La favolosa eredità di Dalle Molle

C’è una lettera del 1972 di Ferruccio Bolla, giudice e consigliere agli Stati (presidente dal 1971 al 1972), dove elogia la «geniale e generosa iniziativa» di Angelo Dalle Molle in Ticino. E saluta l’inizio delle attività «con un gruppo multinazionale di scienziati, fra i più noti del mondo nel campo dell’intelligenza artificiale». Nel venticinquennale della scomparsa di Dalle Molle (Mestre, 1908-2001), si ricostruisce la vita di un uomo con un grande ingegno industriale e scientifico.
Molti sono i progetti ai quali lavorò come quelli per la prima auto elettrica, il traduttore automatico, applicazioni dell’intelligenza artificiale, un progetto di teledidattica, oltre a soluzioni per la disoccupazione. A metà degli anni ’70, l’azienda Progetti Gestioni Ecologiche, nei giardini di Villa Pisani di Stra (Venezia) sviluppò un sistema di car sharing da realizzare nelle principali città italiane. In Svizzera darà vita nel 1971 a Lugano alla «Fondazione Dalle Molle per la Qualità della Vita» e, nel 1988, all’IDSIA, l’Istituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale. Il professore Alessandro Aresu, analista ed esperto di geopolitica, consigliere scientifico della rivista «Limes» e di diverse istituzioni italiane, autore del saggio «Geopolitica dell’intelligenza artificiale» (Feltrinelli, 576 pagine), fra i tanti fatti e personaggi di cui parla nella sua opera ricorda in modo dettagliato l’imprenditore veneto visto nel contesto di valori emergenti e di nuove tecnologie.
Lei ricorda nel suo libro Angelo Dalle Molle come un uomo con lo sguardo rivolto al futuro: quale pensa fosse la guida predominante di questo industriale- scienziato antesignano del marketing e della comunicazione commerciale?
«Ho voluto recuperare la sua figura nel mio libro per sottolineare il rapporto tra l’imprenditorialità, l’innovazione laterale e la lungimiranza. Mi fa quindi molto piacere che la diffusione del mio saggio, giunto all’ottava edizione, abbia contribuito a un rinnovato interesse per la biografia di Dalle Molle, e di lui meritatamente si parla di più quest’anno, in occasione dei 25 anni dalla sua morte, in luoghi importanti per la sua storia come il Veneto e la Svizzera».
Azionista coi fratelli di una fabbrica di liquori, Angelo Dalle Molle oltre a produrre l’amaro Cynar che ha segnato il boom dell’Italia nel Dopoguerra, è stato uno dei primi pionieri della AI, un profeta che del futuro aveva un organigramma già definito: come s’inquadrano le sue intuizioni scientifiche tra i tanti che alla AI hanno dato corpo e forza, a partire da Francesco Bacone o da Alan Turing fino a Elon Musk?
«Ovviamente il ruolo di Dalle Molle è diverso rispetto a quello di figure fondamentali per la teoria di ciò che oggi chiamiamo «intelligenza artificiale» come, tra gli altri, Leibniz nella filosofia moderna, Alan Turing e John von Neumann nella prima metà del Novecento, gli scienziati della Conferenza di Darmouth a metà degli anni ’50 e poi vari studiosi, tra cui Geoffrey Hinton e John Hopfield che per le loro ricerche hanno avuto il Nobel 2024. Dalle Molle è un imprenditore che, impegnato in varie attività culturali con una forte impronta sociale, per rispondere ai cambiamenti della società del suo tempo incrocia la disciplina dell’intelligenza artificiale nei suoi molteplici interessi, ed è disposto a finanziare gli studi su questo tema».
La fondazione di importantissimi Istituti di studio in Svizzera come la creazione nel 1971 a Lugano di quello per la «Qualità della Vita» e di l’IDSIA sull’Intelligenza artificiale come e quanto concorre dal 1987 data della sua istituzione, allo sviluppo tecnologico della AI e quali i risultati già ottenuti?
«Dobbiamo riconoscere che la Svizzera ha offerto, e offre ancora, un ambiente con meno vincoli burocratici e in cui era possibile perseguire progetti di questo tenore. Il sistema universitario svizzero (pensiamo a ETH a Zurigo), anche per i salari, ha ancora aspetti competitivi a livello internazionale rilevanti».
Quindi la Svizzera ha svolto un ruolo importante nell’attività di Dalle Molle?
« La Svizzera è, rispetto alle sue dimensioni, un hub interessante per le startup e le aziende tecnologiche. Quanto all’Istituto di Dalle Molle, cioè l’IDSIA, nella storia che io racconto c’è una linea di studiosi che operano lì come Schmidhuber e Hutter, e poi soprattutto un fondamentale ricercatore, il matematico neozelandese Shane Legg, che proprio all’IDSIA sviluppa, in particolare nel suo dottorato, i concetti associati alla cosiddetta «intelligenza artificiale generale» (AGI). Legg poi andrà a Londra dove fonderà con Demis Hassabis DeepMind (ora Google Deep Mind), una delle startup di intelligenza artificiale più importanti al mondo».
Il progetto AGI, sappiamo a che punto è al momento?
«AGI è divenuta un’espressione allo stesso tempo di enorme diffusione nel gergo di quasi tutte startup dell’intelligenza artificiale, perché indica un orizzonte di riferimento, e anche un’idea contestata, perché non c’è un consenso su cosa significhi, come su cosa significhi «superintelligenza », e quali siano i suoi impatti, soprattutto economici. Shane Legg ha proprio un suo concetto di AGI e anche una previsione, formulata molti anni fa, sull’anno in cui sarà raggiunta: il 2028».
