Tre ragazzi che volevano pulire il mondo

Lo scorso 14 maggio, la Earth Foundation di Ginevra ha annunciato i vincitori dell’Earth Prize, il premio ambientale internazionale più ambito dai ragazzi al di sotto dei diciannove anni. Per l’Asia, il riconoscimento è stato attribuito a Vivaan Chhawchharia, Ariana Agarwal e Avyana Mehta. Loro sono tre sedicenni indiani che hanno inventato Plas-Stick, «un’alternativa semplice ed economica ai più avanzati sistemi di filtraggio d’acqua finora utilizzati», come ha motivato il premio la giuria.
Ivaan Chhawchharia, Ariana Agarwal e Avyana Mehta hanno raccontato che stavano studiando scienze ambientali quando fecero una visita che cambiò la loro vita. In un villaggio povero non tanto distante dalla loro scuola videro bimbi bere da contenitori d’acqua senza filtraggi. Un’immagine che tolse loro i sonni. «Come si rimuovono le microplastiche dall’acqua senza elettricità, senza impianti, senza soldi? Come lo si può fare in un posto dove l’unica cosa che si ha a disposizione è quello che cresce nel campo vicino?» si chiesero Vivaan, Ariana e Avyana. I tre ragazzi sapevano che, qualsiasi cosa avessero trovato, doveva funzionare in modo semplice e senza tecniche particolari.
La risposta, alla fine, la trovarono in cucina. Più precisamente, nel tamarindo. Il tamarindo è un ingrediente antico, radicato nella cucina dell’Asia meridionale da millenni. Il suo frutto agrodolce condisce piatti, salse, bevande. Ma i baccelli - la parte più dura, più legnosa - vengono quasi sempre scartati. È lì che i tre ragazzi hanno visto qualcosa che nessun altro aveva notato. O meglio: qualcosa che la letteratura scientifica conosceva, ma che nessuno aveva tradotto in uno strumento. La polvere ottenuta macinando i semi del frutto esotico contiene sostanze naturali in grado di attirare particelle microscopiche e unirle in grumi più grandi. Aggiunta all’acqua contaminata e mescolata per qualche minuto, la polvere attira le microplastiche invisibili e le unisce in masse visibili, recuperabili.
I tre giovani sono andati oltre. Hanno reso la polvere magnetica, incorporando nanoparticelle di ferro. Così, basta un magnete e il gioco per raccogliere i grumi di microplastiche è fatto. La loro è stata una scoperta importante. Le microplastiche sono frammenti di plastica di dimensioni spesso al di sotto del millimetro, che si formano dalla degradazione di oggetti plastici nell’ambiente. Finiscono nei fiumi, nelle falde acquifere, nelle piogge. E da lì, nell’acqua che beviamo. Gli scienziati le hanno trovate ovunque: nelle cime delle montagne più remote, nei fondali degli oceani, nel sangue umano, nel latte materno. I loro effetti sulla salute sono ancora oggetto di studio, ma le ricerche più recenti le associano a rischi infiammatori, ormonali e potenzialmente oncologici.
Il punto è che oltre due miliardi di persone nel mondo non hanno accesso a sistemi sicuri di gestione dell’acqua potabile. Si affidano a contenitori condivisi, pozzi, raccolte d’acqua piovana. Sistemi che non sono pensati per rimuovere contaminanti microscopici. «Vincere l’Earth Prize è incredibilmente significativo per noi», hanno dichiarato i tre giovani «perché risolve un problema che è spesso invisibile ma che colpisce comunità in tutta l’India ogni giorno. Plas-Stick è stato progettato per essere semplice, accessibile ed economico. Questo supporto ci permette di portarlo oltre le scuole pilota e di raggiungere le comunità che ne hanno più bisogno». Una polvere di tamarindo, da sola, non risolve l’inquinamento da plastica. Prima di un utilizzo su larga scala servono test. Ma questo è il lavoro che viene dopo. Quello che Vivaan, Ariana e Avyana hanno fatto è dimostrare che osare si può. Che a volte la soluzione può nascere da un seme di scarto e da tre ragazzi che non si sono rassegnati alla risposta «è troppo complicato».
