La dura vita degli imprenditori in Ticino

Come vedono e giudicano il Ticino alcuni nostri concittadini che hanno svolto con successo le loro attività soprattutto fuori Cantone? Inizio oggi una serie di incontri dedicati a questa tematica, partendo da Andrea Galli, un ingegnere quarantasettenne che ha fatto la sua fortuna specialmente all’estero. Studi in Ticino, Politecnico a Zurigo, esperienze in giro per il mondo e nella Svizzera italiana con l’azienda di famiglia: un buon osservatorio da cui guardare alla nostra realtà.
«Amo il mio Paese - afferma - ma ritengo opportuno riflettere su come rendere il contesto più favorevole all’imprenditoria. In Ticino fare impresa presenta ancora diverse difficoltà e, in alcuni ambiti, manca il terreno fertile per incoraggiare iniziativa, sviluppo e fiducia. Il tema non riguarda soltanto la politica fiscale, che pure resta rilevante, ma soprattutto il rapporto con l’amministrazione pubblica e con la politica. Sarebbe utile rafforzare a tutti i livelli il dialogo e la collaborazione con gli imprenditori, non nell’ottica di concedere agevolazioni improprie, bensì per accompagnare, nel rispetto delle leggi, chi lavora con serietà e crea valore per il territorio, riconoscendone il ruolo come risorsa e non come interlocutore da tenere a distanza». Ma in pratica questo incontro come potrebbe avvenire?
«Sarebbe necessario costruire un rapporto costruttivo e libero da pregiudizi tra pubblico e privato, tra politica e imprenditoria, per collaborare concretamente nell’interesse comune. Il Ticino non può permettersi di restare chiuso in una logica autoreferenziale: deve aprirsi maggiormente verso sud, ma soprattutto verso nord, rafforzando il dialogo con Berna e con il resto della Svizzera. La sfida è quella di superare una visione eccessivamente ticinocentrica e abbracciare un approccio di regione macroeconomica, capace di sviluppare sinergie bidirezionali, consapevoli e reciprocamente vantaggiose con le aree circostanti».
Si tratta di un messaggio chiaro che in Ticino stenta a passare. Per capire meglio queste critiche è interessante collocarle nel contesto professionale di Andrea Galli. Terminati gli studi, ha lavorato 15 anni per un’azienda elvetica attiva nel ramo della progettazione di grandi opere di ingegneria, estendendone con successo l’attività anche in Ticino e nella Svizzera romanda. L’azienda, di cui è diventato nel frattempo comproprietario, è stata in seguito assorbita da un importante gruppo svedese attivo a livello internazionale; questo gli ha permesso di acquisire un’esperienza su vari mercati internazionali. Il gruppo svedese, come succede sovente a questi livelli, ha unito le forze con un’azienda finlandese, ed ha raggiunto i 20 mila dipendenti creando un player nordico del settore. Tre anni più tardi Galli ha lasciato il gruppo per tornare in Ticino e rilevare l’azienda di famiglia (Galli Group), attiva a 360 gradi nel campo della costruzione, con l’ambizioso progetto di concentrare la propria attività nelle regioni periferiche della Svizzera italiana. Nonostante le perplessità di molti l’iniziativa ha avuto successo e il gruppo è salito da 20 a oltre 100 dipendenti. Nel ’21 Galli ha acquisito, assieme al collega Roberto Gerosa, con il quale aveva lavorato nelle multinazionali, la Pini & Associati della famiglia Pini, attiva in numerosi progetti pubblici nella Svizzera italiana e paesi confinanti con poco meno di 300 dipendenti. Il rilancio è avvenuto su scala internazionale con l’ambizione di esportare all’estero la qualità elvetica. L’operazione sta avendo successo: oggi l’azienda conta all’incirca 2’000 dipendenti e prevede di raddoppiare entro il 2030 per entrare nel novero delle grandi aziende in grado di gestire importanti progetti a livello mondiale.
