Lukas Bärfuss e lo scottante tema delle eredità negative: «Prima della critica, vengono le domande»

Ci son testi, romanzi, memoir che sono un poco urticanti e scomodi per l’immagine della Svizzera che desideriamo coltivare in noi stessi e all’estero. Per esempio, coloro che l’hanno letto difficilmente si sono poi scordati del terribile incipit de Il cavaliere, la morte e il diavolo di Fritz Zorn: «Sono giovane, ricco e istruito; e sono infelice, nevrotico e solo. Provengo da una delle migliori famiglie della riva destra del lago di Zurigo, chiamata anche la Costa d’oro. Sono stato educato da borghese e per tutta la mia vita sono stato bravo. La mia famiglia è piuttosto degenerata e anch’io sono gravato da un’eredità familiare e danneggiato dall’ambiente. Naturalmente ho anche il cancro...».
Il libro di Zorn - di cui Giorgio Manganelli, con in mente di sicuro Dostoevskij, diceva che era un testo «che una volta si sarebbe scritto solo in russo» - fu un caso letterario alla fine degli anni Settanta. Il suo titolo originale è Mars, ma i lettori italofoni lo conoscono, appunto, come Il cavaliere, la morte e il diavolo.
Un libro politico
E qui c’è da raccontare una bella coincidenza letteraria. Un altro autore svizzero dalle pagine piuttosto tormentate e incentrate sul tema di una eredità negativa è Lukas Bärfuss, che sarà presente agli Eventi letterari del Monte Verità il prossimo 29 marzo.
La casa editrice in italiano di Bärfuss è la benemerita L’orma, di Roma, che gli ha pubblicato diversi scritti, fra cui Koala, Hagard e, da ultimo, Il cartone di mio padre. Storia e critica di una eredità, in cui, a pagina 17, si può così leggere: «Al suo interno il cartone racchiudeva molti mali. Il cavaliere, la morte e il diavolo comparivano in forma di numeri e intestazioni di lettere:Tribunale cantonale, Ufficio fallimenti, Assicurazione contro la disoccupazione, Cassa di risparmio, diversi uffici per l’assistenza sociale, organi penitenziari con le loro specifiche denominazioni, avvisi di pignoramento, dissequestri, cambiali...».
In altre parole, il lascito paterno, al centro del racconto, non era altro che una dissestata storia di debiti e di omissioni. Il cartone di mio padre è una riflessione-memoir che tutti coloro che hanno avuto una vita non lineare, gravata da eredità tarate, piccole o grandi, sono caldamente invitati a leggere. Al cuore del romanzo c’è una delle domande più terribili che possano sorgere nell’anima:cosa succede, cosa fare, quando i legami di sangue sono cattivi esempi? Com’è facile intuire, Il cartone di mio padre è un libro sommamente politico, poiché non c’è eredità che non sia pure un fatto sociale.
Memento mori e decisioni esistenziali
Curiosi di sapere, in attesa degli Eventi di Ascona, quali siano i maestri letterari di Bärfuss, l’abbiamo chiesto direttamente a lui: «Thomas Bernhard è per me un riferimento importante, meno i romanzi e più le opere teatrali. Prima della critica alla società, infatti, vengono le domande. Sono cresciuto in Svizzera, in una situazione particolare, e molte delle cose che vivo non le capisco. Così cerco delle risposte, e questo processo di interrogazione lo condivido con il pubblico».
Va da sé che quando ci si mette dentro una simile recherche, presto o tardi si diventa radicali. «È vero - ci spiega Bärfuss - la metafisica, le domande prime e ultime sono il fondamento del mio lavoro. Che cosa è importante? Per che cosa vale la pena morire? Come si desidera essere ricordati? Inoltre il memento mori quotidiano rende più facile la vita, le decisioni che si devono prendere».
Un’idea di memoria
Tutto questo si lega inevitabilmente anche all’idea di tradizione che, ci dice Bärfuss, «deve essere coltivata, così come la memoria deve essere mantenuta viva. Ho sempre cercato di essere un anello di una catena. L’oblio e le regressioni incombono costantemente». Anche nella nostra Confederazione? «Sì, la Svizzera ha un rapporto particolare con la memoria. Viene percepita come una minaccia, perché ci definisce e ci rende responsabili. Il successo economico di questo Paese deriva anche dalla capacità di non lasciarsi determinare dal passato, perché ciò sarebbe di ostacolo alla flessibilità economica. Non sappiamo chi abbia fondato la Svizzera, abbiamo dimenticato in quale società vivevano i nostri genitori, non ne parliamo».
