Storie di carta

Markus Krienke si racconta: «Così ho imparato l’italiano»

Intervista al professore di Filosofia moderna ed Etica sociale alla Facoltà di Teologia di Lugano – L’intervista completa su TeleTicino – Mercoledì, ore 20.30, ospite in studio Nick Antik
Laura Zucchetti
25.10.2026 13:45

Il primo libro che ho letto in italiano è stato Il nome della rosa ». Hai detto niente. « Mi sono reso conto solo dopo averlo iniziato che era un po’ complicato (eufemismo, ndr), ma mi ci sono appassionato e, nonostante una discreta fatica, l’ho portato fino alla fine. Così ho imparato l’italiano».

Quindi: a vent’anni, appena sbarcato a Roma dalla sua Monaco, il giovane Markus Krienke opta per Umberto Eco come primo approccio alla lingua. Oltre alla musica e ai quotidiani, «perché imparare dai manuali è un po’ sterile: è la cultura che ci aiuta a immergerci in una nuova realtà e a capirla davvero». Uno stralcio di storia che la dice lunghissima sullo slancio che chiunque lo abbia incontrato anche solo per pochi minuti non può non riconoscergli.

Uno slancio verso la conoscenza, la società e la cultura - nel significato più ampio del termine - che ha portato anche in studio, per la registrazione di una puntata di Storie di carta ricca di spunti, momenti di riflessione e fonti di ispirazione.

«Sono libero, o non sono»

Se la partenza è Eco, facile immaginare la sostanza dell’arrivo: il libro che Markus Krienke, professore di filosofia moderna e di etica sociale alla Facoltà di teologia di Lugano, è Sono libero, o non sono, un saggio molto provocatorio in cui il filosofo Riccardo Manzotti sostiene che la libertà di scelta è ciò che ci rende davvero esseri umani. Come a dire che vivere significa scegliere e che i valori acquistano senso perché scegliamo di spendere la vita per essi.

Niente paura (o non troppa): « È una lettura di spessore, ma - ci assicura - accessibile a tutti. Il fascino di questo libro - spiega - è che, con una scrittura semplice e lineare, l’autore non parla della libertà in astratto, ma riporta al centro della riflessione la persona reale, i suoi valori, le scelte che possiamo fare per rimanere in piedi in una società scossa e ormai priva delle certezze granitiche del passato. Tra crisi della democrazia, crisi del cristianesimo, nuove tecnologie, nuovi poteri e nuovi domini dobbiamo mantenere saldo il perno della persona: se lo perdiamo, rischiamo di essere trascinati nel vortice di una realtà che va sempre più sgretolandosi».

Democrazia, quo vadis?

Democrazia, ultimo atto? (Carlo Galli, Einaudi), Il tramonto della democrazia (Anne Applebaum, Mondadori) e potremmo andare avanti per ore: la lista di titoli che Markus Krinke ci suggerisce sul declino che la democrazia sta vivendo non credo abbia una fine. Il tema è uno di quelli che proprio gli sta a cuore. E quindi: che succede alla nostra democrazia? «È in crisi, è innegabile. Ma non è alla fine. Siamo in un momento in cui abbiamo la possibilità (leggasi: necessità) di ripensarla per evitare che questo ultimo atto diventi definitivo e si trasformi in un tramonto.

E poi c’è l’IA

Partiamo da La nuova logica del dominio ( Paolo Benanti, Laterza) per affrontare un altro argomento topico per Krienke: quello delle nuove tecnologie e dell’impronta che imprimono sulla realtà. Un collegamento in questo senso - per chi volesse cogliere l’occasione per un’altra lettura - è all’enciclica di Papa Leone XIV (di cui Benanti è consigliere) dedicata proprio al rapporto tra intelligenza artificiale e tutela della persona. Tornando a noi: cosa c’entrano le nuove tecnologie con il dominio? «C’entrano eccome. Non sono solo un elemento tra tanti della società, ma un fattore in grado di cambiare la geopolitica. Il potere, 

a livello mondiale, si configura sempre di più attraverso le nuove tecnologie. Questo libro analizza proprio questa sintesi tra tecnologia, potere economico e potere politico. Una sintesi pericolosa, nel caso in cui dovessimo perderne il controllo... ».

... ma c’è anche Seneca

IA e nuove tecnologie, certo. Ma a noi piace finire tornando all’uomo. Per cui, partiti da Eco, chiudiamo con Seneca e la frase tanto cara a Krienke: « Ogni nuovo inizio deriva dalla fine di un altro inizio».

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