«Noi vi guardiamo tutti da lassù»

Come si comincia a volare? Bella domanda. Per me è stato un percorso abbastanza naturale, da piccolo andavo sempre in montagna con i miei e vedevo i parapendii decollare. Dicevo sempre a mia mamma che volevo provare a volare».
Ruben Hutter ha iniziato così. Oggi è uno dei tanti piloti attivi in Ticino, vola da alcuni anni e fa parte del Club Volo Libero Ticino, di cui è il segretario. Il suo è un racconto ideale per capire come funziona il parapendio, dai primi passi fino al volo in autonomia.
«Sono un paio di weekend in cui impari a conoscere il materiale, a correre, a tirare su la vela» spiega parlando dei primi corsi. «Per ottenere il brevetto devi prima superare un esame teorico e poi accumulare almeno 50 voli in diversi siti». Solo dopo si può volare in modo indipendente, anche se, ammette, «la prima volta senza istruttore in radio è una sensazione particolare».
Una volta ottenuto il brevetto, il parapendio offre una grande libertà di movimento. Con la licenza svizzera è possibile volare anche all’estero, grazie a certificazioni riconosciute a livello internazionale. Questa libertà, però, si muove dentro confini precisi. Esistono piattaforme ufficiali che indicano i decolli e gli atterraggi autorizzati, spesso gestiti dai club locali. Ogni sito ha regole specifiche, legate al territorio o alla presenza di attività agricole. A queste si aggiungono i vincoli dello spazio aereo: in alcune zone, come nei pressi dell’aeroporto di Locarno, il volo è vietato o limitato, mentre in montagna esistono limiti di quota, generalmente intorno ai 4000 metri, che variano in base agli spazi aerei.
Dalla passione alla competizione
Negli anni Ruben si è avvicinato anche all’agonismo. «Ho iniziato grazie a un amico, prima allenamenti regionali, poi competizioni». Le discipline sono diverse, alcuni piloti cercano di restare in aria il più a lungo possibile, altri puntano sulla velocità lungo percorsi prestabiliti, altri ancora combinano salita a piedi e volo o si dedicano alle manovre acrobatiche. «Io ho capito subito che mi piace stare in aria a lungo e vedere posti nuovi, quindi mi sono orientato verso il cross country e le competizioni di questo tipo».
Queste gare ricordano quelle della vela, in acqua. Si definiscono dei punti da raggiungere lungo un percorso, i piloti hanno una finestra di decollo e partono a un orario stabilito. In aria non ci sono riferimenti visivi e tutto è gestito tramite strumenti GPS. «Non vince per forza chi arriva primo», sottolinea. «C’è un sistema di punteggio più complesso, che considera anche altri fattori, come chi prende decisioni migliori durante il volo».
Una dimensione, quella dell’agonismo, che per alcuni diventa centrale. È il caso di Mattia Vosti, 24 anni, cresciuto in una famiglia di piloti. Dopo aver ottenuto la licenza a 16 anni, negli ultimi anni si è avvicinato sempre di più all’agonismo, fino a entrare nella nazionale svizzera.
«La disciplina che pratico è il cross country di velocità», spiega. «Viene definito un percorso e l’obiettivo è completarlo nel minor tempo possibile senza atterrare». Alcune competizioni si svolgono a livello internazionale e portano i piloti a confrontarsi con condizioni e territori molto diversi. «Ho partecipato a gare all’estero, la prima nel 2024 in Macedonia, è stato molto interessante avere la possibilità di confrontarmi con piloti di altri paesi». racconta, sottolineando come anche nelle gare e negli allenamenti il confronto con gli altri resti centrale, perché si osservano le scelte, si imparano traiettorie, e si cresce anche grazie a chi condivide lo spazio sopra le nostre teste.
Accanto all’agonismo, Mattia racconta anche un’altra evoluzione del parapendio. Oggi sempre più piloti si avvicinano a modalità diverse di vivere il volo, come salire a piedi in montagna e scendere volando, oppure utilizzare attrezzature più leggere. Allo stesso tempo, osserva come le condizioni meteorologiche sembrino diventate più instabili e meno prevedibili «È una percezione condivisa da molti piloti, sembra che le condizioni siano diventate meno prevedibili, con un’energia nell’aria più forte rispetto al passato».