Una situazione di partenza a dir poco faticosa per uno scrittore. «Già - ci dice Bärfuss - non posso mai dare per scontato che un fatto storico sia noto e raccontare, a partire da lì, una storia: devo sempre ricominciare dall’inizio. Con il mio libro più recente, Königin der Nacht, l’ho sperimentato con il vecchio diritto matrimoniale. Pochi sanno che fino alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso le donne, con il matrimonio, perdevano parte dei loro diritti civili. Questa situazione continua a influenzare il nostro presente e le decisioni politiche: sarebbe bene ricordarlo».
Ma dove si colloca Bärfuss nel panorama della letteratura svizzera contemporanea? La risposta che ci ha dato è sorprendente:«I miei riferimenti non sono nazionali; non mi sono mai considerato uno scrittore ‘svizzero’ e nemmeno uno scrittore ‘di lingua tedesca’. Sono stato influenzato da poeti di tutto il mondo: giapponesi, cileni, nigeriani, svedesi. Fino a quindici anni fa mi sentivo un estraneo con i miei temi, solo con la letteratura post-migrante, con i libri di autori con un’esperienza migratoria, ho improvvisamente avvertito una comunanza. Con loro condivido molte cose: mi manca un retroterra borghese e quindi anche la relativa formazione e cultura».
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Gli Eventi letterari del Monte Verità
L’edizione 2026 degli Eventi letterari del Monte Verità è di quelle imperdibili, foss’anche e solo per la canzone di Leonard Cohen scelta per dettare sottotraccia il ritmo e i temi del programma di incontri e di performance: Dance me to the end of love.
Confessiamocelo: in un clima lugubre di guerre e di stretto conformismo bellico (inspiegabile, in una Svizzera non belligerante e in teoria neutrale), ce n’era bisogno come il pane di questa quattro-giorni di gratuito scompiglio culturale, spirituale, junghiano, erotico e coreografico, tutto giocato, come nel miglior Schnitzler, fra amore & morte. Non sarà come partire con D’Annunzio alla volta di Fiume (altra epoca), ma qualche pensiero poetante è garantito. «E ci sarà anche - ci racconta Giuliana Altamura, membro del Comitato artistico degli Eventi - Michel Houellebecq nella duplice veste di scrittore e cantante:presenterà il suo ultimo disco in uscita in questi giorni». Gran colpaccio, questo di aver ottenuto la presenza di Houellebecq.
«Ma tutta la rassegna - precisa Giuliana Altamura - sarà sotto il segno della passione proprio come suggerisce un verso della canzone di Cohen: «Fammi danzare verso la tua bellezza con un violino ardente»... L’intenzione è far dialogare fra loro sensibilità diverse intorno al tema, scelto dal direttore artistico Stefan Zweifel, della tensione fra desiderio, amore e morte. E anche sul concetto di libero amore, in continuità con la tradizione e la storia del Monte Verità. Un sentimento senza vincoli e per questo più prossimo, per certi versi, alla morte, ma anche all’idea che la bellezza possa dare un senso alla vita».
Seguendo tale suggestione, possiamo trascegliere dal programma alcuni punti di densità. Il 21, giorno di prefestival alla Casa della letteratura di Lugano, c’è «Amore e disordine» con Naoise Dolan, interessante autrice che racconta le ambigue relazioni sentimentali d’oggi, immerse in una mobilità cosmopolita. Il 26, da non mancare, c’è Emanuele Trevi: «Che ha scritto - ci spiega Giuliana Altamura - un romanzo, Mia nonna e il Conte, una storia di un amore che dilata il tempo e inganna la morte, un’illusione di eternità». Venerdì 27 sarà il momento di ascoltare Chiara Barzini parlare del suo amore per Los Angeles (e della morte dell’american dream, così come raccontata nel suo L’ultima acqua), così come, il giorno dopo, sarà intrigante ascoltare Deborah Levy sul «costo della libertà» del desiderio femminile.
Per chiudere il percorso, uno tra i tanti possibili, segnaliamo gli eventi con Terézia Mora (candidata allo Strega europeo), Eva Illouz (sull’amore in epoca digitale), Antonella Lattanzi, Barbara Nüsse (che leggerà pagine dall’indimenticato La schiuma dei giorni di Boris Vian). Curiosità per Madame Nielsen, alle prese con la domanda: «C’è amore dopo il grande incendio?». Ce lo chiediamo tutti.
