L’importanza di essere franco

Anni fa la rivista italiana di geopolitica Limes dedicò uno dei suoi Quaderni Speciali alla Confederazione elvetica, con il titolo «L’importanza di essere Svizzera », a cui chi scrive contribuì nel capitolo economico. La pubblicazione fece emergere un quadro di luci e ombre, di buone posizioni e di problemi, in cui però fu abbastanza evidente il perdurare di una forza di fondo del Sistema Paese. Riferendosi alla moneta elvetica, si potrebbe oggi parafrasare quel titolo. L’importanza del franco è data dal permanere della sua forza, che ha dato e dà alla Svizzera molti vantaggi e alcuni svantaggi. La buona notizia di questi mesi è che il franco pur rimanendo forte ha smesso per ora di salire e dunque sta permettendo di mantenere i lati positivi limitando al tempo stesso quelli negativi.
Un equilibrio che aiuta
Tra i vantaggi principali della moneta forte ci sono il minor costo effettivo delle importazioni, il contributo ad una bassa inflazione, la tendenza a tassi di interesse ridotti. Ricordiamo che la Svizzera, pur in un periodo come questo di rialzi di molti prezzi a livello internazionale, ha registrato in luglio un’inflazione limitata allo 0,4%; il tasso di riferimento sul franco, stabilito dalla Banca nazionale svizzera (BNS), è da più di un anno allo 0%. Tra gli svantaggi principali della moneta forte c’è il maggior costo effettivo delle esportazioni, nel caso elvetico chi compra dall’estero deve fare i conti con il super franco. Intendiamoci, l’export svizzero, basato in larga misura su beni ad alto valore aggiunto, ha saputo comunque difendersi bene in passato. Ma una moneta non esageratamente forte aiuta. E ora appunto un po’ di aiuto c’è, visto che il franco nell’ultimo anno è rimasto in sostanza stabile sulle due valute maggiori, euro e dollaro USA.
Vediamo le cifre. Mercoledì scorso in serata il cambio dell’euro era ancora nella fascia 0,93-0,94 franchi, con un guadagno annuo minimo della moneta unica europea (+0,3% circa); al di là di inevitabili oscillazioni (con un minimo a 0,89 e un massimo a 0,94), negli ultimi dodici mesi il quadro nel complesso è stato di stabilità. Il dollaro USA dal canto suo era attorno a 0,80 franchi, pure con un guadagno annuo minimo del biglietto verde (+0,2% circa); anche qui, al di là di oscillazioni abbastanza prevedibili (minimo a 0,76 e massimo a 0,82) lo scenario complessivo nell’ultimo anno è stato di stabilità. Dopo una ascesa molto lunga, il franco si è fermato, attestandosi su livelli alti ma lasciando qualche spazio a euro, dollaro e altre valute, evitando così di assumere una forza spropositata.
La linea di freno attuata dalla BNS, che in altre fasi aveva avuto poco successo, questa volta pare aver ottenuto qualcosa di più. Da una parte gli acquisti di valute estere e dall’altra parte l’abbassamento del tasso di riferimento allo 0%, senza tornare sin qui ai problematici tassi negativi, sembrano aver contribuito allo stop all’ascesa del franco. Anche i movimenti degli investitori legati al carry trade, cioè al prendere a prestito una valuta a tassi molto bassi (come franco o yen) per poi investire in valute a tassi più alti, sin qui paiono aver assecondato il quadro. Naturalmente, è legittimo chiedersi sino a quando questo stop del franco potrà durare e se, una volta finita questa fase di stabilità, la moneta elvetica riprenderà l’ascesa oppure scenderà. Quest’ultima ipotesi appare azzardata in linea di tendenza. Al di là di eventuali ribassi temporanei, il trend di fondo del franco pare restare infatti al rialzo. Il punto è che, una volta ripresa l’ascesa, questa sia molto moderata e graduale, in modo da non frenare troppo l’export.
I tasselli del quadro
Ci sono molti fattori dietro il valore alto del franco. Tra questi, il buon grado di funzionamento del Sistema Paese, la tenuta dell’economia elvetica ( la stima flash di una crescita dell’1,5% nel secondo trimestre 2026 è tra l’altro un’ulteriore conferma), il saldo commerciale positivo, un indebitamento pubblico tra i più bassi. Questi fattori con ogni probabilità continueranno a sostenere il franco. C’è poi il discorso delle tensioni geopolitiche (anche guerre, purtroppo) e delle incertezze economiche, che quando salgono spingono gli investitori a cercare di più i beni rifugio, tra i quali secondo molti c’è anche il franco. Molte analisi indicano che sono in prevalenza gli investitori internazionali a richiedere il franco, altre indicano invece che si tratta in realtà soprattutto di investitori svizzeri, privati o istituzionali. Comunque sia, si vedrà se le tensioni geopolitiche torneranno o no a spingere molto il franco, dopo lo stop di questi mesi favorito dalla BNS. Una certa stabilità della moneta, come l’attuale, sarebbe preferibile. Resta come sempre difficile pensare a cadute in serie del franco.
