Le trame della nuova Siria

Assad al Shaibani è l’uomo della tessitura. Come ministro degli Esteri del nuovo potere siriano, ha cucito in modo paziente quanto discreto una rete di relazioni impensabile fino a qualche anno. Al fianco del leader, Ahmed al Sharaa sta traghettando il paese verso sponde inedite e sarà il tempo a dire se la missione sarà un totale successo. Una prudenza legata al quadro difficile di uno stato uscito da un conflitto lunghissimo.
Sunnita, nato 39 anni fa, al Shaibani rappresenta senza dubbio una figura particolare. Lo racconta la sua biografia. Si iscrive all’università, Facoltà d’Arte, e ne esce nel 2009 con una laurea in letteratura britannica. Due anni dopo si unisce alla guerriglia ed è tra i fondatori di una fazione estremista, al Nusra, all’epoca fedele al qaedismo. Ma come spesso accade sulla via di Damasco, c’è una conversione. Il movimento cambia pelle e rompe con la casa madre per assumere una linea pragmatica. Una svolta dettata, secondo gli esperti, dai suggerimenti di due sponsor importanti: il Qatar e la Turchia. I due alleati incoraggiano questa componente della ribellione a trasformarsi in qualcosa di più «potabile» per gli occidentali e i regimi arabi, una presa di distanze per allontanarsi dall’arena dei tagliagole.
Al Shaibani si occupa dei media, svolge un ruolo di collegamento nella regione di Idlib tra la dirigenza politica e le unità combattenti. È in questa provincia che le brigate guidate da al Sharaa, allora noto come al Julani, hanno creato una enclave capace di tenere testa al regime, alle milizie sciite e ai bombardamenti dei russi. Non sono periodi facili, forti le spaccature tra i ribelli, molti i sospetti. Al Shaibani supera la tempesta e si fa trovare pronto quando l’opposizione conquista la capitale costringendo all’esilio il clan del dittatore Assad.
Riposta la mimetica, chiuso in un armadio il Kalashnikov il dirigente ribelle viene chiamato, da al Sharaa a dirigere la diplomazia. Siamo nel dicembre 2024 e non c’è tempo da perdere, lo Stato va ricostruito come vanno rimessi in piedi i rapporti con interlocutori quanto mai diffidenti. Al Shaibani non ama troppo le luci della ribalta, è molto attento nelle mosse. La prima visita è in Arabia Saudita - uno degli attori protagonisti -, poi lo troviamo al forum di Davos e in tante capitali.
Dialoga con gli americani, è al fianco di al Sharaa durante il summit con Donald Trump, corteggia gli europei, non chiude le porte neppure alla Russia nonostante le distruzioni e le vittime provocate in Siria dal contingente inviato dal Cremlino. Infatti, lo stesso al Sharaa sarà ricevuto da Vladimir Putin a Mosca.
La strategia punta ad una serie di obiettivi. Attirare investimenti, portare avanti collaborazioni a 360 gradi, presentare il paese quale partner credibile, ottenere supporto, evitare che i veleni del passato possano indebolire una realtà sottoposta a molte minacce. I nostalgici di Assad continuano a rappresentare un pericolo, c’è sempre il rischio di violenze settarie, lo Stato Islamico non è stato debellato, è continua la tensione con Israele che ha installato avamposti mentre nel sud imperversano i trafficanti di droga e nel nord pesa la questione curda. Basta poco per riappiccare un incendio.
Dialoga con gli americani, è al fianco di al Sharaa durante il summit con Donald Trump, corteggia gli europei, non chiude le porte neppure alla Russia nonostante le distruzioni e le vittime provocate in Siria dal contingente inviato dal Cremlino. Infatti, lo stesso al Sharaa sarà ricevuto da Vladimir Putin a Mosca.
