L'analisi

Orologi svizzeri, la linea di difesa

I dati del primo trimestre di quest'anno mostrano una tenuta inaspettata, anzi un leggero aumento delle esportazioni
Lino Terlizzi
26.04.2026 10:31

Le cifre del primo trimestre di quest’anno confermano che l’industria orologiera svizzera, pur non attraversando certo uno dei suoi momenti migliori, sta comunque trovando una linea di difesa. Da un lato il settore orologiero elvetico deve far fronte, come e più di altri, alle sfide di un contesto geopolitico ed economico difficile; dall’altro, sta riuscendo a limitare i danni e anche a mostrare alcuni aspetti di tenuta, giocando sul valore aggiunto dei suoi prodotti e su una larga diversificazione dei mercati. Il polo svizzero rappresenta oltre il 50% del fatturato mondiale del settore ed esporta oltre il 90% della sua produzione; i dati sull’export forniti dalla Federazione dell’industria orologiera svizzera (FH) sono quindi un indicatore di rilievo, che dà una fotografia sufficientemente ampia dell’andamento di questo ramo dell’economia elvetica.

I numeri dell’export

Nei primi tre mesi del 2026 le esportazioni sono state di 6,2 miliardi di franchi, l’1,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. A ciò si è arrivati dopo una flessione del 3,6% in gennaio, un aumento del 9,2% in febbraio, una discesa dell’1% in marzo, sempre su base annua. Un’altalena che conferma le difficoltà ma anche la resilienza del polo svizzero, con un bilancio leggermente positivo alla fine del trimestre. Occorre ricordare che l’intero 2025 si è chiuso con un export di 25,5 miliardi, l’1,7% in meno in rapporto al 2024; pur cedendo qualcosa, l’export l’anno scorso è riuscito appunto a rimanere sopra i 25 miliardi, come già d’altronde era accaduto l’anno prima, con 25,9 miliardi. Il picco restano i 26,7 miliardi del 2023.

Questo l’andamento nel primo trimestre 2026 per quel che riguarda l’export verso i primi dieci mercati, nell’ordine: Stati Uniti 1,1 miliardi di franchi (+2%), Giappone 439 milioni (-0,4%), Hong Kong 438 milioni (-0,8%), Francia 434 milioni (+55%), Cina 420 milioni (-0,7%) Regno Unito 403 milioni (+2%), Singapore 388 milioni (-1%), Emirati Arabi Uniti 316 milioni (+5%), Germania 284 milioni (-9%), Italia 219 milioni (-8%). Nella top ten dunque quattro mercati hanno il segno positivo e sei mercati hanno il segno negativo (di questi, quattro hanno una flessione leggera). Non sono numeri entusiasmanti, ma c’è anche qualche elemento di tenuta.

Gli USA rimangono di gran lunga il maggior mercato e il fatto di esser riusciti sin qui a passare attraverso le turbolenze dei dazi americani, con una lieve flessione nel 2025 e un leggero aumento nel primo trimestre 2026, è un fatto apprezzabile. La forza del prodotto-orologio svizzero per ora si fa ancora sentire, negli USA e altrove. Giappone e Hong Kong nel trimestre sono scesi poco, la Francia ha registrato un balzo notevole, determinato secondo la FH non tanto dal mercato interno quanto dalle riesportazioni verso altri mercati. La Cina pure è scesa poco, il Regno Unito è salito seppur non di molto, Singapore ha contenuto la flessione, gli Emirati Arabi hanno avuto un progresso e Germania e Italia hanno invece confermato la fase non facile. Emirati e Oman a parte, la situazione in Medio Oriente è peraltro peggiorata (Arabia Saudita e altri sono in netta discesa), con flessioni marcate nel mese di marzo, in coincidenza con la nuova guerra di USA e Israele contro l’Iran.

Il quadro complessivo

Le tensioni geopolitiche, i conflitti bellici, il rallentamento economico internazionale e i pericoli di inflazione, l’incognita dei dazi americani sono tutti fattori che complicano lo scenario mondiale e che si fanno sentire inevitabilmente anche in questo settore. A ciò si aggiunge la forza del franco, che consente alla Svizzera di avere un import meno caro e di limitare molto l’inflazione, ma che crea alcuni ostacoli in più all’export elvetico. L’industria orologiera svizzera d’altro canto ha la qualità dei suoi prodotti, con la leadership nella gamma alta ma anche con produzioni significative nelle gamme media e di base. Il polo elvetico dei segnatempo ha inoltre una presenza molto articolata nei mercati mondiali, con una diversificazione che permette di avere un maggior equilibrio.

La critica secondo cui le quantità prodotte nel corso degli anni hanno subito più volte diminuzioni descrive un aspetto reale ma anche parziale. La leadership del polo svizzero, al contrario di quella di molti produttori asiatici, è infatti basata non tanto e soltanto sul numero di pezzi quanto da un fatturato alimentato anche e soprattutto dalla qualità dei prodotti, con valori in media elevati nel raffronto internazionale. La fase attuale certo non è facile, ma se l’industria elvetica degli orologi riuscisse quantomeno a tenere le posizioni in questo difficile 2026, come si è visto nel primo trimestre, ci sarebbero i presupposti per rilanci in futuri contesti auspicabilmente meno complicati.

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