«L'UE è in crisi politica e spirituale»

La «maggioranza Ursula» al Parlamento europeo dà segnali di debolezza e le destre critiche verso questa UE guadagnano appeal. Tira aria di revisione dei fondamenti UE. Ma è operazione possibile? Ne abbiamo parlato con Gabriele Guzzi, economista e filosofo, autore di Eurosuicidio.
L'UE ha bisogno di essere ripensata da zero?
«Sì. Credo, però, che gli ultimi cinque anni abbiano dimostrato una irriformabilità di fondo dell’UE, anche nella sua problematica configurazione istituzionale. L’UE è diventata una immensa burocrazia priva di accountability che non deve rendere conto a un Parlamento nel senso pieno del termine. Questo ha consentito alla Commissione europea di prendere decisioni con scarso consenso democratico, senza pagarne il prezzo politico. Ne sono derivate situazioni a volte patetiche, come le regolamentazioni stringenti di micro-aspetti della quotidianità delle persone. Ma al di là di queste piccolezze, c’è un vuoto di sovranità oggi in Europa che nessun salto federale potrà nel breve risolvere».
Va pure peggio a livello «macro». L’accordo commerciale con l’India firmato dalla Commissione una settimana fa in tutta fretta, per esigenze geopolitiche della Commissione.
«La presidente Von der Leyen, firmando l’intesa, ha detto che UE e India sono ‘le due più grandi democrazie del mondo’'. Affermazione problematica: l’India lo è dal punto di vista demografico, l’UE, invece, può definirsi una democrazia solo all’interno di una sorta di paranoia giuridica. Non essendo uno Stato, non può essere una democrazia. È un ibrido istituzionale, un ‘ecomostro’ che combina elementi intergovernativi, il Consiglio europeo, elementi federali, la BCE, ed elementi sovranazionali. Questo assetto rende impossibile una democrazia autentica. Il Parlamento svolge una funzione parziale di rappresentanza».
Anche Paesi tradizionalmente filo-UE stanno dando segnali preoccupanti.
«Francia e Germania vivono una crisi di significato. È per questo che nel mio saggio parlo di teologia politica: si tratta di una crisi che non è spiegabile solo in termini tecnici. L’UE e l’euro hanno svolto il ruolo di feticci politici, investiti di un’aspettativa palingenetica, quasi salvifica. L’Italia, trent’anni fa, mi si passi la metafora, ebbe una fase costituente con Mani pulite e un cambio totale di classe politica. Poi, con l’UE, ha vissuto una stagnazione senza precedenti. Ma ha già corretto alcune dinamiche debitorie. Oggi, Parigi e Berlino stanno attraversando una crisi simile, accelerata dalla guerra in Ucraina. Il modello neomercantilista tedesco, materie prime russe ed export sostenuto verso Cina e USA, non funziona più. La Francia si troverà presto a un bivio: difendere i principi sociali della Repubblica oppure rispettare le regole UE. Finora ha goduto di una sorta di eccezionalismo».
C’è il riarmo, ennesima panacea.
«Il tema del riarmo UE è in gran parte una finzione: esiste solo il riarmo delle singole nazioni. Affidare il riarmo a un livello sovranazionale significherebbe ripetere la follia della moneta unica. L’unico Paese che potrebbe permettersi un vero riarmo è la Germania, che diverrebbe il più grande esercito del continente, introducendo un ulteriore fattore di instabilità politica. L’intero assetto UE si fondava sull’idea che la Germania avesse rinunciato alle ambizioni militari: la messa in discussione di questo presupposto apre ora scenari imprevedibili».
