Il ritratto

Luca Cena: il libraio antiquario più famoso dei social

I segreti del mondo di carta che uniscono presente e futuro: «Dovete sfogliarli questi libri antichi perché, vi assicuro, vi innamorerete»
©Letizia Toscano
Matteo Generali
07.11.2026 09:10

Trecentomila follower, libri antichi, dediche dimenticate e perfino liste della spesa scritte sulle pagine della Divina Commedia. Luca Cena, classe 1985, torinese, può essere raccontato anche così.
Figlio di librai antiquari, da qualche anno è diventato un volto conosciuto sui social.
Cena parla di libri vecchi di secoli, prime edizioni introvabili, manoscritti e trattative per acquistare volumi che possono valere migliaia di euro. Argomenti apparentemente lontanissimi dall’universo di TikTok e Instagram, ma capaci di attirare centinaia di migliaia di persone. Soprattutto giovani.

Questione di famiglia

Come? «Me lo sono chiesto anch’io, onestamente. Siamo abituati a vedere altri tipi di contenuti, ma quello che mi ha stupito è stato proprio il riscontro dei ragazzi più giovani. Sono stati loro a darmi il primo riscontro positivo. Pensavo di rivolgermi a una fascia d’età molto più alta e invece ho scoperto che i giovani erano affascinati da un oggetto che conoscevano poco o per nulla».
La storia di Cena comincia ben prima dei social. Più precisamente tra gli scaffali della libreria antiquaria Il Cartiglio, fondata dai genitori a Torino. Nonostante questa familiarità, inizialmente sceglie un’altra strada. Studia Giurisprudenza, si laurea e svolge un anno di pratica legale. Quanto basta per capire che la professione di avvocato non fa per lui.
Nel 2010 torna ai libri, lavorando nell’attività di famiglia. Nove anni più tardi, insieme alla madre Elsie, apre White Lands Rare Books, nel centro di Torino. Un luogo in cui convivono libri antichi, curiosità bibliografiche e oggetti insoliti. Ma anche un’attività che, come tutto il settore, deve confrontarsi con un mondo profondamente cambiato.
Quindi la svolta. Nel 2023, decide di portare il mestiere del libraio antiquario sui social. Mostra libri, racconta le loro storie e registra le trattative d’acquisto con i proprietari.
Un linguaggio immediato per parlare di oggetti che hanno attraversato mezzo millennio: «Il libro antico è uno strumento affascinante, capace di innescare curiosità. Credo che i miei contenuti abbiano risposto al desiderio dei ragazzi di scoprire qualcosa di diverso, di avvicinarsi alla storia e all’antichità. Non utilizzo termini accademici, ma cerco comunque di mantenere un tono divulgativo, utilizzando il loro linguaggio e andando a incontrarli dove trascorrono il tempo: sui social».

Le trattive filmate

Questa popolarità, tuttavia, non si è necessariamente trasformata in un’esplosione delle vendite: «Sapevo che non avrebbe necessariamente portato a una crescita degli affari».
Cambiamenti negli acquirenti? «Sono sostanzialmente quelli di quattro o cinque anni fa. Certo, se presento una prima edizione del Signore degli Anelli, posso incuriosire qualche giovane, ma si tratta di una percentuale molto bassa. Il mio intento è far conoscere i libri, indipendentemente dal fatto che qualcuno poi decida di comprarli».
Eppure, dietro ogni volume, rimane una valutazione economica: un libro vecchio non è automaticamente un libro prezioso. Contano la rarità, l’edizione, lo stato di conservazione, la provenienza e il mercato.
Internet, paradossalmente, ha complicato le cose: chi trova un volume in soffitta può cercarlo online, ma spesso confonde il prezzo richiesto dal venditore con il suo effettivo valore: «Chi mi contatta ha quasi sempre già fatto una ricerca e arriva con aspettative superiori alla realtà. Magari vede lo stesso titolo proposto a mille, tremila e cinquemila euro e, comprensibilmente, vorrebbe cinquemila. Il mio compito è spiegare perché due libri apparentemente identici possano avere valori completamente diversi».
E gli errori? «È capitato di pagare troppo un libro: l’entusiasmo dell’appassionato frega tutti, anche me».

Pokémon e Rolex

D’altra parte, il collezionismo librario ha dinamiche particolari. Non è il mondo degli orologi di lusso o delle carte Pokémon, dove il possesso di un oggetto può diventare uno status symbol da esibire. Chi colleziona libri antichi segue passioni personali, lontane dalle mode.
«È un collezionismo molto individuale, riservato, di nicchia. È difficile che qualcuno desideri un libro soltanto perché lo ha acquistato un personaggio famoso. Naturalmente può esserci anche una componente ossessiva, ma in questo ambiente è meno evidente rispetto ad altri tipi di collezionismo».

I clienti arrivano preparati, ma talvolta è difficile spiegare che il valore reale è distante da quello atteso
Luca Cena, libraio antiquario

«Due carote, sei mele e del macinato»

Un libro antico non racconta soltanto la storia del suo autore, ma anche quella di chi lo ha posseduto.
Dediche, appunti e annotazioni a margine possono trasformare un volume in una testimonianza privata: «Le dediche sono forse una delle parti più belle del mio lavoro, perché rappresentano l’aspetto più umano dei libri. Recentemente ho trovato una trilogia di Isaac Asimov con firma e dedica dell’autore, ne sono molto legato. Ma mi è capitata anche una Divina Commedia che riportava, su una pagina bianca in fondo al volume, una lista della spesa. Mi ha fatto ridere. Ma il proprietario, in quel momento, aveva semplicemente bisogno di segnarsi le cose da comprare. È bellissimo pensare che un’opera tanto importante abbia accompagnato un gesto così quotidiano».
Il successo social ha aperto a Cena anche una seconda carriera, quella di scrittore.
Nel 2024 pubblica Il Biblionauta per Mondadori Electa, una guida alla scoperta dell’universo librario.
Nel 2026 arriva Un destino già scritto. Storie di libri che hanno sfidato l’oblio, per Sperling & Kupfer: «Non posso negare che il seguito sui social mi abbia aiutato a pubblicare il primo libro. Mondadori si è rivolta a me anche perché avevo già un pubblico, e quindi una buona possibilità di vendita. Bisogna essere onesti su questo. La mia fortuna è stata scoprire che scrivere mi piaceva davvero. Mi sono chiesto se fossi capace di farlo. Ho scoperto non soltanto di poterci riuscire, ma che volevo continuare a farlo».

Ossigeno per la mente

Allo stato pratico? Come si conserva un libro antico? Non servono teche blindate o complicati sistemi di conservazione per custodirne uno in casa. Bastano alcune attenzioni: «Bisogna tenerlo lontano dall’umidità, dalla luce diretta del sole e dalle fonti di calore. Sconsiglio perfino di chiuderlo nelle buste di plastica: un’eventuale traccia di umidità potrebbe favorire muffe e funghi».
Quindi? «Sfogliateli, questi libri- conclude Cena- Fa bene a voi e fa bene a loro: “ossigenare” le pagine è un toccasana per evitare l’ossidazione della carta... e del cervello».

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