La storia

Tutti assenti ingiustificati, tranne la bidella (arrestata)

L'abbandono scolastico è ancora una piaga in Italia - Ma anche in Ticino - La storia di una scuola di Napoli è diventata una fiction, ma dovrebbe far riflettere su un grande problema irrisolto
Marina Sogliani
18.01.2026 13:35

Nella scuola di Caivano, periferia di Napoli, non vuole andarci nessuno. A parte i giornalisti e le troupe della fiction Rai «La preside» che alla storia della scuola è ispirata (anche se è stata girata soprattutto nella vicina San Giovanni a Teduccio).

I primi a mancare a Caivano sono gli insegnanti: 27 cattedre libere all’inizio dell’anno. Gli studenti non parliamone: l’assenteismo e il tasso di abbandono scolastico sono tra i più alti d’Italia, quindi d’Europa. Persino la bidella è stata a lungo data per dispersa, senza giustificazione, e questa settimana si è scoperto che è finita in carcere per aver stalkerizzato la preside. Non una bidella qualsiasi, per altro, ma a sua volta un «simbolo» dei problemi della scuola in particolare nel Sud Italia.

Telecamere puntate

Non è la trama inventata da uno sceneggiatore fantasioso - la fiction è opera nientemeno che di Luca Zingaretti - ma l’epilogo reale (surreale) riferito dalla stampa proprio all’indomani dell’esordio televisivo, il 12 gennaio, coincidenza oppure no. È la prova del fatto che la realtà supera sempre la fantasia, soprattutto nelle periferie del sistema scolastico italiano che tante storie hanno regalato al cinema, da «Io speriamo che me la cavo» in giù.

La notizia (Fanpage.it) è di martedì. La bidella - collaboratrice scolastica - Giuseppina Giugliano si trova al momento agli arresti domiciliari, a Napoli, dopo essere stata scarcerata in attesa di processo per minacce e stalking alla preside dell’istituto, Eugenia Carfora, che della fiction Rai è protagonista (interpretata da Luisa Ranieri).

Docenti in prima linea

Carfora alle minacce è abituata. Indimidazioni, violenze, micro-criminalità e crimine organizzato sono il pane quotidiano a Caivano, e anche il motivo principale per cui è così difficile trovare insegnanti disposti a lavorare nel quartiere: la preside-coraggio, che per contrastare l’abbandono scolastico si prende la briga, da anni, di andare a prelevare di persona gli alunni a casa - esponendosi alle reazioni non sempre amichevoli delle famiglie - e cercare così di sottrarli a un destino spesso segnato (quasi ogni allievo ha un parente o un genitore in carcere, se non ci è finito lui stesso) queste cose le sa bene.

Latitanza a oltranza

Fin qui è l’ennesima storia di degrado scolastico condita di violenza, in un contesto dove simili cronache abbondano - famoso il «linciaggio» di una docente di sostegno da parte di una trentina di genitori a Castellammare di Stabia, l’anno scorso - se non che l’antagonista in questo caso (la bidella) è anch’essa un personaggio noto alla stampa nazionale. Nel 2024 Giugliano aveva attirato l’attenzione dei media per la scelta, estrema, di pendolare tra Napoli e Milano dove era stata assegnata a un liceo: sei ore di treno al giorno, per sfuggire al caro-affitti del capoluogo lombardo e alla mancanza di lavoro del sud.

Un altro simbolo, appunto. O come tale era stato interpretato. Ora si è saputo che, approfittando dei riflettori, la collaboratrice scolastica era riuscita a ottenere il trasferimento da Milano a Napoli, proprio a Caivano appunto, ma che nella scuola della preside-coraggio non si era praticamente mai recata (senza addurre motivazioni sanitarie o altro). Così Giugliano è finita per simboleggiare un altro problema, anch’esso tristemente reale: quello dell’assenteismo e dell’abbandono scolastico che, evidentemente, non riguarda solo gli allievi.

Dati a confronto

L’Italia è uno dei paesi più colpiti in Europa: il tasso di abbandono delle scuole dell’obbligo è del 9,8 per cento, un giovane su dieci tra i 18 e i 24 anni non è andato oltre la scuola media. E le cose vanno già meglio che dieci anni fa, quando il dato era al 15 per cento. Le regioni del Sud sono quelle messe peggio: la Sicilia (prima nella triste classifica) è al 15 per cento, in Campania invece si perdono 13 allievi su cento, un dato in miglioramento (nel 2014 erano il 18 per cento) ma ancora pesante.

Ma il problema non tocca esclusivamente il Meridione. Anzi. Secondo gli ultimi dati Eurostat, i paesi mediterranei - Spagna, Portogallo, Malta, Grecia e Italia in particolare - sono quelli che hanno fatto più progressi, avvicinandosi all’obiettivo Ue di scendere a un tasso medio di abbandono del 9 per cento entro il 2030. Al contrario, paesi che partivano da situazioni ben migliori - Germania, Danimarca, Lituania - hanno visto il fenomeno aumentare anche oltre 2 punti percentuali. La Svizzera è nel mezzo: a livello federale il tasso di abbandono è attorno al 5 per cento, ma dopo la pandemia è tornato a salire. Il Ticino non fa eccezione: prima del 2019 gli allievi delle scuole dell’obbligo che accumulavano oltre 200 giorni di assenza erano una sessantina l’anno. Negli ultimi due anni hanno sempre superato le 350 unità.

La storia della preside di Caivano sembra lontana anni luce. Sembra impossibile che una cattedra di italiano possa essere condivisa da otto docenti nominati, tutti in malattia fin dal primo giorno: eppure è realtà, non fiction. Ed è reale la parabola della bidella assenteista, che dai talk-show è finita direttamente al carcere di Secondigliano perché, dopo essere stata licenziata, si è accanita contro la preside al punto di arrivare alle minacce di morte. Sembra fiction ma non lo è. E racconta qualcosa del disagio della scuola - dei giovani, ma anche degli adulti - a tutte le latitudini.

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