Focus economia

La Borsa veleggia tra luci e ombre

Spinte contrastanti e mercati che hanno raggiunto livelli elevati - Cosa ci aspetta nel 2026?
©Gabriele Putzu
Lino Terlizzi
10.01.2026 13:34

Fattori rilevanti che spingono verso ribassi e fattori altrettanto importanti che spingono invece verso nuovi rialzi. In questo 2026 che muove ora i primi passi, i mercati borsistici sono teatro di uno scontro di grande spessore tra tendenze opposte. Dopo tre anni con bilanci nel complesso nettamente positivi, includendo il 2025 appena terminato, le Borse mondiali affrontano ora un passaggio particolarmente delicato.

Geopolitica, dazi, debiti

Le luci e le ombre che hanno caratterizzato l’anno passato, con una prevalenza sin qui come si è visto delle prime, sono ancora presenti e hanno anzi per alcuni aspetti un peso maggiore. Gli elementi che in teoria possono portare verso ribassi sono più ampi di prima, ma al tempo stesso gli elementi che possono favorire nuovi rialzi non perdono rilevanza. Tra i principali fattori negativi, dunque ribassisti per così dire, ci sono le tensioni geopolitiche internazionali. Queste hanno un largo spettro, che va dai semplici dissensi politici tra Stati o gruppi di Stati sino purtroppo ai conflitti bellici, passando per gli incrementi delle misure nazionaliste e protezioniste. L’aumento delle tensioni geopolitiche in genere non piace ai mercati e nella storia delle Borse molte volte ci sono state reazioni negative su questo versante.

Un altro fattore che suscita preoccupazioni è quello del binomio inflazione-tassi di interesse. L’inflazione erode il potere d’acquisto e può quindi colpire i consumi, inoltre può provocare incertezze anche per gli investimenti. L’inflazione alta - per intenderci, al di sopra del 2% di media annua - non piace ai mercati, sia per i suoi riflessi negativi sulla crescita economica, sia perché può portare ad aumenti dei tassi da parte delle banche centrali, con un maggior costo del denaro. Dopo le impennate del 2022-23, l’inflazione è tornata a scendere e con essa anche i tassi. Ma in molti Paesi non è ancora totalmente sotto controllo (la Svizzera è tra le eccezioni positive). Il discorso riguarda soprattutto gli USA, per via dei maxi dazi varati dall’Amministrazione Trump. I dazi possono spingere in direzione di rincari negli Stati Uniti. Già questo di per sé non è un fatto positivo, ma il timore è anche che vi possa essere un contagio, con aumenti dei prezzi pure in altri Paesi.

Il livello elevato di molti debiti pubblici è un altro fattore che potrebbe portare a turbolenze sui mercati. Anche in questo capitolo gli USA sono particolarmente sotto i riflettori, perché stanno ulteriormente aumentando il loro già alto indebitamento. Anche altri Paesi, non pochi, hanno debiti pubblici troppo elevati, e anche questi sono fonti di timori. Senza nulla togliere al peso di quest’altri, l’indebitamento USA preoccupa molto perché si tratta della maggiore economia mondiale. Nel medio-lungo termine debiti pubblici troppo alti possono portare a scossoni nei mercati delle obbligazioni pubbliche, ma incertezze e instabilità collegate possono creare problemi anche nei mercati borsistici.

Crescita, utili, tech

Tra i principali fattori positivi, che potrebbero continuare a supportare le Borse, ci sono molte stime sulla crescita economica mondiale, che sta rallentando ma non si sta trasformando in recessione internazionale. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) il mese scorso ha aggiornato le cifre, indicando questa serie per la crescita globale: 3,3% nel 2024, 3,2% nel 2025, 2,9% nel 2026. Il rallentamento c’è ma, considerando il difficile contesto, c’è anche un buon grado di resilienza. In parallelo alla tenuta di gran parte delle economie, c’è un altro fattore positivo per i mercati azionari, quello del livello nel complesso soddisfacente degli utili delle imprese. C’erano timori su una forte caduta dei profitti, che però sin qui non c’è stata. Non tutto va bene, è chiaro, ma molte società quotate sono riuscite a mantenere buoni livelli di redditività.

