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L'economia svizzera tiene botta

Cresce più di quella europea, e anche il Pil pro capite continua ad aumentare - Nonostante il contesto non sia certo dei migliori
©Chiara Zocchetti
Lino Terlizzi
07.03.2026 14:29

I dati complessivi sin qui disponibili confermano il buon grado di resilienza dell’economia svizzera. Con un contesto internazionale segnato in misura non secondaria da scontri geopolitici, guerre, vicenda dei dazi americani, anche la crescita economica elvetica non può ovviamente marciare a pieno ritmo, ma la tenuta di fondo c’è ed è superiore a quella di altre economie sviluppate. Nel valutare l’andamento elvetico, oltre che del rallentamento economico mondiale bisogna tener conto anche del fatto che la Svizzera ha già un Prodotto interno lordo (PIL) elevato in rapporto alle dimensioni del Paese e che quindi il suo possibile ritmo di crescita ulteriore trova limiti oggettivi.

La crescita economica

Le cifre della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) indicano che il PIL svizzero è cresciuto dell’1,4% nel 2025, dopo l’1,2% del 2024. Si tratta di valori destagionalizzati e al netto degli eventi sportivi (la Svizzera è sede di organizzazioni dello sport mondiale). Sempre la SECO indica che l’Eurozona è cresciuta dell’1,5% nel 2025, dopo lo 0,9% del 2024. La sola Germania ha registrato uno 0,3% per l’anno scorso, dopo il -0,5% dell’anno precedente. La Francia ha avuto 0,9% nel 2025 e 1,1% nel 2024, l’Italia rispettivamente 0,7% e 0,5%. Infine, gli Stati Uniti hanno registrato un 2,2% l’anno scorso, dopo un 2,8% l’anno precedente.

La Svizzera nel difficile biennio 2024-25 dunque non solo ha evitato recessioni ma è anche cresciuta nel complesso sia più dell’Eurozona nel suo insieme, sia più di ciascuna delle tre maggiori economie di quest’ultima. Quanto agli USA, il loro ritmo di crescita resta superiore a quello dell’Europa, Svizzera inclusa, ma occorre tener presente il marcato rallentamento che hanno avuto nel 2025. Si tratta di un’ulteriore conferma del fatto che dazi e protezionismo colpiscono non solo chi li subisce ma anche chi li attua. Da notare che il già alto PIL pro capite della Svizzera (PIL nominale diviso per il numero di abitanti) è salito nel 2025, a 114 mila dollari USA. Questa cifra pone ancora una volta la Svizzera sopra gli Stati Uniti che sono a 90 mila, l’Eurozona che è a 50 mila, la Germania che è a 60 mila, la Francia che è 49 mila e l’Italia che è a 43 mila.

Il franco forte

Tra le ragioni della buona tenuta economica di fondo della Svizzera ci sono la stabilità e la coesione del Paese e la diversificazione dell’economia elvetica, che può contare su rami consistenti sia nell’industria, sia nei commerci, sia nella finanza. Nel corso del 2025 gli investimenti in beni di equipaggiamento e in costruzioni sono calati, ma i consumi delle famiglie e delle Amministrazioni pubbliche sono saliti e le esportazioni di beni e servizi sono nonostante tutto cresciute; le importazioni di servizi non sono salite, sono cresciute invece le importazioni di beni.

L’andamento dell’export e dell’import ci porta al discorso del franco, moneta molto forte. L’affidabilità del Sistema Paese Svizzera, la resilienza della sua economia, la rilevanza della sua piazza finanziaria, il suo indebitamento pubblico molto basso, sono tutti fattori che spingono il franco, visto da una parte degli investitori come un rifugio. Il franco alto crea alcuni ostacoli in più all’export, questo è vero, bisogna però anche dire che le imprese elvetiche hanno mostrato grandi capacità di adattamento e che molte tra loro hanno continuato a puntare su beni e servizi ad alto valore aggiunto, meno soggetti all’effetto valutario. Il franco forte d’altro canto rende meno caro l’import, contribuendo così a tenere molto bassa l’inflazione in Svizzera: 0,2% la media del 2025, dopo l’1,1% del 2024. Per la cronaca, il mese scorso il rincaro è stato dello 0,1%. Inflazione bassa significa, occorre ricordarlo, maggiori certezze sia per i consumi sia per gli investimenti.

Il mercato del lavoro

La disoccupazione in Svizzera subisce alcuni aumenti causati purtroppo dalle incertezze economiche della fase, ma resta nel complesso contenuta. Secondo i criteri dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), il tasso medio elvetico è stato del 5% nel quarto trimestre del 2025, contro il 6,1% dell’Eurozona nello stesso periodo. Il metodo ILO è basato su indagini via internet e telefono, con cadenza appunto trimestrale. I dati della SECO sono invece mensili e si basano direttamente sui disoccupati iscritti agli uffici di collocamento. La SECO indica una media di disoccupazione del 2,8% nel 2025, dopo il 2,4% del 2024. Per la cronaca, il tasso è stato del 3,2% il mese scorso. Vedremo nelle prossime settimane quali nuove previsioni per il 2026 (anche a fronte del nuovo conflitto USA-Iran) farà la SECO su crescita, inflazione, disoccupazione. Intanto occorre prender atto della resilienza elvetica sin qui confermata.

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