vanno a braccetto. E poi ci sono le montagne. Gli impianti fotovoltaici alpini puntano soprattutto sulla produzione invernale. In questo senso, il programma federale «Solar Express», lanciato nel 2022, ha registrato risultati sotto le aspettative. Erano previste 30 oasi. A quante siamo? Quattro. Addirittura: 25 sono state respinte, una dozzina in costruzione e altri 16 ancora in attesa dell’autorizzazione.
Cantieri e politica
Si può, forse si deve, cambiare prospettiva. «Uno dei limiti principali è ancora la consapevolezza di cosa si può fare e di dove si possano integrare le celle fotovoltaiche», spiega Francesco Frontini, direttore dell’Istituto sostenibilità applicata all’ambiente costruito (ISAAC), della SUPSI. «Nell’edilizia, nelle infrastrutture e anche a livello politico si pensa ancora al pannello standard, con dimensioni, forme e colori che tutti conosciamo. In realtà oggi può essere personalizzato sotto tantissimi aspetti». Questo non significa che tutto possa essere fatto ovunque e senza accorgimenti. Servono superfici sufficientemente illuminate e soprattutto una progettazione adeguata al contesto. «Ombreggiamenti continui possono penalizzare la resa, mentre vento, grandine, urti o esigenze di manutenzione impongono caratteristiche specifiche. Ma non vuol dire che non si possa fare», osserva Frontini. «Bisogna progettare il pannello con materiali adatti a resistere agli impatti. Ne esistono in grado di sopportare chicchi di grandine fino a cinque o sei centimetri, come dimostrano esperimenti e test che facciamo al SUPSI PVLab a Mendrisio». Anche il costo, secondo Frontini, non rappresenta più l’ostacolo di un tempo. «La tecnologia negli ultimi anni è evoluta tantissimo e i costi sono diminuiti». Naturalmente, più aumenta il grado di personalizzazione, più sale il prezzo. Ma nelle applicazioni più standard il fotovoltaico è ormai competitivo: «Nel caso di una copertura tradizionale l’investimento può essere recuperato in pochi anni». Diverso il caso quando si vuole applicare una serie di elementi fotovoltaici come facciata di un immobile: «I tempi si allungano, vero. Ma quale altro sistema edilizio si ripaga nel tempo? Fondamentalmente nessuno. Il fotovoltaico, grazie all’energia risparmiata e prodotta (e magari condivisa e scambiata all’interno di una comunità locale di energia CLE), riesce invece a ripagare l’installazione stessa». E anche la durata è significativa. I pannelli tradizionali, infatti, vengono generalmente certificati per 25-30 anni, con prestazioni ancora attorno all’80% dopo i primi 25. Ancora Frontini: «Oggi è possibile applicare il fotovoltaico in moltissime situazioni: coperture per la sosta delle auto, le stesse automobili (cofani e tetti), apparecchi elettronici di consumo come cuffie per ascoltare la musica o lampioni. Va da sé, in questa tipologia il pannello, costruito con materiali più leggeri o polimerici, può avere una vita inferiore».
I modelli ticinesi
Gli esempi, del resto, non mancano neppure in Ticino. Dal Palazzo Positivo di Chiasso, risanato nel 2011, al POLIS di Pregassona, la facciata fotovoltaica più grande del Ticino: «Senza saperlo, si potrebbe pensare che siano rivestimenti tradizionali grigi; in realtà sono pannelli solari». Al di là di questi progetti, gli architetti ticinesi sono soliti usare i pannelli? «Più che una resistenza alla tecnologia, si tratta perlopiù di abitudini progettuali. Dobbiamo smontare alcuni preconcetti che si sono radicati negli anni». Come? La risposta passa da un solo concetto: formazione. «Oggi esistono elementi personalizzabili per forma, dimensione e colore - chiosa Frontini. Persino le tegole possono assumere tonalità di terracotta. Attraverso lo studio, le misure legislative e il tempo gli architetti penseranno al fotovoltaico come prima soluzione e non come una scelta ‘green’ fine a sé stessa. In questo senso, è in programma ‘Solar Machines Conference’ un evento sull’architettura solare che si terrà presso il campus SUPSI di Mendrisio il 29 ottobre».
