Ambiente

Sotto l'assedio delle pale eoliche

La Sardegna si ribella a una legge che minaccia coste, chiese e nuraghi - Una protesta popolare a cui stanno aderendo sindaci, donne e un gruppo editoriale
Lorenzo Piras
31.05.2026 16:45

Non solo mare. Poco importa se - in piena campagna referendaria per la separazione delle carriere dei magistrati, poi terminata in Italia con la vittoria del no - la premier Giorgia Meloni abbia definito troppo giovane e costosa la tecnologia off shore. Attorno alla Sardegna, tra le mete più amate dagli svizzeri, potrebbero sorgere più di mille pale, spettacolo eolico non richiesto dai vacanzieri della Costa Smeralda, di Baunei, di Pula o di Villasimius. A terra poi, secondo la nuova legge «aree idonee nazionale», che integra e fortifica un decreto del governo Draghi (2021-2022), si presterebbero all’eolico e all’agrifotovoltaico 370 mila ettari. Tanto che un gruppo di comitati spontanei, nel 2024 protagonisti della raccolta di 210mila firme a sostegno della proposta di legge Pratobello24 (contro l’eolico) al termine di una mobilitazione mai vista - non solo in Sardegna - per le adesioni, dopo la linea della denuncia di piazza, ha deciso ora di presentare esposti alla Procura della Repubblica.

Il ricorso alla magistratura

Sì, perché a essere minacciati sono luoghi iconici, testimoni di un passato millenario, di una grandeur che attraversa i secoli come quella dei nuragici. È proprio su monumenti come la basilica di Saccargia, nel Sassarese, stupendo esempio di romanico-pisano minacciato dalle torri eoliche, che il Comitato della Gallura, tra i più attivi nella protesta, ha scelto di rivolgersi direttamente alla magistratura. Poi, rischia qualche pala all’orizzonte anche Su Nuraxi, la reggia di Barumini, scoperta dall’accademico dei Lincei Giovanni Lilliu.

Fin dalle origini, la campagna che si oppone all’assalto eolico e fotovoltaico è supportata dal gruppo editoriale che fa capo al più antico quotidiano dell’Isola, L’Unione Sarda, il cui editore, Sergio Zuncheddu, si è esposto in prima persona contro l’assalto a un territorio ancora per larga parte incontaminato e dove multinazionali attive in mille settori differenti stanno puntando il loro business. Da padre nobile di una battaglia di principio, Zuncheddu ha sempre affermato che la contrarietà non riguarda le rinnovabili in senso assoluto, ma chi, attorno ad esse, intende speculare lasciando nell’Isola solo macerie. Senza visione, azione, prospettiva. Insomma, un po’ come fece, negli Anni Settanta, chi promise alla Sardegna un futuro basato sullo sviluppo della Chimica, progetto abbandonato alla prima curva utile dopo aver ricevuto lauti incentivi.

La Regione Sardegna

La Regione autonoma, invece, sulle rinnovabili procede a fari spenti. Un vuoto normativo espone la Sardegna a qualsiasi tipo di speculazione ma la strategia politica, ora, è improntata sulla riflessione. Per evitare altri assalti però bisogna fare in fretta e dare gambe al progetto più volte annunciato (ma non ancora partorito) di una nuova legge regionale sulle aree idonee a prova di Corte Costituzionale. Sullo sfondo resta la Pratobello 2026, soluzione indicata dall’ex parlamentare e presidente della Regione Mauro Pili, che offre ai Comuni la possibilità di approvare una mozione in cui si ribadisce l’esclusiva competenza della Regione in materia urbanistica. Regole di tutela da inserire nei Puc (progetti di utilità collettiva, a titolarità comunale). Ma che una legge troppo restrittiva possa essere di nuovo impugnata dal Governo e annullata dalla Consulta (la Corte Costituzionale italiana) per conflitto di competenze con le norme statali è un rischio che va evitato.

