Oro, una domanda resiliente

I dati più recenti del World Gold Council (WCG) forniscono il quadro dell’andamento della domanda di oro nel primo trimestre di quest’anno. Si è trattato, tra gennaio e marzo, di 1.230,9 tonnellate, il 2% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Una crescita moderata in termini di quantità, ma marcata in termini di valore, perché nel frattempo è ulteriormente salita la quotazione media del metallo giallo; così, la domanda nei primi tre mesi 2026 ha toccato i 193 miliardi di dollari USA, ben il 74% in più in rapporto al primo trimestre del 2025. È interessante vedere come si è arrivati alla domanda quantificata a fine marzo 2026 e quali sono le voci che compongono la domanda stessa.
Le diverse voci
Nel primo trimestre 2025 si era a 1.205 tonnellate, nel secondo trimestre dello stesso anno si era a 1.271,3, nel terzo trimestre l’aumento a 1.357,3 e nel quarto trimestre la cifra di 1.310,2. Le 1.230,9 tonnellate del primo trimestre non sono quindi il picco nell’anno considerato, ma rappresentano comunque un incremento, seppur contenuto, rispetto a dodici mesi prima. Per quel che riguarda il prezzo medio del lingotto nei vari trimestri del periodo, questo è stato l’andamento: 2.859,6 dollari per oncia nel primo trimestre 2.025, 3.280,4 nel secondo trimestre, 3.456,5 nel terzo, 4.135,2 nel quarto, 4.872,9 dollari nel primo trimestre 2026. Guardando alle quattro maxi voci in cui divide la domanda il WCG, che raggruppa le principali imprese aurifere, si può vedere come nel primo trimestre di quest’anno il primo posto sia della voce Investimento, con 535,6 tonnellate. Il secondo posto è della voce Produzione di gioielli con 335 tonnellate, il terzo della voce Banche centrali e altre istituzioni con 243,7 tonnellate, il quarto della voce Tecnologie con 81,6 tonnellate. Accanto a queste voci c’è poi il capitolo Over The Counter (OTC), cioè gli acquisti effettuati fuori dai mercati regolamentati (acquisti legittimi ma con un alto rischio di controparte), che sono stati di 35,1 tonnellate, importanti per il saldo positivo.
Uno sguardo alle sottovoci consente di vedere come nell’Investimento il capitolo di gran lunga più consistente sia quello delle barre di metallo giallo, mentre ETF (fondi che replicano l’andamento del prezzo dell’oro) e simili, monete e medaglie seguono a distanza. Il forte incremento della domanda di barre è proprio uno degli elementi caratterizzanti sia del quarto trimestre 2025 sia del primo trimestre 2026. Dentro la voce tecnologie, il capitolo maggiore e in graduale aumento è quello dell’elettronica, nel quale si sta facendo strada pure il versante dell’Intelligenza Artificiale, che sta per la sua parte incrementando i consumi di oro e di altre materie prime.
L’importanza delle riserve
Un discorso particolare merita in questo momento il capitolo delle banche centrali. Queste hanno riserve in oro che in alcune fasi tendono ad allargare, per avere a disposizione maggiori risorse nel caso di turbolenze economiche e finanziarie, e in altre fasi tendono ad alleggerire, per ricavarne liquidità da impiegare. Negli ultimi anni protagoniste sono state soprattutto banche centrali di Paesi emergenti, che hanno acquistato oro per rafforzarsi e anche per ridurre nelle loro riserve la quota in dollari USA, con un intento di dedollarizzazione basato su valutazioni sia economiche sia politiche. Ai molti acquisti degli anni scorsi si sono affiancate più recentemente vendite di oro da parte di alcuni Paesi emergenti. Ma altri Paesi hanno continuato ad acquistare, tanto che nel primo trimestre 2026 nella voce Banche centrali c’è stato un aumento della domanda rispetto a un anno prima. Russia e Turchia sono ad esempio tra i Paesi che più hanno venduto, mentre la Polonia è tra i Paesi che più hanno acquistato.
Le banche centrali, insieme alle barre, all’industria tech e all’OTC, sono state quindi decisive per il +2% su base annua. Da sempre finanza e industria sono le due facce della domanda di oro. Sul versante finanziario ci sono le banche centrali ma a ci sono naturalmente anche gli investitori, privati o istituzionali, pure interessati all’oro, spesso identificato come bene rifugio. Le tensioni geopolitiche, i conflitti bellici, le incertezze economiche in questi anni hanno spinto molti investitori verso l’oro, che ha visto aumentare parecchio il suo prezzo. Da fine febbraio 2026, con l’inizio della guerra di USA e Israele contro l’Iran, ci sono state anche vendite di oro da parte di diversi investitori che volevano realizzare i guadagni e aumentare prudenzialmente la liquidità. Il lingotto così è sceso dai picchi delle prime settimane dell’anno. C’è stato poi peraltro un parziale recupero. Il prezzo del metallo giallo, pur non essendo più ai massimi, è rimasto comunque a livelli alti.
