La crescita a velocità ridotta

Una crescita economica globale che era già in rallentamento e che frena ulteriormente, a causa soprattutto dei conflitti bellici in Medio Oriente. La Banca mondiale (BM) nel suo ultimo rapporto (Global Economic Prospects, giugno 2026) indica la perdita di velocità di un’economia globale che, pur senza cadere in recessione, sente il peso di tensioni geopolitiche e guerre e rallenta più di quanto la stessa BM avesse previsto nel gennaio scorso. Nello scenario di base della BM, che presume che i conflitti nell’area mediorientale vadano di qui in poi attenuandosi, la crescita mondiale nel 2026 dovrebbe essere comunque al livello più basso dell’ultimo quinquennio. L’anno prossimo potrebbe poi esserci una risalita, seppure parziale.
Il PIL e l’inflazione
Traducendo in cifre, questo significa che per la BM il Prodotto interno lordo (PIL) reale a livello mondiale dovrebbe crescere quest’anno del 2,5%, dopo il 2,9% del 2025; l’anno prossimo, la crescita economica globale potrebbe essere del 2,8%, sempre che geopolitica e guerre non diventino nel frattempo più pesanti. Nello scenario peggiore, per la BM gli effetti negativi di turbolenze nel settore energia e di tensioni economico-finanziarie potrebbero portare in basso la crescita economica mondiale sino ad un piccolo 1,3% quest’anno. Ma per il momento appunto lo scenario ritenuto più probabile dalla Banca mondiale è quello di un PIL globale che rallenta, sì, ma solo sino al 2,5%.
L’inflazione globale secondo la BM per il 2026 dovrebbe essere del 4%, in chiaro aumento rispetto al 3,3% del 2025. Tra il 2022 e il 2023 erano stati il post pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina a provocare le impennate dei prezzi delle materie prime energetiche e di altre merci, impennate poi gradualmente rientrate anche per via dell’azione delle banche centrali. Quest’anno è stata invece soprattutto la guerra tra USA-Israele e Iran - che si è sommata ai conflitti a Gaza e in Libano e che ha portato ai blocchi dello Stretto di Hormuz - a determinare i rincari di petrolio, gas, altri beni, seppure non ai livelli di quattro anni fa. Presumendo che i conflitti non si acuiscano, la Banca mondiale vede l’inflazione citata. Se invece si avverasse lo scenario peggiore, l’inflazione potrebbe salire quest’anno al 4,4%.
Sul versante delle economie avanzate, gli Stati Uniti dovrebbero avere una crescita del 2,2% quest’anno e del 2,1% il prossimo, l’Eurozona rispettivamente dello 0,8% e dell’1,3%, il Giappone dello 0,7% e dello 0,9%. Sul versante delle economie emergenti, la Cina dovrebbe crescere del 4,2% nel 2026 e del 4,3% nel 2027, l’India rispettivamente del 6,6% e del 7,2%. Per mandato, la Banca mondiale si occupa soprattutto di Paesi in via di sviluppo e non è dunque casuale che nel suo rapporto esprima preoccupazione in particolare per il rallentamento che colpisce questi ultimi. La BM sottolinea anche, sempre per le economie in via di sviluppo, i riflessi particolarmente negativi delle volatilità dei prezzi nei mercati delle materie prime e dei crescenti livelli, in molti casi, degli indebitamenti pubblici.
L’andamento dei commerci
Un rallentamento complessivo è d’altronde rintracciabile anche sul terreno dei commerci globali. Secondo la Banca mondiale il volume degli scambi economici quest’anno dovrebbe aumentare, ancora nel suo scenario di base, comunque di non più del 2,9%. L’anno prossimo l’incremento potrebbe poi essere un po’ più sostanzioso, pari al 3,3%. Considerando che l’aumento del volume degli scambi secondo la BM l’anno scorso è stato del 4,8%, si può vedere chiaramente nelle cifre la frenata. È difficile non leggere in questi numeri anche gli effetti dell’ondata di nuovi dazi targati Stati Uniti, iniziata nel 2025, e più in generale dei contrasti nei commerci determinati in ampia misura dalla linea del presidente USA Trump.
Una parte dei nuovi dazi americani è stata bloccata dalle decisioni della Corte Suprema statunitense, ma un’altra parte è rimasta e l’Amministrazione Trump pare peraltro intenzionata a vararne altri. Più di quanto sia accaduto nel 2025, anno che ha visto una sorta di riorganizzazione degli scambi mondiali, per alcuni aspetti forzata appunto dalle nuove barriere commerciali, gli effetti dei contrasti nei commerci sembrano ora emergere con decisione nel 2026, in una miscela in cui i dazi voluti dagli USA si mischiano ancor più con le acute tensioni geopolitiche internazionali, frenando la crescita economica e spingendo i prezzi delle merci e dei servizi. Nonostante tutto questo, la Banca mondiale punta su una attenuazione l’anno prossimo degli effetti negativi e indica quindi un possibile, parziale miglioramento per scambi economici e crescita nel 2027, pur senza un ritorno al passo del 2025.
