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Ticino «folgorato»

Siamo il parafulmine della Svizzera: qui il cielo scarica tutta la sua energia
Nella foto: un fulmine con i paesi di Lamone Cadempino la notte. Veduta notturna. ©Gabriele Putzu
Marco Ortelli
22.08.2026 19:31

Alzi la mano chi non è mai rimasto a bocca aperta a guardare il cielo illuminato a giorno da lampi e tuoni più o meno lontani, e vicinissimi, come quelli scatenatisi nelle ultime ore. Meravigliati soprattutto se appostati in un luogo riparato e sicuro. In caso contrario, il rischio è quello di rientrare nella statistica e - in Ticino - conquistare un primato scomodo: negli ultimi dieci anni, nel nostro Cantone, il rischio di essere colpiti da un fulmine è otto volte superiore alla media svizzera e addirittura venti volte più alto che a Basilea Campagna, Vaud o Ginevra. Lo ha rilevato AXA, il maggiore assicuratore danni del Paese. Non bastasse, il Ticino figura anche tra i cantoni più colpiti dalla grandine. Alla voce “inondazioni”, invece, il nostro territorio non è ai primi posti, ma nemmeno può dirsi al riparo (vedi grafico elaborato con i dati statistici di AXA).

Un laboratorio temporalesco

Le immagini delle violente grandinate che negli ultimi anni hanno imbiancato il Locarnese in piena estate, delle automobili con i parabrezza infranti o dei nubifragi che hanno colpito l’Alta Vallemaggia ricordano quanto il maltempo possa trasformarsi, nel giro di pochi minuti, da spettacolo della natura a emergenza. Episodi diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa origine: un territorio che, per la sua conformazione geografica, rappresenta una delle aree più favorevoli della Svizzera alla nascita di temporali intensi. Il motivo è scritto nella carta geografica. Il Ticino è il primo ostacolo incontrato dalle correnti calde e umide provenienti dal Mediterraneo. Quando queste masse d’aria raggiungono le Alpi sono costrette a salire rapidamente. Raffreddandosi, il vapore acqueo condensa e si sviluppano gigantesche nubi temporalesche, capaci di produrre piogge torrenziali, grandine e una forte attività elettrica.

Per questo motivo il versante sudalpino è considerato uno dei laboratori meteorologici più interessanti del Paese. Leventina, Riviera, Valle Maggia, Centovalli e buona parte del Sopraceneri sono spesso interessati da temporali particolarmente energici, ma anche il Luganese e il Mendrisiotto possono assistere a fenomeni violenti quando le correnti meridionali trovano le condizioni favorevoli. È il motivo per cui, in una stessa giornata, un comune può ritrovarsi sommerso dalla grandine mentre quello accanto resta quasi completamente all’asciutto.

Saette e statistiche

Tra tutti gli eventi atmosferici, il fulmine continua a esercitare un fascino particolare. La scarica principale attraversa il cielo a velocità che possono superare i 100.000 chilometri al secondo e riscalda l’aria fino a circa 30.000 gradi, cinque volte la temperatura superficiale del Sole. Il lampo dura una frazione di secondo, ma basta a provocare un’improvvisa espansione dell’aria che genera il fragore del tuono. Ecco perché vediamo prima la luce e soltanto dopo sentiamo il boato. Un piccolo e ben noto trucco permette di capire quanto il temporale sia distante: poiché il suono viaggia a circa un chilometro ogni tre secondi, basta contare il tempo che passa tra il lampo e il tuono; dividendo quel numero per tre, si ottiene una buona stima dei chilometri che ci separano dalla scarica. Sperando ovviamente di aver potuto contare il tempo…

Essere colpiti da un fulmine resta un evento rarissimo. Tuttavia, le statistiche globali mostrano numeri impressionanti, con circa 240’000 persone colpite o ferite e 24’000 decessi stimati ogni anno nel mondo, sebbene il tasso di sopravvivenza superi il 90%. Vivendo in Ticino, la probabilità locale è sensibilmente superiore rispetto al resto della Svizzera: un dato che conferma quanto il nostro Cantone rappresenti una realtà climatica particolare, sospesa tra il Mediterraneo e le Alpi.

L’insidia della grandine e della pioggia

L’altro grande protagonista dei temporali ticinesi è la grandine. Negli ultimi anni chicchi grandi come palline da golf hanno provocato milioni di franchi di danni a veicoli, tetti, serre e coltivazioni. La loro caratteristica è l’estrema localizzazione: talvolta bastano poche centinaia di metri per passare da una strada completamente asciutta a un paesaggio ricoperto di ghiaccio.