Mattia ha lavorato nel turismo outdoor e ha ottenuto il brevetto per il volo biposto, che permette di portare passeggeri. «Con il brevetto biposto si può volare praticamente con chiunque, non ci sono limiti rigidi di età o condizioni fisiche». In Ticino, spiega Mattia, sono attive anche associazioni che consentono a persone con disabilità di volare, grazie ad attrezzature e supporti specifici.
In aria, da soli
Se l’agonismo racconta il lato più tecnico e competitivo, il volo ha anche una dimensione più intima e personale.
Per Elia Sartoris, 25 anni, della Valle di Blenio, è proprio questo l’aspetto più forte. «Durante il volo sei da solo e devi restare concentrato. Non è come una passeggiata, devi continuamente capire dove andare, dove trovare la termica, che vento c’è».
Il principio del volo è legato alle correnti d’aria calda, il sole scalda il terreno che a sua volta scalda l’aria, creando delle masse che salgono. Entrando in queste correnti, i piloti possono guadagnare quota e spostarsi anche per lunghe distanze.
Nonostante si voli da soli, esiste anche una dimensione collettiva. «Si crea una comunità», racconta Elia. «Ci si incontra al decollo, poi in volo si è da soli, ma si cominciano a riconoscere le vele degli altri». Si pianificano percorsi insieme, si condividono obiettivi.
Ma oltre alla tecnica e alla comunità, c’è uno stato mentale preciso. «Mi concentro solo su quello -sul volo- e non penso a nient’altro, è una specie di meditazione». Racconta Elia. Un’attenzione continua che può diventare anche liberatoria, il. Il resto scompare e i pensieri - quelli quotidiani - si fanno più leggeri, quasi non trovano spazio e rimane solo il movimento nell’aria, con l’aria.
Una concentrazione che deve restare vigile. Ruben lo riassume con una contrapposizione significativa: «Più che paura, parlerei di rispetto. Devi conoscere i tuoi limiti, valutare le condizioni e avere sempre un piano alternativo». Perché in aria non c’è margine per la distrazione, la vela reagisce continuamente e il pilota deve adattarsi. Il parapendio è inoltre dotato di un paracadute di emergenza, utilizzato solo in situazioni critiche e azionato manualmente dal pilota, come ultima risorsa.
L’esperienza che mette i limiti
Uno sguardo che trova conferma nell’esperienza di chi vola da più tempo. Philipp Rothenbühler pratica parapendio da oltre vent’anni e nel tempo ha visto evolvere attrezzature, materiali e approcci. «L’evoluzione è continua», spiega. Oggi le vele sono più performanti e in molti casi anche più sicure rispetto al passato. Ma questo non basta a ridurre il rischio. «Il fattore principale resta sempre il pilota».
La sicurezza, sottolinea, dipende soprattutto dalle scelte, dalla capacità di leggere le condizioni, di valutare il proprio livello e di usare il materiale adatto. «Non tutto il materiale è uguale, si va da quello per le scuole fino a quello da gara. Spesso, purtroppo, c’è la tendenza a volare con attrezzatura troppo impegnativa, perché il materiale più performante vola meglio e quindi attrae. Però è anche più difficile da gestire, soprattutto in condizioni complicate, e questa è una delle cause principali degli incidenti».
Anche il territorio ticinese contribuisce a rendere il parapendio più esigente. «Non è il posto più facile», spiega. «Abbiamo vento, ostacoli, linee ad alta tensione». Le valli creano effetti di canalizzazione dell’aria che rendono il volo più tecnico e meno prevedibile rispetto ad altre regioni. Un contesto che richiede esperienza, ma che proprio per questo attira e stimola anche piloti provenienti da fuori.
Nel suo percorso Philipp ha praticato anche acrobazia, una delle forme più spettacolari del parapendio, arrivando a gareggiare anche in Coppa del Mondo «È una disciplina più rischiosa», racconta, «ma permette di conoscere meglio la vela e le proprie reazioni. L’acrobazia consiste nell’esecuzione di figure specifiche, esiste infatti un catalogo di figure». Le manovre, visibili anche da terra, ricordano quelle dell’aviazione acrobatica e richiedono precisione e controllo. Un approccio che, spiega Philipp, nel volo quotidiano si traduce in maggiore consapevolezza, elemento fondamentale per praticare questa disciplina.
