L'effetto «wow» di Art Basel

La prima sensazione è quella di essere travolti. Non da una singola opera, ma da una concentrazione di persone, energia e aspettative difficile da trovare altrove. Nei corridoi di Art Basel si procede lentamente, a volte quasi a fatica, e siamo solo al preview. Davanti agli stand delle grandi gallerie internazionali - Gagosian, Hauser & Wirth, Pace, David Zwirner - la folla è così fitta che in alcuni momenti diventa complicato persino avvicinarsi alle opere. No, non è semplice curiosità. Tra quella moltitudine di persone si muovono collezionisti, direttori di musei, artisti, consulenti, critici e appassionati arrivati da ogni parte del mondo.
La familiarità
In un’epoca in cui qualsiasi immagine è disponibile in pochi secondi sullo schermo di un telefono, la scena appare quasi controcorrente. Migliaia e migliaia di persone viaggiano fino a Basilea per vedere dal vivo ciò che potrebbero osservare online. Eppure è proprio qui che si nasconde il segreto della più importante fiera d’arte del mondo. Perché l’arte, quella grande, continua a essere un’esperienza fisica. Lo si capisce quando ci si trova davanti a un Picasso. O a un Basquiat. O a un Warhol. Nomi che appartengono ormai all’immaginario collettivo, talmente presenti nei libri, nei cataloghi e nelle riproduzioni da sembrare quasi familiari. Ma la familiarità svanisce nel momento in cui l’opera appare davanti agli occhi. Le dimensioni reali, la materia, la superficie della tela, la profondità dei colori restituiscono qualcosa che nessuna fotografia su uno schermo riesce a trasmettere.
Oltre le pareti di un museo
Ad Art Basel la storia dell’arte non è custodita dietro le pareti di un museo. Cammina accanto ai visitatori. Si manifesta a pochi metri di distanza. E conserva intatta la capacità di sorprendere.
Poi si arriva a Unlimited. Ed è qui che la visita cambia completamente prospettiva. Se il resto della fiera rappresenta il meglio del mercato internazionale, Unlimited ne rappresenta soprattutto l’ambizione. È una sezione senza paragoni nel panorama fieristico mondiale, pensata per accogliere opere che non potrebbero esistere all’interno di uno stand tradizionale. Installazioni monumentali, sculture gigantesche, ambienti immersivi e lavori di scala museale trasformano il visitatore da osservatore a partecipante. Le opere non si guardano soltanto. Si attraversano. Ci si trova a camminare dentro spazi creati dagli artisti, ad alzare lo sguardo verso lavori che sembrano perfino sfidare le proporzioni dell’edificio che li ospita. È un’esperienza che ricorda come l’arte possa ancora stupire attraverso la sua presenza fisica, attraverso la relazione diretta tra il corpo dello spettatore e l’opera. È un «effetto wow» di cui ha senz’altro bisogno anche l’arte, uno «show off» che si riverbera in Rete e sui social. In fondo, Unlimited rappresenta la risposta più convincente all’epoca digitale. Esistono lavori che non possono essere compressi in un’immagine da condividere sui social, né ridotti alle dimensioni di uno schermo. Per essere compresi richiedono spazio, tempo e presenza. Forse è anche per questo che Art Basel continua a occupare una posizione unica nel mondo dell’arte contemporanea. E la vera sorpresa è che tutto questo accada a Basilea.
Un marchio esteso ovunque
Mentre l’economia globale si concentra nelle grandi metropoli e mentre il marchio Art Basel si è esteso con successo a Miami Beach, Hong Kong, Parigi e al Qatar, il centro simbolico del sistema resta qui, sulle rive del Reno, in una città che non arriva a duecentomila abitanti. A prima vista sembra un’anomalia. In realtà è la dimostrazione che l’autorevolezza culturale non segue necessariamente la geografia del potere economico. Basilea ha costruito nel tempo qualcosa che nessuna strategia di espansione internazionale può replicare: una reputazione. Qui si incontrano i più importanti collezionisti del mondo, i direttori dei grandi musei, le gallerie più influenti e gli artisti destinati a segnare il futuro. Per una settimana all’anno la città diventa il centro gravitazionale dell’arte contemporanea.
Il valore aggiunto della reputazione
Tutto il mondo viene qui. E osservando le folle davanti agli stand più prestigiosi, l’emozione di trovarsi di fronte a capolavori che hanno segnato la storia dell’arte e la potenza spettacolare di Unlimited, si comprende che il successo di Art Basel non dipende soltanto dal mercato. Dipende dalla sua capacità di offrire qualcosa che il mondo digitale non è ancora riuscito a sostituire: l’esperienza irripetibile della presenza.
È una lezione che vale per l’arte, ma forse anche per il nostro tempo.