Una grande mobilitazione

«Quindi meglio prendersi il tempo per studiare la soluzione», argomentava tempo fa Antonio Solinas, presidente della Quinta commissione (Energia e Industria) del Consiglio regionale sardo che, in seduta congiunta con la Quarta (Urbanistica e Paesaggio), un mese fa ha convocato gli attivisti della Pratobello 24, la proposta di legge di iniziativa popolare da 211mila firme, raccolte in tre mesi dopo una grande manifestazione a Saccargia, non lontano da Sassari, e una mobilitazione che ha pochi casi simili a livello europeo, ma finora rimasta lettera morta nonostante, nell’autunno del 2024, un gruppo di attiviste avesse addirittura occupato l’Aula della maggiore assise regionale per tre giorni.

«L’obiettivo è arrivare a una norma condivisa, magari con parti del disegno di legge che la Giunta intende presentare quanto prima integrate con la proposta di legge di iniziativa popolare, che accolga i rilievi della Consulta, cercando di bilanciare la tutela dell’ambiente e del paesaggio con gli obiettivi nazionali di transizione energetica». L’idea è quella di rafforzare il nuovo disegno di legge regionale integrando elementi della Pratobello 24 (in particolare inserendo l’articolo 3 lettera f con cui lo Statuto attribuisce competenza esclusiva alla Regione in materia urbanistica) senza però stravolgerne l’impianto per non renderlo incostituzionale.

Bocciature da Roma

Tutti ragionamenti che arrivano dopo sonore bocciature da parte della Corte costituzionale di Roma. A cominciare - con la sentenza 28 del 2025 - dalla cosiddetta moratoria sarda, studiata per bloccare temporaneamente eolico e fotovoltaico, per poi arrivare alla legge 20 sulle aree idonee, approvata a fine 2024 e preferita alla Pratobello 24. La Consulta ha ritenuto che la qualifica di «non idoneità» di un’area non possa tradursi in un divieto generalizzato e aprioristico di installazione degli impianti. Insomma, è un approccio, secondo i giudici, che impedisce l’accesso ai procedimenti autorizzatori semplificati, in contrasto con la normativa nazionale ed europea sulle rinnovabili. Quest’anno è entrata in vigore la legge nazionale 4 sulle aree idonee, ma la Regione l’ha impugnata, accusando lo Stato di calpestare l’autonomia statutaria: sono troppi 370 mila ettari di aree idonee nell’Isola.

E qualche giorno fa il Consiglio dei ministri, su proposta della premier Meloni, di origine sarda da parte di padre, ha deliberato la determinazione di intervento nel giudizio di legittimità costituzionale promosso dalla Regione, riaprendo di fatto lo scontro istituzionale tra Cagliari e Roma.

Lo sfregio

I colossi dell’energia, nel frattempo, hanno ripreso coraggio, se è vero che basta il visto del Governo per ottenere l’autorizzazione a realizzare le opere. L’assalto alle coste può quindi prendere forma. Si calcola che - se tutti i piani off shore previsti nel mare sardo dovessero ottenere il via libera dal Governo - sarebbero più di mille le torri eoliche che circonderebbero le coste sarde. Per l’esattezza 1.110, per 18.082 megawatt di potenza, tenendo conto dei principali progetti in ballo, 25, comprendendo anche Poseidon e Nurax, due grossi piani davanti alla Costa Smeralda ripresentati di recente. Ma anche a terra non si scherza: le pale eoliche in funzione sono 1.200, quelle previste 2.500 in più. Insomma, tra on shore e off shore le turbine spinte dal vento potrebbero diventare 4.800. Senza contare i 100mila ettari di terreni agricoli occupati o in via di occupazione da impianti fotovoltaici. Ce n’è d’avanzo per definirlo sfregio. Forse retrocesso in secondo piano per via dei conflitti in atto e per le preoccupazioni legate all’economia planetaria. Ma il sindaco di Orgosolo Pasquale Mereu, padre della Pratobello 24, la proposta di legge di 211 mila firme che, solo dopo due anni, la Regione sta prendendo in considerazione, è tranchant: «Qui è la politica che sta deragliando», ha fatto notare. «Serve uno scatto per fermare l’assalto alla Sardegna». Ci sarà?

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