L'anniversario

Sono già passati dieci anni

Il ricordo dell'ultimo direttore delle PTT, Jean-Noël Rey, ucciso in Burkina Faso
Jean-Noel Rey (KEYSTONE/Anthony Anex)
Andrea Stern
Andrea Stern
18.01.2026 11:29

Erano andati in Burkina Faso per inaugurare una mensa scolastica finanziata dalla loro associazione Yeelen (la luce). Ma il 15 gennaio 2016 il destino dell’ex direttore della Posta ed ex consigliere nazionale socialista Jean-Noël Rey e del suo amico e collega di partito Georgie Lamon si scontrò con i proiettili dei terroristi islamici che presero di mira indistintamente gli avventori di un ristorante e un albergo nel centro della capitale Ouagadougou, uccidendo 30 persone e ferendone altre 56.

«Jean-Noël Rey e Georgie Lamon erano dei grandi socialisti, che credevano in un mondo migliore, volevano fare la loro parte e ci sono riusciti - li ricordò l’allora consigliere federale Alain Berset -. La loro è una morte profondamente ingiusta».

L’attentato di Ouagadougou passò forse in secondo piano rispetto ai più letali e più vicini attentati di Parigi, avvenuti solo un paio di mesi prima, ma suscitò grande commozione in Svizzera anche per il profilo delle persone coinvolte. Le due vittime avevano entrambe lasciato una grande impronta nella storia del nostro Paese, in particolare Jean-Noël Rey, che era stato tra il 1990 e il 1998 l’ultimo direttore delle allora PTT prima che si sciogliessero in due entità separate, La Posta e Swisscom.

Una persona «scoppiettante»

«Era una persona scoppiettante, fantasiosa, molto simpatica , di compagnia - lo ricorda oggi il dottor Franco Cavalli, che fu suo compagno di parlamento per una legislatura, tra il 2003 e il 2007 -. Quando appresi della morte di Rey e Lamon rimasi molto turbato. Anche perché non erano andati in Africa per fare affari ma per aiutare. Mi sono sentito molto vicino a loro, pensando a quel paio di occasioni in cui anch’io, in America Latina, mi sono ritrovato in situazioni pericolose».

Un’infanzia che forgia

Nato e cresciuto in un Vallese che era ancora terra di sussistenza ed emigrazione, Jean-Noël Rey raccontava a Le Temps di quando suo nonno, non trovando di che mettere in tavola, decise di andare a fare lo stagionale a Evian, in Francia, dove trovò lavoro come portiere d’albergo: «Ci portava delle arance per Natale, al villaggio erano tutti impressionati».

Il nonno venne poi assunto come operaio da Alusuisse, a Sierre, una fabbrica che ai tempi d’oro impiegava fino a 3’500 persone, tra cui in seguito anche il padre di Jean-Noël Rey, prima di diventare segretario sindacale e iniziare a girare per le assemblee operaie, facendosi accompagnare dal futuro direttore delle PTT, che allora era solo un bambino. «Mio padre era una persona molto umana, forse non abbastanza cinica, io ho preso da lui nel bene e nel male» , lo ricorderà il figlio.

Difatti anche lo stesso Jean-Noël Rey ha lasciato un’impronta di grande umanità, generosità e disponibilità, sia nei confronti dei collaboratori sia di chiunque gli chiedesse un aiuto.

L’episodio luganese

A Lugano c’è chi non ha ancora dimenticato il suo intervento, definito«decisivo», per la salvaguardia dello storico Canvetto Luganese dai piani che ne avrebbero previsto la demolizione e la sostituzione con un più moderno, funzionale (e voluminoso) edificio.

«Un giorno qualcuno mi fece pervenire in panetteria il progetto per la costruzione di un palazzo al posto del Canvetto - racconta Giancarlo Seitz, ai tempi consigliere comunale a Lugano, oggi deputato in Gran Consiglio -. Allora con l’amico Giovanni Cansani contattammo il direttore delle PTT, che erano proprietarie del sedime, e gli chiedemmo se fosse stato possibile parlare con lui. La settimana seguente arrivò a Lugano, ci trovammo a pranzare a un grotto, ne discutemmo e lui promise che avrebbe fatto il possibile per salvare quello storico edificio. Poco dopo venne siglato il passaggio alla Fondazione Diamante, che ha permesso di salvare il Canvetto dalle mire degli speculatori».

Questo è solo uno dei tanti episodi che potrebbero essere ripescati per sottolineare la grande umanità mostrata sull’arco dell’intera vita da questo vallesano figlio di operai, che studiò scienze economiche e sociali, venne assunto al segretariato del Partito socialista, divenne collaboratore personale del consigliere federale Otto Stich, entrò alle PTT e guidò la loro divisione in due entità, poi tornò a fare politica e impegnarsi in prima persona di mille altre attività. Tra cui quelle umanitarie, che lo portarono a trovarsi quel 15 gennaio 2016 a Ouagadougou sulla traiettoria cieca dei terroristi islamici. Aveva 66 anni.

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