In Ticino una «blue zone» dei centenari

Ricordate la (tagliente) battuta di Woody Allen (il film era Manhattan)? «Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana di più e in quella settimana pioverà a dirotto». Beh, non sempre funziona così. Basta guardare cosa accade nelle «Blue zone», le cinque aree geografiche e demografiche (l’isola di Okinawa in Giappone; l’Ogliastra in Sardegna; Nicoya in Costa Rica, Icaria in Grecia e Loma Linda, in California) dove si è concentrata la ricerca scientifica perché qui è presente la più alta concentrazione di centenari e l’aspettativa di vita è molto superiore alla media. Il segreto? Non è solo uno stile di vita sano, ma anche la coesione sociale, il cibo, l’aria che si respira. «Questo insieme di elementi è fondamentale. E in questa ottica va studiata a fondo la correlazione tra microbiota (l’insieme degli organismi che vivono nel tratto digerente) e neuroscienze», spiega il professor Andrea Cardia, primario di Neurochirurgia all’Ente ospedaliero cantonale, che con alcuni suoi colleghi e con un gruppo di ricercatori all’inizio del dicembre scorso ha creato Microbiome Neuroscience Foundation, in stretta collaborazione con il Neurocentro della Svizzera italiana dell’Ente ospedaliero cantonale, l’Istituto di patologia molecolare di Locarno, l’Istituto di diagnostica integrata della Svizzera italiana, l’Istituto di Ricerca Traslazionale (IRT) di Bellinzona e l’Università della Svizzera Italiana e finanziata anche dall’imprenditore Angelo Colussi, che evidentemente ha creduto nel progetto.
Il lavoro della Fondazione parte da un presupposto: «Una lunga e sana vita non si raggiunge se non ci sono oltre che buoni geni anche buone abitudini sociali, alimentari e sanitarie». Insomma, nulla è frutto del caso: questo percorso ha necessità di reggersi su criteri scientifici, smarcarsi da scorciatoie come le teorie del miliardario americano Bryan Johnson che insegue una impossibile immortalità con un programma dove il corpo umano diventa una sorta di sistema operativo che va continuamente aggiornato.
Una strategia della prevenzione
«La nostra idea - aggiunge Cardia che è anche presidente della Fondazione - è concreta. Ed è quella di creare i presupposti perché anche in Ticino si crei negli anni una Zona blu dove appunto vivere a lungo e in salute. E questo si può fare soltanto se si ha consapevolezza che solo con la scienza si riesce ad avviare una politica sanitaria capace di guardare lontano e portare benefici concreti alla popolazione. Noi vogliamo portare avanti una strategia della prevenzione e del trattamento dei disturbi neurologici, con un potenziale impatto concreto sulla qualità della vita lungo tutto l’arco dell’esistenza e dunque nella società. Non si tratta di studi astratti o la ricerca di una longevità fatta di creme, integratori e cliniche del benessere».
Un over 65 ogni tre ticinesi nel 2050
Microbiome Neuroscience Foundation guarda lontano. Ma non troppo. Perché secondo l’ultimo studio demografico dell’Ufficio di statistica del Cantone, nel 2050 il Ticino registrerà 52mila over 80 (oggi sono 27mila) e ben 900 centenari (nel 2025 erano 170). Non solo: ci sarà un over 65 ogni 3 persone (oggi è 1 su 4).
Bastano questi dati per suffragare l’esigenza di una inversione di tendenza nella ricerca medica per orientarla sulla longevità? Sì, perché c’è poco da fare: è necessario - come evidenziato anche da diversi esponenti politici - un cambio di passo. L’invecchiamento del Ticino deve essere in qualche modo necessariamente governato e gestito. E qui entra in ballo appunto la Microbiome Neuroscience Foundation. «Ci troviamo in un momento storico dove la scienza medica fornisce non solo strumenti per trattare e curare molte patologie ma anche consapevolezze di come «fare salute» ovvero mantenere una persona sana e attiva fisicamente e psicologicamente», spiega la dottoressa Monica Bossi, medico specialista ed esperta in medicina della longevità e della prevenzione personalizzata che ha messo a punto le diverse tappe che percorrerà la fondazione insieme a Cardia e altri ricercatori di specializzazioni differenti. «Il nostro obiettivo - aggiunge il neurochirurgo - è promuovere la ricerca, ribadisco con metodi e standard rigorosamente scientifici, sull’interazione tra microbiota e neuroscienze».