Anche le piogge sembrano cambiare volto. Più che aumentare il numero dei temporali, sta crescendo l’intensità di alcuni episodi: precipitazioni concentrate in pochi minuti, raffiche di vento improvvise e nubifragi che mettono sotto pressione tombini, torrenti e corsi d’acqua. È una tendenza osservata da molti climatologi e che rende ancora più importante il monitoraggio costante del territorio.

Conto del maltempo e cultura della prevenzione

Il costo economico racconta bene questa realtà. Negli ultimi trent’anni il maltempo ha provocato danni assicurativi per una media di circa 115 milioni di franchi all’anno. Ma dietro la media si nascondono oscillazioni enormi: dai 291 milioni del 2021 ai 72 milioni del 2025. Anche il 2026, almeno finora, è stato relativamente clemente, con la grandinata del 9 giugno come episodio più oneroso della stagione.

La buona notizia è che molti danni possono essere limitati grazie ad accorgimenti semplici, ma spesso decisivi.

La ricerca, intanto, continua a studiare questi fenomeni per migliorare la capacità di previsione e i sistemi di allerta. Perché il cielo del Ticino continuerà a regalarci spettacolari giochi di luce, ma anche a ricordarci che vivere tra Mediterraneo e Alpi significa convivere con una delle meteorologie più dinamiche della Svizzera. Ammirare un temporale resta uno spettacolo straordinario. Farlo con consapevolezza è il modo migliore per proteggersi: d’altronde, con una probabilità annua inferiore a una su un milione, la statistica ci rassicura. Parafrasando una canzone di Gianni Morandi, verrebbe da dire che «uno su un milione... non ce la fa», ma basta un briciolo di prudenza per essere sicuri di non rientrare in quella frazione e godersi lo spettacolo senza restarne… fulminati.

Al Museo San Salvatore

Quando in vetta spiccava la ricerca sui «lampi»

Il Museo San Salvatore, situato sulla vetta dell’omonimo monte sopra Lugano, racchiude una memoria scientifica d'eccellenza: l’epopea della ricerca sulle scariche atmosferiche condotta in Ticino tra il 1943 e il 1982, che rese il sito un centro di ricerca sui fulmini di riferimento a livello mondiale.

Il laboratorio del Prof. Karl Berger

Il centro nacque nel 1943 su iniziativa della Commissione studi dell’Associazione Svizzera degli Elettrotecnici e dell’Unione Centrali Elettriche Svizzere. La direzione scientifica fu affidata al Prof. Karl Berger (1890-1993) del Politecnico Federale di Zurigo (ETH), celebre luminare nel campo dell’alta tensione.

A dominare la vetta due giganti tecnologici: la prima torre dal 1943. Un traliccio in legno alto 70 metri con punta d’acciaio di 10 metri, installato accanto alla chiesetta in vetta. La seconda torre dal 1950. Una struttura interamente in acciaio di 70 metri situata sul vicino Dosso San Carlo. Attraverso un sistema di cavi schermati e resistenze di deviazione (shunt), le scariche - fino a 100 all’anno per torre - venivano convogliate a speciali oscillografi registratori collocati all’interno di una gabbia di Faraday, allestita per proteggere sia la strumentazione che gli operatori. Chiuso nel 1973 e smantellato nel 1982, il piccolo edificio del centro di misurazione è oggi sede della mostra permanente.

La fisica del fulmine e i dati meteo in Ticino

Il fulmine è un concentrato di pura energia costituito da plasma (gas ionizzato ad altissima temperatura), con tensioni che superano facilmente i 100 milioni di volt e temperature da record fino a 30.000 °C. Sebbene l’energia complessiva sprigionata equivalga solo a quella di un comune serbatoio di carburante, la brevissima durata dell’evento (questione di microsecondi) scatena una potenza istantanea mostruosa, pari a quella di diverse centrali nucleari. I rilevamenti di MeteoSvizzera mostrano tra le altre cose che le scariche intra-nube o nube-nube risultano circa quattro volte più frequenti rispetto a quelle nube-suolo.

Primo soccorso in caso d’incidente

Una persona colpita da fulmine non trattiene la carica elettrica ed è quindi sicuro prestarle soccorso immediato secondo l’acronimo «ARPU»: Allarme: chiamare immediatamente i servizi di soccorso medico. Rianimazione: praticare la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco se l’infortunato è in arresto. Protezione: coprire la persona per evitare l’ipotermia e posizionarla sul fianco se non cosciente. Ustioni: proteggere le lesioni cutanee con garze sterili fino all’arrivo dei medici.

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