La Germania e i suoi spiragli

Sia l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), sia cinque tra i maggiori istituti tedeschi di ricerca economica hanno recentemente migliorato le loro previsioni sulla crescita economica della Germania per l’intero 2026. Siamo sempre dentro un quadro di crescita moderata, ma è interessante vedere come sia almeno parzialmente cambiato lo scenario delle stime sull’economia tedesca, che nonostante i suoi problemi, che sono in parte quelli di tutti in questi anni e in parte suoi specifici, rimane la prima in Europa e la terza nel mondo, dietro Stati Uniti e Cina, quanto a dimensioni del Prodotto interno lordo (PIL) nominale. Per la Germania, partner economico di primo piano anche per la Svizzera, restano sul tavolo nodi di rilievo, ma secondo queste valutazioni ci sono ora alcuni spiragli in più.
L’andamento del PIL
Per l’OCSE l’economia tedesca dopo la fase di recessione è cresciuta dello 0,3% nel 2025 e dovrebbe crescere dell’1,1% sia nel 2026 sia nel 2027. C’è da notare che la stima per il 2026 è stata aumentata di 0,4 rispetto alle previsioni precedenti, quelle del giugno scorso. Per l’Eurozona nel suo complesso l’OCSE indica ora 1,3% nel 2025 e 1% sia nel 2026 sia nel 2027. Al contrario di Francia e Italia, entrambe sotto l’1%, la Germania dovrebbe quindi crescere quest’anno e il prossimo lievemente sopra la media dell’area euro, una stima che ha sorpreso in positivo una parte degli analisti. Le previsioni congiunte dei cinque istituti di ricerca tedeschi (tra i quali l’IFO di Monaco e il DIW di Berlino) vanno oltre per il 2026, indicando una crescita dell’1,3%. È vero che per i due anni successivi gli istituti prevedono crescite non dello stesso livello, tuttavia anche questa è una stima che ha sorpreso positivamente, essendo di 0,7 sopra le previsioni precedenti, quelle di primavera.
In sintesi, il primo semestre 2026 è andato meglio del previsto e, anche se nel secondo semestre il passo potrebbe essere un po’ inferiore, nel complesso il ritmo annuale è migliore. I motivi principali di questa crescita superiore alle attese sono due, secondo le analisi prevalenti. Il primo è l’andamento soddisfacente dell’export tedesco, sostenuto dalla tenuta della domanda estera, supportata a sua volta dallo sviluppo delle nuove tecnologie (intelligenza artificiale soprattutto) ma anche dalla resilienza di altri settori nel mondo. Nonostante tensioni geopolitiche, guerre, dazi americani, il rallentamento economico globale è sinora contenuto e un forte esportatore come la Germania beneficia di questo. Il secondo motivo principale è l’inizio del maxi piano pluriennale di investimenti pubblici varato dal Governo tedesco, centrato in particolare sul settore della difesa e sul comparto delle infrastrutture.
A livello internazionale si discute molto di crisi del modello di economia sociale di mercato che caratterizza la Germania, ma a colpire il Paese non sono state le basi del modello interno quanto piuttosto avvenimenti geopolitici esterni, in particolare legati alla Russia e alla Cina. La guerra determinata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha avuto tra i suoi effetti il distacco dai rilevanti gas e petrolio russi. E l’intensificarsi dei contrasti Cina-Occidente, alimentati da una parte dai dazi degli USA formato Trump e dall’altra dalla forza economica e politica di Pechino, ha avuto tra le sue conseguenze anche un’erosione dell’export tedesco verso il Dragone. Tutto ciò si è intrecciato inoltre con le difficoltà legate alla transizione dell’auto, che si fanno sentire anche altrove ma che in Germania, Paese che è tra i leader del settore, pesano ancora di più. Ciò detto, bisogna però anche ricordare che la Germania dispone di una presenza in un gran numero di importanti rami industriali, molti dei quali si rinnovano e mantengono la loro rilevanza.
I conti pubblici
Il varo del piano di investimenti pubblici da un lato aiuta l’economia, dall’altro non aiuta i conti statali. Occorre però considerare che il bilancio pubblico tedesco ha alcuni margini. Se è vero che il deficit e debito pubblici germanici stanno salendo, è altrettanto vero che il rapporto tedesco tra debito pubblico e PIL rimane tra i più contenuti: secondo il Fondo monetario internazionale (FMI) dovrebbe essere del 64,6% quest’anno e poi salire gradualmente sino al 73,7% nel 2031. Alzare l’indebitamento non è certo un fatto su cui brindare, soprattutto per un Paese che ha fatto del rigore uno dei suoi pilastri, tuttavia bisogna ricordare che si sta parlando di numeri comunque di molto inferiori a quelli di altri Paesi europei di rilievo (nel 2026, Italia 138,4% e Francia 118,4%). Se la Germania oggi nella transizione economica può aumentare il suo indebitamento, è anche perché lo ha tenuto basso in passato.
