Ambiente

La guerra segreta dei palombari

Dai cavi marini passano transazioni finanziarie per oltre 10 trilioni di dollari al giorno - Difenderli è molto più difficile che attaccarli, e per fortuna c'è chi ci pensa per noi
Un palombaro si prepara a un'immersione in un porto italiano
Gloria Sala
07.06.2026 15:00

Sfidare le profondità marine e le temperature dei laghi ghiacciati. Gli eventi della geopolitica attuale l’hanno provato: nel mondo sottomarino, la difesa è più complicata e costosa dell’offensiva. Esplosioni di gasdotti, sabotaggi di cavi delle comunicazioni, blocco del commercio navale in mari strategici capace di travolgere l’economia globale. Le tensioni sott’acqua s’intensificano e nel mondo del silenzio si riflette l’eco del fragore della guerra, diffondendo le onde dell’impatto anche su Paesi che non si affacciano sul mare, come la Svizzera. Uno studio dell’università francese Science Po di Rennes stima ad esempio che il totale delle transazioni finanziarie che passano attraverso i cavi sui fondali oceanici abbia un valore di 10 trilioni di dollari al giorno. Ed ecco perché la Marina militare italiana investe nella subacquea più avanzata al mondo. Un tema diventato d’attualità dopo la recente tragedia dei sub alle Maldive.

Al lavoro garantendo la sicurezza

Il Gruppo operativo subacquei italiano del COMSUBIN dispone già di una capacità operativa nel campo delle immersioni profonde dei palombari. «Si tratta della forma più avanzata di immersione professionale, che consente ai nostri subacquei di lavorare per periodi prolungati in un ambiente pressurizzato, mantenendo elevati livelli di sicurezza», spiega il Comandante del GOS, Capitano di Vascello Giovanni Modugno, impegnato nel coordinamento delle missioni dei palombari nei vari teatri operativi. «Queste attività sono garantite dal supporto della nave di soccorso Anteo, dotata di complessi sistemi iperbarici che permettono ai palombari di operare in saturazione e di svolgere attività subacquee anche per diversi giorni consecutivi. Nel soccorso sommergibili i nostri militari possono intervenire direttamente fino a 300 metri di profondità, ma l’anno prossimo, con l’entrata in servizio di Nave Olterra, si potrà scendere fino a 600 metri».

«La saturazione dei gas inerti»

Inoltre, «con l’impiego di veicoli filoguidati e droni autonomi sarà possibile operare fino a circa 4.000 metri». La Marina militare italiana arriverà ai confini degli abissi, dunque. Per illustrare come avvengono le immersioni in saturazione, il comandante Modugno spiega: «Si basano su un principio fisiologico: quando i tessuti dell’organismo raggiungono la saturazione dei gas inerti alla pressione della profondità a cui si lavora, il tempo di permanenza alla stessa quota non comporta un tempo di decompressione aggiuntivo. Questo ci permette di rimanere in un ambiente pressurizzato per giorni o settimane e di effettuare un’unica decompressione controllata al termine dell’intero ciclo operativo». I palombari vivono all’interno di moduli iperbarici installati a bordo nave, respirando miscele di elio e ossigeno. Da qui vengono trasferiti sul fondale attraverso una campana subacquea per svolgere il loro lavoro. «Tutte le attività sono condotte con il costante coordinamento del team di superficie e con il monitoraggio medico specialistico».

Serve un attento monitoraggio

Anche con le tecnologie più innovative, la presenza umana resta comunque centrale. «Il palombaro è l’elemento che interpreta l’ambiente, prende decisioni operative e conduce l’intervento», sottolinea il comandante. E la profondità ha un impatto notevole sulla fisiologia umana. Potrebbe causare fenomeni come una sindrome neurologica da alta pressione. La gestione delle miscele di gas che si respirano richiede un attento monitoraggio per prevenire la tossicità da ossigeno o l’accumulo di anidride carbonica. Anche la decompressione è un processo che richiede precisione matematica. Le temperature molto basse delle grandi profondità possono inoltre ingenerare ipotermia.

Attenzione allo stress psicologico

«A questi rischi si aggiunge lo stress psicologico legato alla permanenza prolungata in un ambiente confinato e alla necessità di operare spesso con visibilità nulla. Per affrontare queste criticità è costante la presenza di specialisti di medicina iperbarica», nota Modugno. Le immersioni profonde hanno finalità prevalentemente difensive e di sicurezza.

Il soccorso a sommergibili sinistrati è certamente una delle missioni più complesse tecnicamente, ma un altro settore di impiego della subacquea militare riguarda la protezione e la sorveglianza delle infrastrutture critiche, come i cavi per telecomunicazioni, oleodotti e gasdotti. Oggi la gran parte del traffico globale di dati viaggia su cavi sottomarini e la loro sicurezza rappresenta una priorità strategica. I reparti del GOS operano poi anche nei laghi, per bonificarli da residuati bellici. Le immersioni nei laghi alpini ghiacciati rappresentano invece una fase di addestramento per le spedizioni di ricerca scientifica in Antartide. «Lo scorso febbraio sedici militari hanno operato in uno scenario montano sotto la superficie ghiacciata del lago di Valdurna in Alto Adige», racconta il comandante. «A 1.500 metri di altitudine, con temperature di circa 10 gradi sotto zero, nevicate intense e condizioni logistiche complesse, le immersioni in alta quota richiedono procedure specifiche completamente diverse dall’ambiente marino». È un’avventura tra le cime innevate di un paesaggio fiabesco, ma la realtà è una sfida estrema ai limiti umani. A quell’altitudine la pressione atmosferica è inferiore rispetto al livello del mare e i profili decompressivi devono essere ricalcolati», spiega Modugno. «Abbiamo utilizzato sia sistemi alimentati dalla superficie, sia autorespiratori a circuito chiuso, impiegati per esercitazioni di ricerca e navigazione lungo linee guida sotto ghiaccio, con sonar portatili e simulazioni di recupero di oggetti con palloni di sollevamento».

In montagna condizioni critiche

L’addestramento si svolge anche di notte e «per questo serve l’appoggio di un campo logistico con tende riscaldate che creino un ambiente autosufficiente per programmare le operazioni e fare una manutenzione accurata degli strumenti». Fortunatamente per i pasti e per dormire il team va in paese. In montagna però le criticità fisiologiche cambiano e i palombari si devono adattare a temperature dell’acqua prossime allo zero, paragonabili a quelle del mare Antartico. L’insorgenza di ipotermia può compromettere la resistenza fisica e la prontezza dei movimenti. «I sedimenti in sospensione e i fondali limosi nei laghi alpini compromettono la visibilità e i sommozzatori devono quindi affidarsi agli strumenti e alle tecniche di orientamento subacqueo» spiega il comandante. «La perdita dei riferimenti spaziali richiede una grande disciplina operativa e la capacità di mantenere il controllo dell’assetto in acqua. A questi fattori si aggiunge il carico cognitivo di lavorare in un ambiente privo di luce. È la coesione del gruppo l’elemento determinante». Quando il fattore umano detiene il potere di controllo sulla tecnologia.

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