L'analisi internazionale

L’ultima scelta dell’America: armi low cost per far fronte a tutti i conflitti

Un missile è stato testato nel deserto del Marocco, pronto anche un drone che ha costi molto ridotti
©Kim Ludbrook
Guido Olimpio
20.09.2026 07:00

Sono giorni di fuoco dal fronte orientale al Medio Oriente. I contendenti attaccano con armi a medio raggio, consumano munizioni per difendersi. Le notizie segnalano danni ai siti petroliferi in Arabia, alle infrastrutture in Ucraina e alle raffinerie in Russia. Ognuno deve vedersela con minacce multiple e in certi casi, come per i paesi impegnati contro l’Iran, c’è un problema di scorte. Persino una super potenza come gli Stati Uniti deve fare i conti su quello che usa: perché non c’è solo l’Iran da tenere a bada, gli strateghi sono costretti a monitorare il quadrante asiatico dove la Cina prosegue nel rafforzamento bellico e la Nord Corea mostra i muscoli.

La proliferazione dei conflitti obbliga i pianificatori a studiare contromisure. Con due necessità: servono armi low cost, ne servono tante. Un settore nel quale si sta investendo molto concerne i vettori da crociera. Gli Usa hanno messo in moto diversi progetti cercando la collaborazione di industrie private. Un apparato è l’Anduril, sviluppato insieme ai polacchi: prevede un cruise con una portata di mille chilometri e una testata esplosiva da 40-50 chilogrammi. Una potenza minore rispetto ai Tomahawk lanciati in modo massiccio contro le basi dei pasdaran, dardo che costa fino a 2.5 milioni di dollari. Per il «sostituto» potrebbero «bastare» 500-600 mila dollari, per altri sistemi ancora meno.

C’è poi il concorrente Covenant, che oltre agli americani, coinvolge israeliani e tedeschi. Può arrivare ad un bersaglio a 1200-1500 chilometri di distanza con una carica di circa 200 chilogrammi. Lo hanno testato di recente in un teatro particolare: il deserto del Marocco, paese con il quale Washington ha stretti rapporti e, a sua volta, è nel cuore di un’area suscettibile di grande instabilità. La società Swarm, invece, lavora ad un drone d’attacco simile al Reaper - servono 30 milioni di dollari a pezzo - con una sostanziale differenza: potrebbe costare 10 volte meno. Ciò è quello che promettono. E se pensate che gli Usa ne hanno perso oltre una trentina nelle recenti operazioni è facile fare il conto.

Tra quanti si danno da fare con energia ci sono gli ucraini che, rispetto ad altri, sperimentano in modo più diretto le conseguenze di strike incessanti sulle loro città. Gli ingegneri di Kiev si sono specializzati in missili/droni nell’intento di replicare all’assalto quotidiano del nemico: lo hanno dimostrato mettendo in crisi le installazioni energetiche lontanissime dalla propria frontiera. Non meno interessante, per chi deve comprare, lo scudo anti-drone, composto da velivoli economici e realizzabili in tempi relativamente brevi. Infatti, tra i primi clienti ci sono le petro-monarchie sunnite messe a dura prova dalle incursioni iraniane e delle milizie alleate.

La lezione è globale. L’avanzata degli Houthi verso Bab el Mandeb ha rappresentato una conferma evidente di una tendenza: un semplice movimento, determinato e abituato storicamente a combattere, si è ritagliato uno spazio da protagonista. E non avrebbe potuto farlo se non avesse avuto un equipaggiamento adeguato, anche se non troppo sofisticato.

Insieme ad abbattere le spese si pensa a come risparmiare le vite dei militari. Ecco i robot-soldati mandati in missione nelle pianure contese dell’Ucraina, sulle rive di un fiume, lungo sentieri sottoposti ad un tiro intenso. Una sfida dove non esistono più confini.

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