Quanto ha influito il Cynar, con il successo anche economico su quell’epopea fantastica che è stata la vita di Angelo Dalle Molle avviata sulla strada delle invenzioni, del mecenatismo e delle sperimentazioni sulle possibilità scientifiche?
«Poiché il Cynar è stato un grande successo commerciale, una vera e propria «epopea» dentro il boom italiano, ha consentito di avere risorse che sono state investite anche in progetti più laterali, come appunto l’istituto sull’intelligenza artificiale. Tanti imprenditori hanno guadagnato in quegli anni, ma Dalle Molle aveva questo spirito intellettuale, davvero speciale ».
In che cosa consisteva veramente la sua idea di recupero della dimensione umana? Lotta al «gigantismo », al potere, a frenare «l’accelerazione, caratteristica fondamentale del Novecento che sta facendo deragliare la civiltà umana?»
«Io sono un collezionista di libri quindi mi sono procurato una versione del manifesto di Dalle Molle, auto pubblicato a inizio anni ’70, per citarlo in «Geopolitica dell’intelligenza artificiale ». Presto questo libro sarà ripubblicato, su mio consiglio. Il testo di Dalle Molle ha molte idee interessanti che consentono di capire il suo progetto: il problema del «babelismo» dei linguaggi specialistici, le grandi imprese che non riescono più ad avere una misura umana, i «mini-istituti» per rendere la ricerca meno burocratica. È un pensatore affascinante, con una visione profondamente interdisciplinare, e una grande passione».
Delle Molle coltivava grandi amicizie, da Luigi Einaudi a Guido Carli, il pittore Salvatore Dalì, il politico tedesco Ludwig Erhard oltre a diversi scienziati. Una leggenda dice che andò ad un incontro con Einstein con una sveglia già impostata che dopo un quarto d’ora (tempo massimo concesso ad ogni visitatore dello scienziato) suonò. La cosa meravigliò Einstein che si trattenne a dialogare con lui per molto più tempo di quello stabilito. Queste sue amicizie tutte stimolo per la sua creatività?
«Credo fossero stimoli per un uomo che sentiva di avere diverse identità: l’impegno nell’impresa, la politica culturale attraverso scritti, interventi, riviste, mostre, convegni e altre iniziative, la responsabilità sociale. Frequentare personalità differenti è un modo di coltivare un’identità plurale, che fa crescere gli stimoli, le domande sulla società e sul futuro».
In altre sue opere come «Le potenze del capitalismo politico» (La Nave di Teseo, 2000), e «Il dominio del XXI secolo» (Feltrinelli, 2022), lei analizza la competizione tecnologica tra gli Stati Uniti e la Cina anche dal punto di vista della AI valutando i cambiamenti che si potrebbero generare con l’Europa alla finestra: sull’intelligenza artificiale, nonostante le intuizioni di molti europei, l’Europa è distaccata anche per via d’una decadenza industriale determinata dal trasloco di molte industrie in Asia?
«Il ritardo europeo dipende, oltre che da fattori demografici, da un rilievo sempre minore nei vari super-cicli del digitale, dal personal computer ai social media, dallo smartphone all’intelligenza artificiale. La filiera europea, sia in termini di hardware che di software, perde di importanza sia rispetto agli Stati Uniti che rispetto ai vari attori tecnologici dell’Asia orientale (Corea del Sud, Taiwan, Cina e altri). Anche per ragioni di stipendi e di investimenti, l’Europa ha attratto per decenni meno talenti e meno imprenditori rispetto agli Stati Uniti. Inoltre, con alcune eccezioni il sistema europeo è divenuto farraginoso perché fare impresa è difficile. Tutto ciò ha accentuato il divario. Perciò, solo invertendo la tendenza sui vari fattori che determinano la capacità tecnologica (talenti, imprese, capitali), è possibile giocare un ruolo più forte».
Letto il suo saggio, che a ben vedere è una sorta di Bibbia dell’AI, in cui la genesi della creazione e il suo sviluppo sono ampiamente raccontate, si può dire che sappiamo se non tutto molto di questa tecnologia, ma che molto altro dovremmo aspettarci e perché?
«Penso che un modo giusto di ragionare sia evitare di inseguire l’attualità, ma avere alcuni punti fermi per capire proprio i fenomeni che ci sembrano cambiare da una settimana all’altra. Come ha scritto Keynes, gli uomini pratici sono sempre schiavi inconsapevoli di qualche filosofo o economista del passato. Sono convinto che sia una profonda verità. Credo che per comprendere buona parte delle vicende che viviamo sia ben più importante studiare in profondità le opere degli anni ’40 di Karl Polanyi, Joseph Schumpeter e Carl Schmitt, rispetto a stare dietro agli ultimi eventi. E penso che il paradigma per leggere i conflitti legati alla tecnologia che ho sviluppato non ieri, ma a partire dal mio libro sul capitalismo politico del 2020 sia ancora valido su tutto. Poi, il modo con cui ho descritto la storia dell’intelligenza artificiale come intreccio tra talenti, imprese e capitali, col ruolo essenziale della dimensione materiale della tecnologia, continuerà a essere una chiave di lettura utile per comprendere il futuro. Oltre, almeno spero, a quello che dirò nei prossimi libri!».