La base segreta di Kyev in Libia

Il fronte mediterraneo della guerra in Ucraina. Con risvolti inaspettati svelati, mossa dopo mossa, da una sequenza di avvenimenti nell’area geografica racchiusa tra la Sicilia e il Nord Africa.
Il 4 marzo, la portagas Arctic Metagaz, parte della flotta ombra russa, segnala una esplosione devastante mentre procede verso Port Suez, in Egitto. L’equipaggio è costretto ad abbandonare la nave, lo scafo è stato squarciato e a bordo è scoppiato un incendio. Da Mosca accusano: sono stati gli ucraini. Segue un dettaglio rilevante. L’unità, secondo una ricostruzione, sarebbe stata centrata da un drone marittimo che ha impattato su una fiancata per poi innescare la deflagrazione.
Il dettaglio tecnico incuriosisce gli esperti. Da dove è partito il barchino pilotato da remoto? C’era una nave madre che tallonava il bersaglio? La concomitanza del conflitto in Iran distoglie per un po’ l’attenzione ma è un’esclusiva del sito francese RFI a riaccederla con uno scoop. Nella parte occidentale della Libia, quella sotto l’autorità del governo di Tripoli (riconosciuto internazionalmente), c’è una base segreta ucraina. E da qui è probabilmente salpato il drone protagonista dell’incursione contro la Arctic Metagaz.
Sempre secondo le fonti Kiev, in collaborazione con le autorità locali, ha creato un avamposto dove sono presenti almeno 200 militari. Due gli snodi principali: lo scalo di Zaouia, a 50 chilometri dalla capitale, e l’accademia di Misurata. Gli ucraini addestrano il personale libico, collaborano in diversi settori militari e sfruttano questa posizione per ingaggiare Mosca nel lungo raggio.
La collocazione geografica della Libia rappresenta un vantaggio in quanto permette di agire in uno spazio di mare ad alto traffico, spesso attraversato dalle petroliere al servizio del Cremlino, ma anche verso Sud, il cuore dell’Africa. Già in passato sono circolate informazioni sulla partecipazione di unità scelte di Kiev ad attività contro elementi della ex Wagner nel vicino Sudan, paese a ferro e fuoco a causa del conflitto che oppone i governativi ad una milizia ribelle. Due schieramenti con relativi sponsor contrapposti. E nel gioco rientra anche la Libia in quanto la Cirenaica (parte orientale), sotto il controllo del generale Haftar, rappresenta una retrovia logistica per traffici d’armi. Ma non solo: i russi dispongono di appoggi logistici fondamentali per allargare la loro influenza nello scacchiere e sostenere i militari impegnati nel Sahel, a fianco dei regimi. Ecco allora spiegata la contro-manovra dell’Ucraina con iniziative a sorpresa.
Dopo l’invasione i vertici dell’intelligence di Kiev avevano promesso colpi ovunque fosse possibile e così è stato. Una petroliera, per esempio, è stata colpita al largo del Senegal. Non è stato chiarito come, forse un atto di sabotaggio. Poi di nuovo in Mediterraneo e in altri punti, quindi il fendente nell’area di Malta.
L’incursione ha certamente confermato le capacità degli ucraini in un settore bellico sempre più importante ma anche sollevato grande allarme per le conseguenze ecologiche. La gasiera, almeno fino al 6 aprile, era alla deriva a nord del porto libico di Bengasi. La nave, se non sarà recuperata e messa in sicurezza, può rappresentare una vera «bomba», con rischi ambientali di grandi proporzioni.
