Giustizia

Quando i magistrati giocano a ping-pong

Inchieste rimbalzate da una Procura all'altra, da un cantone all'altro - Il caso di un presunto stupro avvenuto in un appartamento a Lugano, e di un problema di traduzione
©Gabriele Putzu
Federico Storni
15.02.2026 06:00

È uno dei capisaldi del diritto penale: il perseguimento dei reati spetta alle autorità inquirenti dei luoghi in cui essi avvengono. E allora perché capita che le procure cantonali «litighino» per le indagini? Perché come tutte le cose, anche un’indicazione sulla carta chiarissima nella vita reale si complica, specialmente nella Svizzera multilingue. Ne sa qualcosa il Ministero pubblico ticinese (MP-TI), che negli scorsi mesi ha argomentato, con alterne fortune, che non dovrebbe essere lui a indagare due distinti e presunti abusi sessuali che sarebbero stati compiuti a Lugano e Locarno. Lo stesso MP-TI che, un anno fa, era riuscito a «dirottare» al Ministero pubblico della confederazione (MPC) una delle più grandi inchiesta mai giunta sulla sua scrivania.

Il campo da gioco

A regolare la tematica è il Codice di diritto processuale svizzero, agli articoli 31-42, con in particolare l’articolo 38 a definire le rare occasioni in cui si può determinare un «foro derogatorio», ovvero «se il centro dell’attività penalmente rilevante, la situazione personale dell’imputato o altri motivi pertinenti lo esigono». Ancora: «La deroga al foro legale deve rimanere l’eccezione». L’ultima frase proviene da una delle sentenze della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP-TPF), ovvero il Tribunale incaricato di risolvere le insanabili differenze di vedute fra le Procure. Essa si attiva, quando non vanno a buon fine i tentativi di mettersi d’accordo autonomamente. In tutti i casi che vedremo la CRP-TPF era composta da tre giudici e presieduta dal ticinese Roy Garré.

Versione discordati

Partiamo da Lugano, e dal presunto stupro avvenuto in un appartamento cittadino l’estate scorso. A denunciarlo, nel Canton Lucerna dove risiede, è stata la presunta vittima, che ha affermato di essere stata violentata mentre dormiva da un uomo pure residente nel Canton Lucerna. La denuncia è per «violenza carnale e/o atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere». L’uomo per contro ha affermato, sentito dalla Procura lucernese, che il rapporto era consenziente e che è avvenuto mentre la donna era sveglia. A chiedere che si indagasse il caso in Ticino sono stati i lucernesi, essendo il presunto reato avvenuto a Lugano. Contrario invece l’MP-TI, secondo cui «vi sarebbero motivi oggettivi - tra i quali di opportunità e di efficienza professionale, nonché di economicità» per fissare un foro derogatorio. Più nel dettaglio, riassume la CRP-TPF, la Procura ticinese ha argomentato che «il MP-LU non avrebbe tempestivamente rimesso il caso al MP-TI, effettuando invece diversi atti istruttori rilevanti, come l’interrogatorio delle parti; quest’ultime sarebbero entrambe residenti nel Canton Lucerna e si sarebbero espresse dinanzi alle autorità penali lucernesi in tedesco, senza interpreti; ad entrambe sono già stati nominati dei difensori d’ufficio; la trattazione del caso da parte delle autorità ticinesi comporterebbe tutta una serie di problemi, come la nomina di nuovi difensori, lo spostamento personale delle parti in Ticino per l’esperimento di possibili ulteriori atti istruttori (con eventuali misure coercitive), la necessaria presenza di interpreti e la traduzione degli atti fino ad ora esperiti. Per tacere del fatto che in ambito di reati contro l’integrità sessuale le proprietà linguistiche e le sfumature di dichiarazioni rese nella propria lingua madre rivestono un ruolo importante, circostanza che verrebbe snaturata con una necessaria traduzione in lingua italiana».

Tutte le informazioni necessarie

La CRP-TPF ha infine sentenziato di fissare un foro derogatorio ritenendo «decisivo» un singolo aspetto: il fatto che la Procura lucernese abbia atteso troppo prima di provare a scaricare l’inchiesta a quella ticinese: «Il MP-LU disponeva di tutte le informazioni necessarie per presentare senza indugio al Cantone Ticino una documentata richiesta di assunzione del procedimento, ma non si capisce perché si sia aspettato così tanto tempo prima di avviare la relativa procedura». Il lungo tempo trascorso, unito alle altre rimostranze del MP-TI, hanno quindi permesso di eccepire al caposaldo, e il caso verrà giudicato a Lucerna.

Il campo scuola estivo

Avessero, gli inquirenti lucernesi, agito per tempo, le cose sarebbero probabilmente andate diversamente e il caso sarebbe stato indagato in Ticino. Un forte indizio in questo senso è un’altra sentenza su un presunto abuso sessuale, oggetto di litigio fra il Ticino e, stavolta, San Gallo. I fatti contestati sono avvenuti la scorsa estate a Locarno, nell’ambito di un campo scuola estivo di ragazze e ragazzi provenienti dalla Svizzera tedesca. Un’insegnante avrebbe costretto le vittime, tutte e tre minorenni, a inserire un tampone per poter andare con il gruppo in piscina. Ma le tre ragazze non sarebbero riuscite a farlo. A quel punto lo avrebbe inserito loro l’imputata. Fatti oggetto di una denuncia alla procura sangallese per ripetuti atti sessuali con fanciulli, sussidiariamente coazione sessuale e ancora più sussidiariamente sfruttamento dello stato di dipendenza. Il MP-TI ha in sostanza sfoderato le stesse argomentazioni del caso luganese (a tratti è un copia-incolla) ma con alterno successo. Questo perché, scrive la CRP-TPF, il Ministero pubblico di San Gallo «ha senza indugio intrapreso gli atti istruttori necessari a chiarire gli elementi essenziali del caso» e la domanda di assunzione è stata «celermente presentata», cosa «che non dà il fianco a critiche». E, dato che stavolta la procedura è stata seguita correttamente e il fattore tempo non era più determinate, le argomentazioni del MP-TI non sono più state ritenute sufficienti: «Se è vero che in ambito di reati sessuali la raccolta delle prove può essere delicata e fonte di specifiche difficoltà, queste sono legate alla ricostruzione dei fatti oggetto dell’inchiesta e non alla lingua delle parti, che, ce ne fosse bisogno, è materia per traduttori e interpreti qualificati, i quali non fanno certo difetto nel Canton Ticino».

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