Formazione

Le professioni per il domani, alla Supsi

Il nuovo bachelor in sostenibilità e transizione sistemica è una prima a livello nazionale - «Il futuro va pensato ad alta sostenibilità»
©Gabriele Putzu
Mauro Spignesi
19.07.2026 20:00

A fronte di una società sempre più complessa, davanti alle nuove e complicate sfide del futuro, le aziende - e non solo - sfoderano una formula che per tanti è ancora una scatola vuota di significato, ma rappresenta una urgenza, una svolta non più procrastinabile: la sostenibilità. O meglio, lo sviluppo sostenibile, un valore costituzionale che viene riaffermato (e promosso) anche da importanti organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, nonché dalla Strategia di sviluppo sostenibile 2030 della Confederazione. Eppure per ancorare questo modello di sviluppo (che si sta facendo largo anche grazie al cambiamento delle sensibilità sociali verso etica, ambiente ed economia equa) alle strategie aziendali, industriali o amministrative, servono professionisti. Per comporre bilanci e programmi, per strutturare una organizzazione del lavoro o di produzione, servono competenze che il mondo del lavoro - dalle banche alla farmaceutica, dalla pubblica amministrazione sino alle multinazionali - cerca da tempo ma fa una enorme fatica a trovare.

Basta, solo per fare un esempio, scorrere i principali motori di ricerca dedicati alle offerte di lavoro: si troveranno decine e decine richieste legate a questa qualifica. Ovvero: coordinatrice o coordinatore di piani e strategie di sviluppo territoriale, oppure consulente per la transizione sostenibile, o - ancora - facilitatore di progetti territoriali integrati, o consulente per bilanci «sostenibili». E siamo solo all’inizio.

La nuova iniziativa

Ed ecco perché la Supsi ha lanciato, prima in Svizzera con questo tipo di proposta didattica, il Bachelor in sostenibilità e transizione sistemica. Partirà in autunno. Sono già aperte le iscrizioni per i liceali che devono fare l’anno di pratica professionale, mentre per le altre maturità (accesso diretto) le iscrizioni si aprono a novembre. Sino a fine settembre è possibile iscriversi all’anno di pratica professionale 2026–2027 (anno preformativo) – con inizio a ottobre. E appunto per i neodiplomati liceali vengono offerti stage in cinque società ed enti: Aziende Industriali di Lugano (AIL) SA; AITI4CSR; Istituto sostenibilità applicata all’ambiente costruito (ISAAC-SUPSI); Parco San Rocco: Sezione degli enti locali e Sezione dell’agricoltura del Canton Ticino. E altri, dicono alla Supsi, ne arriveranno. Il Bachelor punta, una volta a regime, a portare almeno 30 studenti a conseguire il titolo universitario (riconosciuto anche all’estero).

«Formare competenze per il Ticino»

L’esigenza di un nuovo Bachelor, e qui sta uno degli aspetti importanti, è arrivata soprattutto dal territorio. E in particolare dalle aziende. «La transizione verso modelli di sviluppo più sostenibili rappresenta una sfida che coinvolge imprese, istituzioni e società», spiega Nicoletta Casanova, presidente dell’Associazione industrie ticinesi (Aiti) e ceo di Femtoprint Sa, azienda leader del settore nella lavorazione laser 3D di materiali in vetro trasparente. Proprio l’Aiti da tempo ha avvertito questa esigenza fra i suoi soci e la necessità di avere strumenti formativi per dare risposte a questa esigenza. Ed ecco perché «disporre in Ticino di un percorso universitario professionale dedicato - aggiunge Casanova - significa formare competenze oggi sempre più richieste, capaci di coniugare sostenibilità, innovazione e competitività. Per il nostro tessuto economico è un’opportunità importante per attrarre talenti, favorire il dialogo tra mondo accademico e imprese e accompagnare adeguatamente le importanti e rapide trasformazioni in corso».

Un percorso articolato fra stage e lezioni

Il nuovo Bachelor proposto dalla Supsi (35 iscritti per anno) - prevede inoltre una «prima armonizzazione» di due settimane, «da frequentare prima dell’inizio dell’anno accademico» - ha l’obiettivo, attraverso un percorso articolato in stage, laboratori, simulazioni e lezioni, di formare professionisti che devono essere «in grado di operare in modo sistemico e trasversale, contribuendo all’implementazione concreta di strategie e misure di sostenibilità in ambito pubblico, privato o del terzo settore».

Nel concreto: davanti alla complessità delle sfide che ci troviamo davanti, a cominciare da quella attualissima come il cambiamento climatico e l’innalzamento delle temperature, per passare alla crisi energetica aggravata dalla situazione geopolitica e alla perdita della biodiversità, sino a ciò che si porta dietro l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, servono figure professionali che sappiano individuare e progettare soluzioni compatibili appunto con uno sviluppo sostenibile. E che siano attenti anche a risvolti importanti come le pari opportunità e la coesione sociale.

Condividere gli obiettivi

Economia, società e ambiente sono i tre ambiti di ricerca del nuovo corso di studi, sino a oggi tante aziende (ed enti pubblici) hanno lanciato propri progetti ma non sarebbe più giusto avere un programma generale, omogeneo, con una strategia adeguata ai bisogni del territorio e rispettosa delle specificità e della storia delle singole imprese? «È importante - risponde Casanova - condividere obiettivi e una visione di lungo periodo, ma non esiste un modello valido per tutti. Il tessuto economico ticinese è composto da realtà molto diverse per dimensioni, settore e mercati. Servono quindi indirizzi comuni e un quadro di riferimento chiaro, lasciando però alle singole organizzazioni la flessibilità di individuare il percorso più adatto. La sostenibilità produce valore quando è integrata nella strategia e nella cultura dell’impresa, non quando si limita ad applicare soluzioni standard».

Progettare il cambiamento

La sfida, dunque, è stata lanciata. Ma, come spiega Angelo Bernasconi, fisico, attualmente Ceo dell’Ail, dopo essere stato professore e direttore dell’Istituto di sostenibilità applicata all’ambiente costruito della Supsi e in seguito Direttore del Dipartimento ambiente costruzioni e design, bisogna tenere conto che è «più difficile progettare modelli di sviluppo capaci di accompagnare la transizione sostenibile. Interpretare la complessità dei sistemi ambientali è fondamentale, ma progettare il cambiamento richiede un passo ulteriore: immaginare scenari futuri e integrare ambiente, economia e società, valutando rischi e opportunità. Comprendere la complessità è il punto di partenza; trasformarla in decisioni efficaci è la vera sfida».

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