Perché l'euro non è né forte né debole

All’inizio di quest’anno l’euro ha compiuto 27 anni ed ha accolto il 21. membro, la Bulgaria. La moneta unica europea è nata il primo gennaio del 1999 e nei suoi primi tre anni ha funzionato come unità di conto, per scopi contabili e per pagamenti elettronici. Da inizio 2002 l’euro è poi diventato anche vera e propria moneta circolante. Il nucleo iniziale dell’Eurozona era formato da 11 Paesi e cioè da Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna. Tra il 2001 e il 2015 la compagine si è molto ampliata, con gli ingressi di 8 nuovi membri: Grecia, Slovenia, Cipro, Malta, Slovacchia, Estonia, Lettonia, Lituania. Il primo gennaio del 2023 è stata poi la Croazia, 20. membro, ad entrare. E poi la Bulgaria il mese scorso, appunto.
Lo sviluppo
In oltre un quarto di secolo di vita, la moneta unica europea ha dovuto affrontare crisi non indifferenti, ma nonostante ciò l’euro come si è visto non ha perso membri e ne ha anzi trovati di nuovi. La più acuta tra le crisi dell’area euro è stata per molti aspetti quella dei debiti pubblici, tra il 2011 e il 2012, ma anche in quel caso l’euro è riuscito a rimanere in piedi. Nel tempo ci sono state moltissime previsioni sulla scomparsa della moneta unica europea, ma sin qui sono state tutte smentite dai fatti. Anche le previsioni su un ridimensionamento dell’Eurozona, comprese quelle che indicavano un’uscita della Germania, non hanno trovato sinora conferme nella realtà.
L’unione monetaria europea è in sé un meccanismo con molte complicazioni, soprattutto perché è attuata da Paesi che non hanno un’unione politica corrispondente. Ma, evidentemente, presenta anche vantaggi tali da farla andare avanti. Il governo dell’euro è nelle mani della Banca centrale europea (BCE), c’è quindi una cessione di sovranità monetaria da parte dei Paesi membri. Questa cessione è stata però compensata da alcuni fattori che vengono considerati come positivi dagli aderenti all’euro. D’altronde, dei 27 Paesi che compongono l’Unione europea ben 21, come detto, fanno parte a questo punto dell’Eurozona.
Gli assetti
È interessante vedere dunque quali sono per i membri i vantaggi principali dell’euro. Qui bisogna distinguere tra Paesi a moneta forte e Paesi a moneta debole. I Paesi che avevano una moneta forte, a cominciare dalla Germania con il marco, hanno ottenuto di fatto l’eliminazione delle svalutazioni competitive - attuate prima dell’euro da una serie di Paesi vicini - cancellando così alcuni rilevanti riflessi negativi sulle loro esportazioni. In cambio, gli Stati che avevano monete forti hanno dovuto gestire le tensioni sui mercati, talvolta forti, legate ai conti pubblici non in ordine di una parte dei Paesi dell’area.
Dal canto loro, gli Stati con monete tendenzialmente deboli, tra i quali l’Italia con la lira, hanno ottenuto una stabilità valutaria, che ha consentito loro di avere tassi di interesse decisamente più bassi; hanno avuto inoltre aiuti economici ingenti nelle fasi di particolare difficoltà, come si è visto anche con la pandemia e il Recovery Fund. In cambio, questi Stati delle monete deboli hanno dovuto affrontare le riorganizzazioni di rami delle loro economie e accettare meccanismi di contenimento dei deficit e debiti pubblici. Sia i Paesi a moneta forte sia quelli a moneta debole hanno sin qui valutato che i vantaggi derivanti dall’adesione all’euro fossero superiori agli svantaggi.
Il trend di fondo
Ma l’euro è una moneta forte o una moneta debole? Se si guarda al trend di fondo, non è né l’una né l’altra cosa, è piuttosto una moneta stabile, nel senso che tende alla stabilità nel lungo periodo. L’euro nel tempo ha perso terreno sul franco svizzero, ma la valuta elvetica è molto forte di suo ed è salita contro tutte le monete. Più indicativo per la valutazione dell’euro è il cambio con il dollaro USA; si tratta del cambio principale a livello mondiale, visto che per utilizzo negli scambi e per riserve il dollaro è primo e l’euro secondo.
Alla sua nascita, nel 1999, l’euro valeva 1,17-1,18 dollari. Nell’ottobre del 2000 l’euro ha toccato il suo minimo a 0,82 dollari. C’è stata poi una lunga risalita dell’euro, sino al massimo toccato dalla moneta unica europea nel luglio del 2008, a 1,59 dollari. In seguito, per molti anni ci sono state oscillazioni all’insù e all’ingiù, talvolta anche consistenti, che sono però sempre state superate. Sino ad arrivare all’1,17-1,18 di queste settimane, con un ritorno anche simbolico al livello iniziale. È vero che la debolezza del dollaro nell’ultima fase ha favorito l’euro, ma è anche vero che quest’ultimo in 27 anni ha manifestato di suo una tendenza di fondo al mantenimento del cambio da cui era partito. Alla stabilità nel lungo termine appunto, senza essere né forte né debole.
