L'analisi

La crescita tra ombre e spiragli

Il rallentamento e poi la risalita, le previsioni del Fondo Monetario
©JEROME FAVRE
Lino Terlizzi
12.07.2026 18:30

Il Fondo monetario internazionale (FMI) fotografa le ombre che stanno portando l’economia mondiale a un ulteriore rallentamento quest’anno, ma al tempo stesso indica gli spiragli che potrebbero favorire una risalita l’anno prossimo. Nell’aggiornamento del suo rapporto periodico (World Economic Outlook), pubblicato nei giorni scorsi, l’FMI non nasconde i problemi esistenti ma sottolinea anche la resilienza presente nell’economia globale. Rispetto alle previsioni di altre istituzioni economiche internazionali di primo piano, quelle dell’FMI contengono implicitamente qualche dose in più di ottimismo, sempre naturalmente sulla base degli elementi geopolitici ed economici sinora esistenti, precisazione necessaria considerando l’instabilità del quadro.

Il quadro mondiale

Secondo l’FMI la crescita economica mondiale dovrebbe essere quest’anno del 3%, contro il 3,5% dell’anno scorso; l’anno prossimo potrebbe invece risalire al 3,4%. Il Fondo monetario da una parte riduce di 0,1 punti la previsione per il 2026 che aveva fatto in aprile, dall’altra aumenta di 0,2 punti quella che aveva fatto nello stesso mese per il 2027. Il rallentamento economico di quest’anno è frutto anche, se ancora occorre ribadirlo, dei conflitti bellici in Medio Oriente (compresa la guerra tra USA-Israele e Iran). La resilienza è frutto anche di una fase di ulteriore avanzamento mondiale delle tecnologie, con l’Intelligenza artificiale (IA) come fattore di traino particolare.

I contrasti nei commerci (determinati soprattutto dai dazi USA targati Trump, ndr) e poi l’ampliarsi dei conflitti bellici nell’area mediorientale - con i blocchi allo Stretto di Hormuz e i riflessi per petrolio, gas, altre merci - hanno contribuito fortemente alle spinte al rialzo dei prezzi. La previsione del Fondo monetario è ora di un’inflazione globale del 4,7% per il 2026, in aumento rispetto al 4,1% del 2025. L’anno prossimo per l’FMI l’inflazione mondiale potrebbe peraltro scendere al 3,9%. Anche in questo capitolo ci sono dunque ombre e spiragli.

USA, Europa, Asia

Tornando alla crescita economica, cioè alla variazione in percentuale del Prodotto interno lordo (PIL), l’FMI indica per gli Stati Uniti 2,3% quest’anno e 2,2% il prossimo, dopo il 2,1% dell’anno scorso; gli USA crescono meglio di altre economie avanzate ma subiscono anch’essi un rallentamento economico (erano al 2,8% nel 2024). L’Eurozona è in una situazione in parte rovesciata rispetto agli USA, con una crescita in frenata allo 0,9% nel 2026 (contro l’1,4% del 2025) e con una parziale risalita all’1,2% nel 2027. All’interno dell’Eurozona Germania, Francia e Italia crescono sotto la media dell’area, mentre la Spagna registra aumenti consistenti del PIL. Andamento non molto diverso da quello complessivo dell’Eurozona per il Regno Unito, con 1% quest’anno (contro 1,4% l’anno scorso) e con 1,3% il prossimo. Occorre ricordare che la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) nelle previsioni pubblicate il mese scorso ha indicato per la Svizzera una crescita al netto degli eventi sportivi dello 0,9% nel 2026 (contro l’1,5% del 2025) e dell’1,6% nel 2027.

Sul versante asiatico, è interessante vedere l’andamento di un’economia avanzata, il Giappone, e di due rilevanti economie emergenti, Cina e India. Per l’FMI il Giappone dovrebbe crescere dello 0,6% quest’anno (dopo l’1,1% dell’anno scorso) e dello 0,7% il prossimo. L’FMI indica per la Cina un aumento del PIL del 4,6% quest’anno (dopo il 5% dell’anno scorso) e del 4,1% il prossimo; per l’India le previsioni sono invece 6,4% per il 2026 (contro il 7,7% del 2025) e 6,7% per il 2027. Il rallentamento economico è dunque marcato per il Giappone. Cina e India hanno tassi di crescita appunto da Paesi emergenti, la prima secondo l’FMI sente di più il rallentamento, la seconda ha un passo più sostenuto.

Problemi e opportunità

Nel complesso, il Fondo monetario disegna uno scenario caratterizzato sia da rischi di ulteriore rallentamento sia da possibilità concrete di risalita. I conflitti in Medio Oriente restano il fattore più immediato di instabilità. In caso di peggioramento, ci sarebbero nuove spinte sui prezzi di petrolio e altre merci (anche alimentari), quindi nuova inflazione. In caso di minori tensioni e di normalizzazione non troppo lenta dello Stretto di Hormuz ci sarebbero invece prezzi più contenuti per molte materie prime e per molti beni. Produzioni e investimenti legati all’Intelligenza artificiale potrebbero continuare a sostenere la crescita economica. L’economia mondiale può ora beneficiare di condizioni finanziarie abbastanza distese e di forti spinte all’innovazione tecnologica. Ma resta esposta a eventuali eccessi dei mercati e a shock geopolitici. I prossimi mesi diranno se ad aumentare saranno le opportunità oppure i problemi.

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