Un terzo fattore che potrebbe continuare a favorire le Borse è lo sviluppo delle nuove tecnologie, con particolare attenzione all’intelligenza artificiale. Una parte degli analisti indica il rischio dello scoppio di una bolla sul versante dei titoli tecnologici, in analogia a quanto accaduto a inizio anni Duemila. Ma un’altra parte ritiene invece che oggi la situazione sia ben migliore, con molte tecnologie che hanno già dimostrato la loro importanza nelle economie e con un’intelligenza artificiale che può avere applicazioni rilevanti per le imprese in molti settori. Gran parte delle Borse, compresa quella svizzera, sono molto salite negli ultimi anni. Sarà interessante vedere se e quanto in questo delicato 2026 i fattori positivi riusciranno ancora a sostenerle, come molti prevedono, sorpassando nuovamente i pur pesanti fattori negativi.

Dollaro debole, euro stabile e un franco sempre robusto 

Dollaro USA debole, euro ancora stabile, franco svizzero sempre forte. In sintesi, è questa la situazione per il triangolo valutario che è principale alle nostre latitudini. Nell’ultimo anno è andata così e al momento è difficile prevedere uno scenario molto diverso per il 2026. Considerando le tensioni geopolitiche, la vicenda dei dazi USA, il rallentamento della crescita globale, sono alte le probabilità che il quadro valutario quest’anno non cambi o cambi di poco. Solo molto grandi colpi di scena politici e/o economici potrebbero in effetti mutare in modo radicale lo scenario.

USA ed Eurozona

Il dollaro USA ha perso molto terreno. A metà di questa settimana era in calo del 12-13% rispetto a un anno prima, sia con l’euro sia con il franco. Per una parte degli analisti questo forte calo è ben visto dal presidente Trump, che vuole un dollaro debole per favorire le esportazioni USA (dazi all’import ed export facilitato è la ricetta trumpiana per ridurre il deficit commerciale). Per un’altra parte degli analisti invece la discesa del dollaro sta andando oltre l’obiettivo di Trump e potrebbe creare problemi agli USA: l’export dipende solo in parte dall’effetto valutario e intanto l’import diventa più caro, per via dei dazi e della svalutazione del dollaro. I dati americani sinora disponibili mostrano che il deficit commerciale su base annua non è sceso e che l’inflazione resta più vicina al 3% che al 2%.

Secondo la maggior parte degli analisti è improbabile che la valuta USA riacquisti terreno, se non marginalmente, nei prossimi mesi. Contro il dollaro giocano infatti anche il maxi debito pubblico degli Stati Uniti, la minore attrattività rispetto ad altre epoche dei titoli pubblici USA, la volontà di molte banche centrali(soprattutto di Paesi emergenti) di ridurre all’interno delle loro riserve la quota in dollari, aumentando quelle in altre valute e quella in oro. C’è anche da considerare che Trump vuole che la Fed abbassi marcatamente i tassi di interesse, per sostenere l’economia USA, elemento questo che pure gioca contro il rafforzamento del dollaro.

Nell’ultimo anno l’euro ha guadagnato sulla valuta USA ed ha perso poco sul franco (ma sulla moneta svizzera era sceso maggiormente in precedenza). Vista sul lungo periodo, la moneta unica europea non è né forte né debole, tende alla stabilità. Attualmente l’euro in rapporto al dollaro è attorno al cambio da cui cominciò, nel 1999. Al di là delle oscillazioni nelle diverse fasi, la moneta unica tende sempre a ritrovare i livelli iniziali. Nel breve-medio periodo ci sono alcuni elementi pro euro. La crescita economica nell’Eurozona è minore rispetto agli USA, ma questi stanno rallentando mentre l’area euro dovrebbe avere qualche piccolo miglioramento. Inoltre, i tassi sull’euro sono già stati molto tagliati e l’inflazione nell’area è più bassa di quella degli USA.

La Svizzera

Per il franco svizzero la parola debolezza sembra non esistere. In sostanza, le variazioni possibili paiono essere: forte o molto forte. Attualmente è molto forte, con l’ampio rialzo dell’ultimo anno sul dollaro e con un piccolo guadagno sull’euro, che si somma però all’avanzata degli anni scorsi. Molti fattori supportano il franco. L’economia elvetica rallenta, ma conferma la sua resilienza. I commerci svizzeri mantengono un saldo positivo. Il debito pubblico è basso. La stabilità politica e sociale nella Confederazione è marcata. Con un franco un po’ meno forte, ci sarebbero ostacoli minori per l’export elvetico, ma ci sarebbero anche minori vantaggi per l’import e per l’inflazione (molto bassa). La moneta svizzera, comunque, continua a piacere a molti investitori e sembra destinata a rimanere a livelli piuttosto elevati. 

In questo articolo: