«Spostare la tela di Bayeux è una vera follia»

Gli elementi chiave della conquista normanna dell’Inghilterra da parte di Guglielmo il Conquistatore, culminata nel 1066 con la battaglia di Hastings, si intrecciano in un racconto epico: dall’invito di Aroldo a Guglielmo, al suo viaggio in Normandia e il giuramento di fedeltà, dalla cometa di Halley che preannuncia la sventura, al funerale di Edoardo il Confessore, dall’incoronazione di Aroldo alle preparazioni dell’invasione; fino alla storica battaglia, terminata con la morte di Aroldo e l’ascesa al trono di Guglielmo il Conquistatore, nuovo e legittimo re d’Inghilterra.
Uno straordinario affresco storico arricchito da episodi di vita quotidiana che rendono le sessantadue scene dell’arazzo di Bayeux uniche nel loro genere.
Un «fumetto» medievale
Ma chi lo considera un semplice arazzo sbaglia: questo capolavoro medievale, lungo ben settanta metri e alta cinquanta centimetri, è composto da nove grandi tele di lino, dapprima cucite tra loro, poi finemente ricamate con fili di lana in otto colori, seguendo lo stile delle miniature inglesi dell’epoca.
Una sorta di «fumetto» ante - litteram disegnato in punta d’ago, pronto a traslocare da Bayeux al British Museum a Londra. Qui sarà esposto per un anno a partire dal prossimo settembre, in quella che si preannuncia come la più grande mostra degli ultimi anni, prima di tornare in Francia alla fine del 2027. Sempre che tutto proceda come previsto.
Trasloco con polemica
Già, perché il prestito promesso lo scorso luglio dal presidente francese Emanuel Macron al British Museum preoccupa non poco gli addetti ai lavori, al di qua e al di là della Manica. Nelle scorse settimane il pittore britannico David Hockney ha definito «una follia» il progetto di trasferimento. Per l’artista, questo viaggio rappresenta «un rischio troppo grande» per l’opera millenaria. «La tela di lino è indebolita dal tempo e i fili di lana ricamati sono vulnerabili», ha sottolineato dalle colonne di «The Indipendent», mettendo in guardia anche dai pericoli di «sbalzi di temperatura, umidità o esposizione alla luce». Il British Museum è subito corso ai ripari, assicurando che il museo dispone di una squadra di specialisti di conservazione e di collezioni di fama mondiale. Inoltre il museo ha spiegato che «riceve e spedisce spesso opere ancor più antiche dell’arazzo di Bayeux, e il loro stato e la loro sicurezza sono sempre state di fondamentale importanza».
Anche lo storico Marco Meschini è preoccupato. «Mi auguro che quest’opera unica nel suo genere venga preservata nell’ambito di questa operazione politicamente importante. Ricordo che la tela data in prestito all’Inghilterra dal presidente Macron non è stata scelta a caso: il manufatto simboleggia l’unione tra i due Paesi che sono stati spesso in conflitto, pur rappresentando l’atto fondativo del regno «francese» d’Inghilterra. Al di là del documento storico di notevole portata, la tela di Bayeux costituisce una testimonianza unica della vita nell’XI secolo, descritta nei minimi aspetti. Ci sono cavalli e cavalieri che sprofondano nelle sabbie mobili presso l’abbazia di Mont-Saint-Michel, opulenti banchetti rappresentati con tutti gli arnesi utilizzati in cucina per preparare le vivande. Un mondo abitato da più di seicento personaggi e cinquecento animali che si muovono al di qua e al di là della Manica», aggiunge l’esperto in Medioevo ed Età Moderna.
Gli appetiti della storia
Quello che avverrà nei prossimi mesi non si tratta del primo trasloco della tela. Affascinato dalla storia della conquista normanna narrata dall’opera, Napoleone la fece portare a Parigi nel 1803. Pure l’imperatore voleva invadere l’Inghilterra e per motivare i francesi fece esporre la tela al Louvre. «Il suo messaggio alla popolazione era chiaro: «lo abbiamo già fatto una volta, perché non farlo una seconda» racconta Meschini. L’utilizzo propagandistico del capolavoro medievale non raggiunse l’obbiettivo militare. Napoleone neppure tentò di invadere l’Inghilterra, ma da allora la famosa tela, poi restituita alla sua città d’origine, diventò un’icona.
Tanto che, nel secolo successivo, durante la seconda guerra mondiale, il regime nazista di Hitler incaricò un suo ricercatore di studiare l’arazzo per approfondire le tesi sull’origine della «razza ariana». Lo studioso tedesco pensò bene di prelevare alcuni lembi del magnifico ricamo e di portarli in Germania. «Lo studio non venne mai pubblicato, ma il frammento finito nelle mani dei nazisti sparì. Fino al 2023, quando venne rinvenuto nel lascito dello scienziato nazista e proprio di recente la Germania lo ha riconsegnato al museo di Bayeux».
Polizza milionaria
In vista del prestito al British Museum, il governo britannico ha assicurato il prezioso manufatto per ottocento milioni di sterline. Oltre il doppio della cifra pagata quando il Salvator Mundi di Leonardo da Vinci fu battuto all’asta. Secondo il sito web «Il giornale dell’arte», l’accordo tra i Ministeri della Cultura francese e britannico prevede anche misure logistiche particolarmente rigorose: prima del trasferimento definitivo sarà effettuata una prova generale con una cassa contenente un facsimile dell’arazzo, dotata di sensori per l’analisi delle vibrazioni, che viaggerà via camion attraverso il Tunnel della Manica. Al termine del prestito, il British Museum effettuerà «a proprie spese il rapporto sullo stato di conservazione quando l’arazzo sarà restituito a Bayeux». Incrociamo tutti le dita.
