L'intervista

«L'IA si valorizza mettendo insieme tecnica e cultura»

Emanuele Carpanzano racconta il progetto di Prem AI, startup di Lugano che guarda al mondo
©Gabriele Putzu
Raffaella Castagnola
27.09.2026 15:00

Prem SA è nata nel 2024 e ha trovato sede a Lugano. Chi si affaccia negli ex spazi di un’agenzia di viaggi trova oggi una piccola Silicon Valley, un vivace crocevia di culture e competenze, il cui minimo comun denominatore - oltre alla lingua franca dell’inglese - è l’energia e l’entusiasmo per la nuova sfida. Nel team c’è anche un ricercatore che per Prem segue progetti di ricerca e sviluppo all’avanguardia per le applicazioni di Sovereign AI, la principale attività di Prem. Un’azienda che ha fatto di tre parole la propria bandiera: privata, verificabile, sovrana. Ma lasciamo che sia Emanuele Carpanzano, direttore scientifico di questa innovativa start-up, già direttore della ricerca ed oggi ancora docente presso la SUPSI, a raccontarci come è nata la società e cosa si propone di realizzare. Gli abbiamo chiesto di spiegare gli obiettivi del progetto, ma anche di riflettere sui temi a noi cari, ossia il rapporto tra scienza e cultura, tra sapere scientifico e umanistico.

Da dove ha tratto origine Prem AI e cosa si prefigge?
«Prem nasce da una convinzione semplice ma cruciale: l’IA è la tecnologia a maggiore impatto del nostro tempo, ed essa deve potere essere usata, governata e verificata dalle organizzazioni e dalle persone che la adottano. Da qui l’obiettivo di Prem: costruire un’intelligenza artificiale sovrana, cioè privata, verificabile e in grado di generare valore nel tempo. Privata, perché i dati restano sotto il controllo di chi li possiede. Verificabile, perché si può controllare l’intero flusso di dati e di calcolo. Cumulativa, perché ogni utilizzo migliora la conoscenza invece di disperderla. La tecnologia più utile è quella al servizio delle persone e delle organizzazioni, ed è questo che vogliamo realizzare: un’intelligenza privata, accessibile e al servizio di tutti».

Che tipologia di prodotti sviluppate e a chi sono rivolti?
«La tecnologia di Prem si basa su due livelli. Una infrastruttura su cui costruire applicazioni senza che i dati lascino mai l’ambiente protetto. Una piattaforma su cui agenti IA privati lavorano in modo autonomo ma sempre sotto controllo umano. A questi due livelli si aggiunge la capacità di personalizzare i modelli sui propri dati. Le organizzazioni cui ci rivolgiamo sono quelle che trattano dati sensibili e operano in settori altamente regolati: sanità, servizi finanziari, pubblica amministrazione».

Puoi anticipare qualcosa sui vostri obiettivi di crescita e sul vostro posizionamento?
«Intendiamo sviluppare le nostre soluzioni e offrirle a un numero crescente di organizzazioni, investendo sia nelle risorse umane e nella ricerca, sia nella capacità di calcolo e di fornire soluzioni dedicate. Il mercato è globale, ma la nostra base per la ricerca, lo sviluppo e il calcolo è la Svizzera, e in particolare il Ticino: una scelta di posizionamento, prima ancora che logistica. Puntiamo a offrire l’intera filiera - dall’infrastruttura cifrata agli agenti - con particolare attenzione a chi opera in settori altamente regolati. Altre aziende operano in questi ambiti, ma l’offerta completa, dal calcolo agli agenti, gestita e custodita in Svizzera, è oggi un elemento distintivo».

Quali sono le linee di ricerca più importanti per il futuro dell’IA secondo Prem?
«La ricerca è il cuore di Prem, e si muove lungo due direttrici che si rafforzano a vicenda. La prima è la tutela della privacy: ove l’obiettivo è che un’organizzazione possa usare l’IA sui propri dati più sensibili con garanzia di privacy e confidenzialità. La seconda direttrice è la trasparenza e la verificabilità: vogliamo che l’IA non sia una scatola nera. Sono le due facce della stessa medaglia: la sovranità. Chi usa l’IA deve poterla controllare, capire e verificare».

Infine: nel nostro cannocchiale abbiamo parlato delle materie umanistiche e dell’importanza del ragionamento critico per gestire un domani efficacemente lo sviluppo dell’IA. In un certo senso la tecnologia, o almeno parte di essa, potrebbe diventare una commodity, mentre sarà più importante essere capaci di porsi le domande giuste. Qual è la tua posizione?
«Condivido questa riflessione, e mi piace l’immagine del Bibliotecario dell’Arcimboldo che avete scelto per il cannocchiale: un volto interamente composto di libri, nato dall’intreccio di saperi diversi. È una ottima immagine per il futuro: l’IA potrà essere valorizzata al meglio se a guidarla c’è una conoscenza che unisce tecnica e cultura. La tecnologia, l’IA in particolare, sta diventando una commodity: il «come» sarà sempre più accessibile. Ma il «perché» e il «cosa chiedere» restano umani. Via via che l’IA diventa più capace, cresce il valore di capire come usarla - ed è in misura importante il territorio delle discipline umanistiche: linguistica, letteratura, filosofia. Saper porre le domande giuste, avere senso critico, conoscere il proprio dominio: è lì che si determina se l’IA viene usata efficacemente. Come il volto del Bibliotecario nasce dall’unione di saperi diversi, anche il futuro dell’IA si giocherà in questa intersezione vitale: capire le tecnologia e disporre delle competenze umanistiche per utilizzarla con efficacia e consapevolezza. Il futuro dell’IA non lo scriveranno solo i tecnici che la sviluppano, ma coloro che sapranno usarla al meglio, facendo le domande giuste e interpretandone le risposte con cognizione di causa».

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