In positivo

La lotta di Zoé finisce su Time

Resa famosa da un talent francese, la 16.enne è diventata un simbolo mondiale della battaglia contro il bullismo
Prisca Dindo
01.03.2026 17:10

Cosa hai fatto di sbagliato? Nessuno se lo ricorda. A nessuno importa. Pensi che sia normale essere quello che tutti evitano. Pensi di meritartelo. Tra voci e sussurri, non dicono niente di buono su di te, questo è certo. Non gli basta che tu mantenga un basso profilo. Domani sarai invincibile, ma per ora pensi di esserlo davvero: invisibile. Sentirsi invisibile». Sono parole tratte da «Invisible», una hit firmata da una talentuosa ragazzina francese di nome Zoé Clauzure. L’ha fatta conoscere al grande pubblico lo scorso anno, poco dopo aver compiuto quindici anni.

Nata nel 2010 a Montrouge, nell’Île-de-France, Zoé Clauzure è una star in Francia. Ha guadagnato la notorietà partecipando alla settima stagione di The Voice Kids, durante il quale, a soli dieci anni, dimostrò già il suo straordinario talento. Cinque anni prima, sua mamma l’aveva iscritta alla Fabrique de Talents di Montrouge, per prendere lezioni di canto e di piano. Da quel momento, l’amore per la musica non l’abbandonò più. Fan di Lady Gaga e Billie Eilish, sognava di apparire in The Voice Kids dall’età di otto anni. Nel 2020, è stata selezionata per lo show da Coach Soprano, arrivando fino alla semifinale con «Je ne sais pas» di Céline Dion.

Tre anni fa, ha rappresentato la Francia allo Junior Eurovision Song Contest vincendo con «Cœur», una canzone dedicata al bullismo, proprio come «Invisible». Già perché se da una parte il pubblico acclamava la bambina prodigio, dall’altra, i compagni di scuola le facevano vivere le pene dell’inferno, quando le luci della ribalta si spegnevano. I suoi «amici» di gioco, invidiosi di lei e del suo successo, iniziarono a bullizzarla. «A nove anni, è davvero difficile capire di cosa si tratti», spiega a Le Figaro Etudiant, il giornale della testata francese dedicato agli studenti. «Cercavo di scoprire se lo facevano anche ad altri bambini, e la cosa mi confondeva un po’. A poco a poco, ho iniziato a parlarne con mio fratello, mia madre e mio padre, e mi hanno detto che non era normale. Per fortuna non mi hanno abbandonato, almeno loro». Da quel momento però la situazione degenerò.

Zoé iniziò a ricevere minacce di morte, percosse e chiamate a raffica sul telefonino di sua mamma. «È stato davvero, davvero difficile. La cosa davvero brutta era che incoraggiavano gli altri, persino le sorelline dei bulli, a tirarmi i capelli e a picchiarmi. Tornavo a casa con lividi enormi; era davvero dura. Poi, i miei genitori fissarono un appuntamento con la preside, che disse che non poteva fare nulla, che dovevo lasciare la scuola e che non poteva garantire la mia salute fisica e mentale».

Oggi in Francia esiste una norma che stabilisce che non sono le vittime a dover lasciare la scuola, bensì i bulli. Ma sette anni fa, quando Zoé era presa a botte dai suoi aguzzini, non era così. Tuttavia, i compagni di scuola non riuscirono a spezzarla. Grazie ai suoi famigliari che non hanno mai smesso di farla sentire preziosa e importante, Zoé non cedette alla tentazione di modificare se stessa per compiacere gli altri. Dirottò tutta la sua energia nella musica e vinse la battaglia. Oggi molti ragazzi francesi le scrivono ringraziandola, dicendole che le sue canzoni dedicate al bullismo hanno salvato le loro vite. «Penso che ognuno abbia una passione in cui eccelle. È una via di fuga che ti permette di schiarirti le idee e divertirti. È stato questo che mi ha permesso di trovare la forza per uscirne, dopo le molestie che ho subito. Mi è sempre piaciuto usare la voce per far passare i messaggi».

A soli sedici anni, oggi Zoé non è soltanto una cantante, ma pure un’autrice molto apprezzata di libri. La sua lotta contro il bullismo continua. Lo scorso anno è stata nominata una delle dieci ragazze dell’anno 2025 dalla rivista Time, insieme ad atleti, inventori e attivisti di tutto il mondo.

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