Meglio evitare di ridursi come il detective Monk

Adrian Monk (interpretato da Tony Shalhoub), lo «sfortunato» detective della fortunata serie tv, convive con 312 fobie autodiagnosticate: teme ad esempio i germi, le api (e la paura della paura delle api), le palle da biliardo perché rotolano senza controllo, le file disordinate e persino le macchie, considerate minacce esistenziali. Dopo anni di incontri con il suo terapeuta, la situazione appare immutabile.
Le fobie specifiche (paure intense e persistenti legate a oggetti o situazioni precise, come animali, altezze o spazi chiusi) sono diffuse in tutto il mondo, ma con differenze notevoli tra i contesti culturali. In base ai dati delle indagini internazionali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Mental Health Surveys, dati aggregati 2011), la prevalenza media nei 12 mesi di almeno una fobia specifica è stata pari a circa il 5,5% nella popolazione adulta.
Con Francesca Lecce, psicologa e psicoterapeuta, affrontiamo l’argomento delle fobie specifiche con un approccio fondato sulla Terapia breve strategica, che ha visto tra i pionieri il «teorico» Paul Watzlawick negli Stati Uniti e il «pratico» Giorgio Nardone in Italia. Il loro incontro negli anni ’80 ha quindi dato vita alla fondazione, nel 1987, del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, dove Francesca Lecce ha conseguito la specializzazione ed è oggi ricercatore associato, e dove Adrian Monk avrebbe forse potuto trovare lo scioglimento delle sue 312 fobie.
L’abbiamo raggiunta non tanto per sconfiggere la nostra paura di intervistare una specialista della paura, quanto per affrontare il problema delle fobie così invalidanti per chi le vive, presentando anche quattro esempi selezionati tra alcunepaure piuttosto diffuse...
Dalle paure di Monk alla terapia strategica breve.
«Se Adrian Monk fosse entrato nel mio studio, non avrebbe passato anni a sezionare il proprio passato senza risultati. Nella realtà clinica, le fobie non sono condanne immutabili, ma edifici costruiti su fondamenta fragili: le tentate soluzioni. Come sosteneva Epitteto, non sono le cose a spaventarci, ma l’idea che ne abbiamo. La paura patologica non è causata dall’oggetto temuto, ma dallo sforzo di evitarlo o controllarlo. Più cerchiamo di fuggire dal mostro, più esso si ingigantisce. La Terapia Breve Strategica agisce qui: non cerca il "perché" remoto, ma interviene sul «come» il problema si mantiene, trasformando i limiti in risorse in tempi rapidi. Comprendere questi meccanismi significa restituire ciò che la paura sottrae: libertà di scelta e di azione».
Come definisce le fobie?
«Una fobia è una paura che ha imparato a comandare. Non è un difetto del carattere, ma un paradosso della mente: il soggetto tenta di gestire una reazione emotiva spontanea attraverso il controllo razionale. Cercare di soffocare la paura con la ragione è come spegnere un incendio con la benzina: ogni evitamento conferma la pericolosità del mondo e ogni richiesta di rassicurazione aumenta l’impotenza. La fobia vive di queste buone intenzioni che, invece di proteggerci, ci imprigionano».
In Monk la terapia è interminabile, la TBS, che non è infallibile ha dalla sua l’aspetto «pragmatico» voluto dai suoi ideatori.
«Il caso di Monk celebra il fallimento di approcci che scambiano la spiegazione del problema per la sua soluzione. Conoscere non significa necessariamente cambiare. Intervenendo sui rituali di controllo e sulle strategie di evitamento, le sue fobie si sarebbero sciolte come neve al sole. Non serve scavare nelle radici di un albero per farne cadere i frutti marci; bisogna agire sulla struttura che lo sostiene oggi. La terapia efficace non è un’analisi infinita, ma una «chirurgia emotiva» che restituisce libertà».
Un aiuto per chi si sente prigioniero delle sue paure?
«L’unica via d’uscita dalla prigione della paura è attraversarla. Il coraggio non è l’assenza di paura, ma la capacità di vincerla. La paura si nutre della fuga: più scappiamo, più cresce. Affrontare una fobia è come cavalcare una tempesta: se ti fermi ne sei travolto, ma se continui scoprirai che oltre il muro di pioggia splende il sole. Non aspettate di non avere più paura per agire: agite per non averne più».
