L'estate al tempo della guerra: «Ai ticinesi resta la voglia di viaggiare»

Il primo choc lo si è avuto agli inizi di marzo, con le immagini girate all’interno dall’aeroporto internazionale Zayed di Dubai: fumo denso tra i terminal, detriti e sirene assordanti mentre migliaia di passeggeri fuggivano in preda al panico dai gate. I droni iraniani, come rivelato poco dopo dall’emittente qatariota Al Jazeera, avevano colpito «l’aeroporto più sicuro del mondo» come veniva spesso chiamato l’Hub mediorientale. A sei settimane dall’attacco, le autorità assicurano che pian piano Dubai sta tornando nella normalità, ma il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran non permette di viaggiare con il cuore leggero nei paesi del Medio Oriente.
«Chiusure di porzioni di spazio aereo, restrizioni operative e deviazioni di rotta hanno colpito la funzione di hub del Golfo e, per effetto a catena, i flussi verso l’Asia e non solo» spiega Cristina Mottironi, docente di Economia e Gestione delle Destinazioni Turistiche all’università Bocconi. I viaggi a lungo raggio verso Oriente hanno subito importanti ripercussioni, dato che fino a fine di febbraio, dagli hub dei paesi coinvolti indirettamente dalla guerra, come Quatar e Emirati Arabi, transitavano milioni di passeggeri ogni giorno.
L’attacco all’Iran ha inoltre generato un effetto secondario preoccupante per l’economia, in particolare l’industria del turismo: una crisi energetica che rischia di compromettere molte attività.
Cherosene con il contagocce
Il carburante distribuito con il contagocce a causa del conflitto, provocando tagli ai rifornimenti negli aeroporti, ai voli internazionali e ai tour crocieristici, mettendo in allerta l’Unione europea.
In occasione della recente riunione d’emergenza, il commissario UE per l’Energia Dan Jørgensen l’ha detto in modo chiaro: «Più si riesce a risparmiare petrolio, e in particolare in carburante per aerei, meglio è». A Berna stessa musica: nei giorni scorsi il portavoce dell’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico (UFAE) ha dichiarato al Corriere del Ticino che le scorte di benzina, gasolio e olio per il riscaldamento in Svizzera sono al momento sufficienti per i prossimi quattro mesi e mezzo. Quelle di cherosene invece, necessario per far volare gli aerei, coprono i prossimi tre mesi: a partire da agosto potrebbero esserci problemi, dunque, se i problemi allo stretto di Hormuz non dovessero risolversi.
Alcune compagnie aeree hanno già reagito, aumentando i prezzi dei biglietti aerei e cancellando tratte diventate costose. E tra i viaggiatori c’è chi sta correndo ai ripari, raggiungendo paesi vicini con mezzi alternativi, come i treni.
Viaggiare, comunque
Già perché malgrado l’incertezza, la voglia di viaggiare persiste. Una tendenza confermata da Sonia Viviani di Travel Circle, l’agenzia di viaggi che ha sede a Lugano. «Le cancellazioni sono aumentate all’inizio di marzo, in concomitanza con l’inizio della crisi mediorientale – spiega la CEO dell’agenzia - soprattutto quelle legate alle partenze di Pasqua. A sei settimane di distanza, possiamo dire che le cancellazioni sono ormai rare. C’è piuttosto la curiosità di capire quali paesi visitare in alternativa». Sud America, gli Stati Uniti, il Canada, l’Oceania, la Cina, l’Africa australe e, naturalmente, Europa e Svizzera. Il mondo per fortuna è ancora grande, anche se chi sceglierà di volare dovrà fare i conti con molta probabilità, visto appunto lo scenario di tensioni che avranno bisogno di tempo per stabilizzarsi, con l’aumento dei prezzi e le cancellazioni dei voli. «La difficoltà per le agenzie ora è di riproteggere la clientela rispetto alle compagnie aeree che si appoggiavano sugli hub internazionali vicini al conflitto».
Cosa significa, questo, nel concreto? «Riproteggere il volo significa cercare un’altra compagnia aerea in grado di sostituire la tratta prenotata e quotata, portando il passeggero a destinazione. È innegabile che, in questo momento di grande incertezza su più fronti, organizzare voli sia la sfida più complessa. I viaggi fai da te organizzati sulle piattaforme online, in questo momento, rischiano di costare molto caro ai viaggiatori», conclude Sonia Viviani.
