Per i referendum servono regole più rigide

Nel cuore della democrazia svizzera pulsa uno strumento importante e antico: il referendum. È una garanzia di controllo che permette di riequilibrare il rapporto tra istituzioni e cittadini. Negli ultimi anni, alla luce di nuove tecnologie, denunce di firme false, costi impressionanti per i contribuenti per referendum continui, inefficaci ed inutili, è giunto il momento di chiedersi: servono nuove, stringenti regole per proteggere la democrazia diretta?
Servirebbe un aumento importante del quorum di firme, una cauzione economica significativa e l’uso dell’identità elettronica per la raccolta firme. A livello federale, per indire un referendum facoltativo contro una legge approvata dal Parlamento sono necessarie 50.000 firme valide, raccolte entro 100 giorni dalla pubblicazione dell’atto. Chi vuole avviare un referendum deve raccogliere firme da cittadini aventi diritto di voto, poi ogni firma deve essere scritta a mano, con nome, cognome, data di nascita, indirizzo; infine le firme devono essere raccolte su liste separate per Comune, perché ogni Comune controlla le firme dei propri residenti.
Un referendum, quando indetto, non costa solo al comitato promotore, ma a tutta la collettività con sostanziali costi. È legittimo chiedersi se deve davvero essere così facile lanciare referendum o se servono dei filtri più seri, che garantiscano che solo proposte con un reale supporto popolare allargato arrivino al voto.
La popolazione Svizzera nel 2024 è di circa 8,9 milioni di abitanti mentre la popolazione del Canton Ticino è di circa 359.000 abitanti. Si potrebbe aumentare il quorum di firme al 10% della popolazione, ovvero per il Canton Ticino almeno 40.000 firme per un referendum cantonale, e per la Svizzera intera almeno 6-700.000 firme per un referendum federale.
Inoltre, sarebbe utile l’introduzione di una cauzione economica significativa: chi propone un referendum in Canton Ticino deve depositare almeno 1 milione di franchi al momento della richiesta e chi propone un referendum federale deve depositare almeno 3 milioni di franchi. Questi importi verrebbero restituiti solo se il referendum proposto raggiunge almeno il 30-40% di partecipazione ai voti dei proponenti, che dimostri un reale interesse da parte della popolazione. Questa cauzione sarebbe una garanzia per indurre i promotori a riflettere seriamente sulla rilevanza della proposta prima di lanciare un referendum. Questi filtri più alti quali il quorum firme ed il deposito di una cauzione, assicurerebbero che solo proposte serie, con reale sostegno allargato, arrivino al voto, contenendo il numero di referendum per anno e di conseguenza il costo per lo Stato e per noi tutti cittadini. Non si tratta solo di scoraggiare iniziative estemporanee, ma anche di elevare la qualità del dibattito politico così che, solo proposte davvero maturate, con larga base di sostegno, arriveranno al voto.
In un momento storico in cui la fiducia nelle istituzioni, la partecipazione civica, la protezione della democrazia diventano sempre più delicate, non possiamo permetterci di lasciare intatto un sistema vulnerabile a abusi e votazioni inutili. È arrivato il momento di riformare lo strumento referendum con responsabilità, non per rendere difficile la democrazia diretta, ma per renderla più vera e più rispettosa del cittadino e del contribuente.
