La linea rossa delle economie

Nell’aggiornamento del suo scenario, pubblicato nei giorni scorsi, il Fondo monetario internazionale (FMI) ha leggermente migliorato le previsioni per la crescita economica mondiale di quest’anno. Può sembrare strano che in un quadro geopolitico ed economico così difficile ci sia un seppur lieve miglioramento rispetto alle previsioni precedenti, che risalgono all’ottobre scorso. Ma a ben vedere la revisione lievemente all’insù non è così sorprendente. Da un lato la gran parte delle economie aveva già mostrato tra il 2024 e il 2025 una resilienza per alcuni aspetti superiore alle attese. Dall’altro bisogna considerare che stiamo comunque parlando di una crescita nel complesso moderata, dunque la buona notizia c’è e va accolta bene, ma in modo equilibrato.
Le cifre dell’FMI
Secondo l’FMI la crescita globale è stata del 3,3% nel 2025 e dovrebbe essere ancora del 3,3% nel 2026 e poi del 3,2% nel 2027. Rispetto alle previsioni di ottobre c’è un miglioramento di 0,2 punti per quest’anno (all’epoca l’indicazione era 3,1%). Bene, anche se c’è da notare che l’FMI mantiene in ogni caso la previsione di un rallentamento per l’anno prossimo. Dopo il 2,1% del 2025, gli Stati Uniti dovrebbero crescere del 2,4% nel 2026 e del 2% nel 2027; c’è una revisione positiva per quest’anno ma c’è un chiaro rallentamento per l’anno prossimo e occorre inoltre ricordare che nel 2024 gli USA avevano registrato una crescita nettamente superiore, pari al 2,8%.
L’Eurozona cresce meno degli Stati Uniti, ma almeno si riporta sopra la soglia dell’1%, con 1,4% nel 2025 e previsioni di 1,3% per il 2026 e di 1,4% per il 2027. Il Regno Unito, che già peraltro era sopra l’1%, secondo l’FMI ha avuto 1,4% l’anno scorso e dovrebbe avere 1,3% quest’anno e 1,5% il prossimo. Per la Svizzera l’FMI in ottobre aveva previsto 0,9% per il 2025 e 1,3% per il 2026, ma la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) in dicembre ha indicato 1,4% per l’anno scorso e 1,1% per quest’anno, al netto degli eventi sportivi. Sin qui siamo rimasti nell’ambito delle economie avanzate. Le economie emergenti, che sono partite da livelli più bassi di Prodotto interno lordo (PIL), spesso hanno naturalmente crescite percentuali maggiori. La Cina, la maggiore tra le economie emergenti, per l’FMI è cresciuta del 5% nel 2025 e dovrebbe crescere del 4,5% nel 2026 e del 4% nel 2027.
Venti contrari e favorevoli
Questi e altri dati confermano che oggi venti contrari alle economie e venti favorevoli ad esse si scontrano in modo marcato nel quadro internazionale. Sul versante dei principali venti contrari, ci sono le forti tensioni geopolitiche e i conflitti bellici che frenano la crescita economica; lo stesso dicasi per l’aumento del protezionismo, in gran parte dovuto all’offensiva dei dazi voluta dal presidente USA Trump, e per la conseguente riduzione del libero scambio; inoltre, ci sono anche gli eccessivi debiti pubblici esistenti in molti Paesi, debiti che concentrano grandi risorse finanziarie che potrebbero andare invece almeno in parte alla crescita economica.
Sull’altro versante, quello dei principali venti favorevoli, ci sono la capacità di tenuta di molte imprese e livelli di utili aziendali che sono rimasti nel complesso soddisfacenti, il che è frutto dell’adattamento, dell’innovazione e anche delle risorse accumulate durante i decenni di espansione della globalizzazione economica; dentro il discorso della tenuta delle imprese c’è anche il maxi capitolo delle nuove tecnologie, con l’avvento ora anche dell’intelligenza artificiale, che spingono direttamente le aziende attive nel settore e che se ben gestite possono consentire sviluppi anche per altre aziende di diversi settori; a tutto ciò occorre aggiungere che l’inflazione è scesa e con essa i tassi di interesse, ciò facilita consumi e investimenti e per questo, anche, è auspicabile che la guerra dei dazi voluta dagli USA (che aumenta il rischio di ritorno dell’inflazione) venga limitata.
La navigazione
La situazione per la crescita può peggiorare o migliorare, naturalmente, a seconda dell’aumento dei venti contrari o di quelli favorevoli. C’è un grande bisogno di minori tensioni geopolitiche, un peso meno opprimente su questo fronte aiuterebbe sicuramente anche la crescita economica. Una limitazione del protezionismo e un maggior supporto al libero scambio pure sarebbero fattori decisamente favorevoli per la gran parte delle economie. Un ulteriore contenimento dell’inflazione sarebbe positivo. Un freno ai debiti pubblici eccessivi potrebbe consentire di ottenere altre risorse da investire per la crescita. Se invece la geopolitica e alcuni versanti economici andassero in altra direzione, se i venti contrari aumentassero, la navigazione ovviamente si farebbe ancora più difficile. La verifica nei prossimi mesi.
