L'economia è in alto mare: «Il tempo perso ha un costo»

L’Istituto Oceanografico di Monaco, nell’iconico palazzo a picco sul mare fatto costruire nel 1910 dal Principe esploratore Alberto I, si erge sulle onde come un bastione. La sua storia leggendaria è infatti da più di un secolo protagonista della conoscenza e della protezione del mare. Dal 2025, in occasione della Conferenza ONU di Nizza, il suo ruolo è diventato ancora più incisivo nel coinvolgimento della finanza nell’economia blu. L’anno scorso, organizzato in anticipo di una settimana sull’UNOC 25, il Forum lanciato dall’Acquario e dalla Fondazione del Principe Alberto II ha fatto incontrare scienziati, biologi marini e oceanografi con importanti investitori istituzionali e del settore privato, per individuare delle linee guida che rendessero più efficace e concreta la discussione alla Conferenza di Nizza.
La prevenzione in mare
Quest’anno Monaco Blue Initiative ha accelerato il suo percorso dall’affermazione che l’oceano è un importante fattore di profitto economico alla dimostrazione che le soluzioni esistono e sono già attive, provando che la finanza blu funziona. Il Principe Alberto II ha aperto il Forum accompagnato dalla Principessa Charlene, che ha presentato a sua volta la fondazione creata da lei per sviluppare progetti dedicati all’educazione dei bambini sulla sicurezza in mare, la prevenzione dell’annegamento, lo sport e la protezione degli ecosistemi marini, soprattutto in Paesi costieri del sud globale che non hanno programmi per l’infanzia.
I rappresentanti dei 47 Paesi che hanno partecipato dal 27 al 29 maggio alle 20 sessioni del Blue Economy and Finance Forum (BEFF), erano riuniti intorno a tavoli rotondi che hanno sostituito le classiche poltroncine rosse della sala conferenze dell’Acquario. Jennifer Nordquist, vicedirettrice dell’Organizzazione del Commercio mondiale, ha aperto la sessione sulla governance e il finanziamento in un mondo frammentato, con un focus sull’implementazione del trattato internazionale sull’alto mare, il cosiddetto BBNJ, che ha raggiunto la firma di oltre 70 Paesi.
Una azione di conservazione
Nel panel che discuteva di come inserire l’ecologia nel discorso finanziario, il rappresentante della banca francese Crédit Agricole ha annunciato la creazione del fondo Amundi integralmente dedicato al capitale naturale, finanziando progetti di conservazione e ripristino dell’ambiente. Valerie Hickey della Banca Mondiale, parlando dei «blue bonds» nota che gli indicatori della performance mostrano buoni risultati. «L’economia blu crea milioni di posti di lavoro, e questo è il magnete che attrae i capitali» afferma. Durante la pausa caffè il Ministro del mare e della pesca del Gabon Aimé Massamba racconta che i blue bonds sono efficaci per la lotta alla pesca illegale lungo gli 800 km di costa africana del suo Paese sull’ Atlantico, un tratto di mare ricco di tonni albacore, molto pregiati. «Si tratta di una strategia per la sicurezza e la sovranità, dati i frequenti sconfinamenti del Congo», afferma. Samyra Orianne, responsabile finanziaria che gestisce il «nature swap for debt» firmato nel 2024 dal Gabon con garanzia di una banca americana del Delaware, spiega il meccanismo che converte il debito in investimenti per la protezione del mare. «L’azione di conservazione ha previsto una ripartizione in zone protette, come l’«operazione albacore» di divieto della pesca dei tonni nel periodo di riproduzione, da giugno a settembre, pattugliata da Sea Shepherd, zone di pesca e zone adibite o interdette allo sfruttamento petrolifero».
«Non un rischio, un’opportunità»
Con Harriet Harden Davis, scienziata che dirige la Nippon Foundation- University of Edinburgh Ocean Voices Programme, parliamo dell’applicazione del trattato sulle acque internazionali BBNJ. «Ora siamo nella fase di preparazione di COP 27 di gennaio, dove verranno prese delle decisioni sulle procedure dell’implementazione, sull’intervento finanziario e la gestione scientifica delle risorse genetiche marine che interessano all’industria farmaceutica, cosmetica e manifatturiera. L’importante è la condivisione dei risultati delle ricerche e della capacità di trasferire le tecnologie» osserva.
Un tema critico dibattuto al Forum riguarda la trasformazione dell’industria marittima, che opera su cicli lunghi e deve adattare gli asset esistenti alle innovazioni, come la propulsione a vento, i biocarburanti o la navigazione con IA, per dirigersi verso una riduzione delle emissioni. I porti possono elettrificare le operazioni, mentre il traffico navale deve considerare l’impatto sulla biodiversità marina. Una sessione è infine dedicata alla sicurezza alimentare delle popolazioni che derivano dal mare il loro apporto proteico. «Solo la decisione di agire sta tra l’oceano e il capitale che gli serve e non è una decisione neutrale» afferma il Principe Alberto II a conclusione dei lavori. «Il costo dell’attesa è documentato, sta crescendo e sarà pagato da chi verrà dopo di noi. Voglio essere chiaro. Non vi chiedo se si possa investire nell’oceano. Vi chiedo di investire nell’oceano per ciò che è realmente: non un rischio da gestire, ma l’opportunità che definisce il nostro tempo».