«L'IA si valorizza mettendo insieme tecnica e cultura»

Prem SA è nata nel 2024 e ha trovato sede a Lugano. Chi si affaccia negli ex spazi di un’agenzia di viaggi trova oggi una piccola Silicon Valley, un vivace crocevia di culture e competenze, il cui minimo comun denominatore - oltre alla lingua franca dell’inglese - è l’energia e l’entusiasmo per la nuova sfida. Nel team c’è anche un ricercatore che per Prem segue progetti di ricerca e sviluppo all’avanguardia per le applicazioni di Sovereign AI, la principale attività di Prem. Un’azienda che ha fatto di tre parole la propria bandiera: privata, verificabile, sovrana. Ma lasciamo che sia Emanuele Carpanzano, direttore scientifico di questa innovativa start-up, già direttore della ricerca ed oggi ancora docente presso la SUPSI, a raccontarci come è nata la società e cosa si propone di realizzare. Gli abbiamo chiesto di spiegare gli obiettivi del progetto, ma anche di riflettere sui temi a noi cari, ossia il rapporto tra scienza e cultura, tra sapere scientifico e umanistico.
Da dove
ha tratto origine Prem AI e cosa si prefigge?
«Prem
nasce da una convinzione semplice ma cruciale: l’IA è la tecnologia a maggiore
impatto del nostro tempo, ed essa deve potere essere usata, governata e
verificata dalle organizzazioni e dalle persone che la adottano. Da qui
l’obiettivo di Prem: costruire un’intelligenza artificiale sovrana, cioè
privata, verificabile e in grado di generare valore nel tempo. Privata, perché
i dati restano sotto il controllo di chi li possiede. Verificabile, perché si
può controllare l’intero flusso di dati e di calcolo. Cumulativa, perché ogni
utilizzo migliora la conoscenza invece di disperderla. La tecnologia più utile
è quella al servizio delle persone e delle organizzazioni, ed è questo che
vogliamo realizzare: un’intelligenza privata, accessibile e al servizio di
tutti».
Che
tipologia di prodotti sviluppate e a chi sono rivolti?
«La
tecnologia di Prem si basa su due livelli. Una infrastruttura su cui costruire
applicazioni senza che i dati lascino mai l’ambiente protetto. Una piattaforma
su cui agenti IA privati lavorano in modo autonomo ma sempre sotto controllo
umano. A questi due livelli si aggiunge la capacità di personalizzare i modelli
sui propri dati. Le organizzazioni cui ci rivolgiamo sono quelle che trattano
dati sensibili e operano in settori altamente regolati: sanità, servizi finanziari,
pubblica amministrazione».
Puoi
anticipare qualcosa sui vostri obiettivi di crescita e sul vostro
posizionamento?
«Intendiamo
sviluppare le nostre soluzioni e offrirle a un numero crescente di
organizzazioni, investendo sia nelle risorse umane e nella ricerca, sia nella
capacità di calcolo e di fornire soluzioni dedicate. Il mercato è globale, ma
la nostra base per la ricerca, lo sviluppo e il calcolo è la Svizzera, e in
particolare il Ticino: una scelta di posizionamento, prima ancora che
logistica. Puntiamo a offrire l’intera filiera - dall’infrastruttura cifrata
agli agenti - con particolare attenzione a chi opera in settori altamente
regolati. Altre aziende operano in questi ambiti, ma l’offerta completa, dal
calcolo agli agenti, gestita e custodita in Svizzera, è oggi un elemento
distintivo».
Quali
sono le linee di ricerca più importanti per il futuro dell’IA secondo Prem?
«La
ricerca è il cuore di Prem, e si muove lungo due direttrici che si rafforzano a
vicenda. La prima è la tutela della privacy: ove l’obiettivo è che
un’organizzazione possa usare l’IA sui propri dati più sensibili con garanzia
di privacy e confidenzialità. La seconda direttrice è la trasparenza e la
verificabilità: vogliamo che l’IA non sia una scatola nera. Sono le due facce
della stessa medaglia: la sovranità. Chi usa l’IA deve poterla controllare,
capire e verificare».
Infine:
nel nostro cannocchiale abbiamo parlato delle materie umanistiche e
dell’importanza del ragionamento critico per gestire un domani efficacemente lo
sviluppo dell’IA. In un certo senso la tecnologia, o almeno parte di essa,
potrebbe diventare una commodity, mentre sarà più importante essere capaci di
porsi le domande giuste. Qual è la tua posizione?
«Condivido
questa riflessione, e mi piace l’immagine del Bibliotecario dell’Arcimboldo che
avete scelto per il cannocchiale: un volto interamente composto di libri, nato
dall’intreccio di saperi diversi. È una ottima immagine per il futuro: l’IA
potrà essere valorizzata al meglio se a guidarla c’è una conoscenza che unisce
tecnica e cultura. La tecnologia, l’IA in particolare, sta diventando una
commodity: il «come» sarà sempre più accessibile. Ma il «perché» e il «cosa
chiedere» restano umani. Via via che l’IA diventa più capace, cresce il valore
di capire come usarla - ed è in misura importante il territorio delle
discipline umanistiche: linguistica, letteratura, filosofia. Saper porre le
domande giuste, avere senso critico, conoscere il proprio dominio: è lì che si
determina se l’IA viene usata efficacemente. Come il volto del Bibliotecario
nasce dall’unione di saperi diversi, anche il futuro dell’IA si giocherà in
questa intersezione vitale: capire le tecnologia e disporre delle competenze
umanistiche per utilizzarla con efficacia e consapevolezza. Il futuro dell’IA
non lo scriveranno solo i tecnici che la sviluppano, ma coloro che sapranno
usarla al meglio, facendo le domande giuste e interpretandone le risposte con
cognizione di causa».