Un’area di ricerca consolidata
E qui bisogna fermarsi un attimo per spiegare che recentemente proprio nell’ottica di garantire un programma medico e sociale capace di innalzare l’aspettativa di vita, oltre che cambiare il modo in cui si interpreta il significato di «anziano» (sino a oggi associato e fragilità e precarietà), sono state studiate le «interazioni biochimiche, metaboliche e immunologiche alla base della salute quotidiana. Tra i principali protagonisti, la connessione bidirezionale tra l’intestino e il sistema nervoso centrale. Un rapporto che non è più una semplice ipotesi speculativa, ma un’area di ricerca consolidata, supportata da solide prove e con un potenziale straordinario per le applicazioni cliniche».
Un nuovo progetto di salute
«Di fatto, invecchiamento rallentato e salute sono il risultato di un buon equilibrio tra sistemi ormonali, mentali, immunologici e metabolici che fa capo anche al microbiota intestinale. Pratica clinica, esperienza nel settore della prevenzione personalizzata e ricerca scientifica d’eccellenza si mettono insieme per la prima volta per creare, attraverso Microbiome Neuroscience Foundation, un nuovo progetto di salute», spiega ancora la dottoressa Bossi che da tempo studia questo particolare campo medico in rapida evoluzione che offre strumenti interessanti che giocano un ruolo fondamentale nell’intervenire precocemente come l’esplorazione della genetica individuale, la risposta soggettiva degli ormoni dello stress, e l’impatto del cibo.
Il ruolo dell’imprenditore privato
E a questo proposito è interessante il ruolo della Colussi nella fondazione scientifica. L’azienda alimentare - spiegano dalla Colussi - che è anche proprietaria di un marchio come Misura è «attiva da oltre duecento anni e, nel corso della nostra storia, abbiamo sempre interpretato il nostro ruolo non solo in termini produttivi, ma anche in relazione al benessere delle persone. In particolare, il benessere alimentare è diventato nel tempo una componente sempre più rilevante della nostra identità e del nostro modo di fare impresa. Proprio questa storia e questa continuità ci portano a sentire una responsabilità che va oltre il presente: la responsabilità di interrogarci su come contribuire, oggi, a costruire il benessere di domani. È da questa consapevolezza che nasce la decisione di investire nella Fondazione».
La conoscenza del cibo
Il tema del legame tra microbiota e neuroscienze rappresenta dunque una delle frontiere più interessanti e promettenti della ricerca scientifica. E in questo senso un ruolo importante lo svolge la nutraceutica, cioè la conoscenza delle diverse potenzialità - positiva o nociva - del cibo. Una disciplina scientifica studiata in particolare dalla dottoressa Bossi. Una disciplina affascinante che sta portando a importanti scoperte scientifiche. Si sa, solo per fare un esempio e semplificare, che ogni volta che mangiamo, attraverso l’alimento che viene introdotto nel nostro organismo si verifica uno stimolo - positivo o negativo secondo il tipo di cibo - infiammatorio, ormonale e che produce un’azione chimica sul cervello. Per questo anche la qualità di ciò che mangiamo è determinante.
«La motivazione che ci ha spinto a investire nella Fondazione - aggiungono dalla Colussi - non nasce da un obiettivo di ritorno immediato o di rafforzamento del brand, ma dalla convinzione che sostenere la ricerca scientifica su temi così rilevanti faccia parte della responsabilità di un’azienda che ha una lunga storia alle spalle». Medicina e impresa insieme per la ricerca in Ticino. E chissà se tra qualche anno si potrà augurare - come si fa nella Blue Zone sarda - a kent’annos, cioè salute e vita per (almeno) 100 anni.
