In positivo

La macchina da scrivere che ispira Tik Tok

Un giovane con la passione per la poesia e i tempi andati sta spopolando sui social - Grazie a qualcosa di semplice e antico: il contatto umano
Prisca Dindo
19.07.2026 12:00

Rumori secchi, rapidi. Tic, tic, tic. Seguiti da un trin e un traaaac. Su TikTok. Strano. Chi è nato nello scorso millennio sa che a produrli è qualcosa che sa di naftalina, e che quasi non c’è più. Invece le immagini social di Fraser Logan dicono altro. Trentadue anni, un dottorato in filosofia, Fraser usa una vecchia macchina da scrivere per comporre poesie. Lo fa di getto, senza canovaccio alcuno. Lo si vede seduto su una panchina dei Giardini Jephson nel cuore di Royal Leamington Spa, una cittadina nel Warwickshire, in Inghilterra. È qui che incontra la gente. La macchina appoggiata sulle ginocchia, un cartello con la scritta «Posso scrivere per te?» accanto. 

Pochi resistono alla curiosità. Alcuni gli buttano lì qualche parola, altri delle confidenze più profonde. Una donna in là con gli anni gli parla della solitudine, un’altra dell’imminente trasloco. Un ragazzino gli confida un amore spezzato. Una giovane del suo compleanno appena festeggiato. Una volta individuato il tema, le dita di Fraser corrono sulla tastiera. Scrive veloce, senza esitazione. Alla fine, legge i versi che la gente gli ha ispirato.

Intervistata dalla BBC, l’emittente pubblica britannica che ha dedicato a Fraser Logan un servizio televisivo, una giovane che aveva appena ricevuto una poesia sul suo imminente matrimonio non ha avuto dubbi. «Per me questo giovane poeta è la reincarnazione di Shakespeare. È stato bellissimo avere quel contatto umano, quella strana interazione con una persona che non avevo mai visto prima, uno sconosciuto. È stata un’esperienza talmente arricchente che ho deciso di invitarlo al mio matrimonio». Cresciuto a Bridge of Weir, nel Renfrewshire, Fraser racconta alla televisione britannica di aver avviato «Typing for Strangers» - scrivere per sconosciuti - lo scorso gennaio, dopo il dottorato in filosofia all’Università di Warwick. Avendo fatto ricerca sull’onestà, voleva osservare le reazioni senza filtri di chi accettava di farsi scrivere una poesia. Così ha dapprima filmato tutti i suoi incontri, poi li ha caricati sul suo profilo TikTok. «Grazie alle immagini, riesco a vedere se sono commossi, se sono toccati dai miei versi inspirati dalle loro storie», dice alla BBC. Il giovane ammette che, pur scrivendo poesie, in forma libera, da circa dieci anni, a volte comporle sul momento e in pubblico lo rendeva «estremamente nervoso», soprattutto le prime volte. «Temevo il giudizio della gente, avevo paura che non mi degnassero di uno sguardo, invece la reazione è stata ottima. Anzi: alcuni passanti mi hanno davvero sorpreso dicendomi che serve più arte umana, scrittori umani, soprattutto in quest’epoca di intelligenza artificiale generativa».

A distanza di alcuni mesi dal suo esordio nel parco inglese, ora Fraser è più tranquillo. «Certo, il nervosismo c’è ancora un po’ all’inizio della giornata, ma credo di stare imparando a lasciarmi andare». Per lui, ciò che avviene sotto le fronde dei giardini Jephson è uno scambio. «Chi mi chiede una poesia condivide con me qualcosa di intimo, molto personale. E io cerco di tradurre questa intimità in versi. È un ottimo modo, credo, di abbassare le difese e togliersi le maschere, di essere aperti e disponibili verso perfetti sconosciuti; ed è anche uno dei modi migliori, secondo me, per farsi degli amici». Ne è un esempio Simran Singhun, un ragazzo laureatosi a Warwick ed intervistato dall’emittente inglese. Lui si era fermato di fronte alla famosa panchina per chiedere a Fraser un testo sul vizio.

«In questo momento sto cercando lavoro, quindi ogni volta che faccio qualcosa di non produttivo mi sento molto in colpa, come se non riuscissi a liberarmi dei miei vizi», ha raccontato. La poesia consegnatagli da Fraser è stata come una benedizione. «In quest’era dove regnano gli algoritmi, quando una persona vera ti dice «ti capisco», ha tutto un altro significato. È come se mi avesse detto ‘ehi, so cosa stai passando e ti comprendo’. Grazie a quel nostro incontro casuale, ho avuto un vero, autentico contatto umano. Tanto che ora Fraser ed io siamo diventati amici». Oggi il giovane poeta vive di donazioni e risparmi, e spera di costruirsi un giro di ingaggi per eventi, festival e matrimoni, come quello della giovane intervistata dalla BBC. Di recente ha portato la sua macchina da scrivere a Firenze. «È stato un momento davvero speciale. Questo è il mio sogno: viaggiare per scrivere in tutto il mondo».

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