Un cielo per tutti, dalla Valle di Blenio all'universo

C’è un angolo della Val di Blenio che sta per diventare una finestra sull’universo. A Gorda sta nascendo un osservatorio astronomico, voluto con il supporto del Cantone e dell’ETH di Zurigo. Tra i protagonisti di questo progetto c’è Anna F. McLeod, astrofisica ticinese che studia la nascita delle stelle alla Durham University, nel Regno Unito. Il suo percorso ha tre dimensioni: orizzontale, la traiettoria di una vita costruita tra continenti e scelte coraggiose; verticale, lo sguardo che punta in alto, verso un cielo sempre più lontano; e profonda, la domanda su cosa ci sia davvero oltre ciò che vediamo. L’abbiamo raggiunta per parlare di stelle - e di casa.
Verticale - L’osservatorio di Gorda
Costruire un osservatorio a Gorda è un atto verticale, cosa significa oggi andare in alto per osservare il cielo proprio dalla Valle di Blenio?
«Andare in alto, in astronomia, ha certamente una dimensione tecnica: la quota significa aria più stabile, meno inquinamento luminoso, un cielo più scuro. Sono condizioni preziose per osservare il cielo. Ma nel caso dell’Alpe di Gorda il significato è anche più ampio. L’idea è che un luogo di montagna, apparentemente remoto, possa diventare un punto di osservazione sul cosmo e allo stesso tempo un luogo di incontro tra scienza, territorio e persone. Il progetto prevede la realizzazione dell’Osservatorio astronomico «Gionitus», che sarà il più grande del Canton Ticino e uno dei più avanzati in Svizzera: una cupola principale con un telescopio di 80 centimetri di diametro, oltre ad altri strumenti dedicati all’osservazione del Sole. Avrà tre funzioni principali: ricerca scientifica, attività didattiche e divulgative, e un’offerta di turismo astronomico legata al cielo buio della valle».
Come coinvolgerete il territorio nel processo?
«Stiamo organizzando il 17 e 18 aprile, al centro Poli di Olivone, uno «Star Party» aperto a tutta la popolazione: una festa del cielo con osservazioni al telescopio, attività per le famiglie e momenti divulgativi. Servirà anche a raccogliere fondi per il progetto, che ha bisogno del contributo di molti - non solo delle istituzioni, ma anche delle persone che amano questa valle e questo cielo».
A proposito del sostegno finanziario?
«Il progetto è sostenuto da una combinazione di attori pubblici e privati. Il Canton Ticino ha riconosciuto l’osservatorio come un progetto strategico per lo sviluppo regionale e ha previsto un contributo importante attraverso la politica economica regionale. A questo si aggiungono il sostegno dei comuni della regione, di fondazioni private e di altri partner. È un esempio molto concreto di come un progetto scientifico possa nascere dalla collaborazione tra comunità locale, istituzioni e mondo della ricerca».
A che punto siete con la realizzazione?
«Siamo in fase avanzata di sviluppo. Abbiamo lavorato soprattutto sulla progettazione e sulla raccolta dei fondi necessari. Abbiamo subito alcuni ritardi ma l’ambizione rimane di poter vedere «prima luce» e aprire le porte nel 2027».
Perché sarà importante?
«Perché crea un ponte tra mondi che spesso rimangono separati. Da un lato offre nuove possibilità di ricerca e di collaborazione scientifica. Dall’altro diventa un luogo di formazione e di scoperta per studenti, scuole e appassionati. L’osservatorio non nasce isolato: dialoga con realtà già presenti sul territorio, come la Capanna Gorda, il Centro Pro Natura del Lucomagno o la Scuola Alpina di Olivone. Il cielo notturno è una risorsa naturale tanto quanto il paesaggio, e sempre più regioni stanno sviluppando forme di astroturismo che uniscono escursioni, natura e osservazione del cielo».
Profondo - La scienza: stelle, galassie e noi
Quando osserva la nascita di una stella, sta guardando lontano o sta entrando in una profondità?
«In astronomia distanza e profondità sono quasi la stessa cosa, perché la profondità è tempo. Quando osserviamo regioni dove stanno nascendo nuove stelle stiamo guardando luce che è partita anni, secoli o milioni di anni fa. La nascita di una stella avviene quando una nube di gas freddo collassa sotto la propria gravità e si frammenta in molti nuclei più piccoli. Nel mio lavoro mi concentro soprattutto sulle stelle molto massicce e molto giovani, che sono rare ma hanno un impatto enorme sull’ambiente che le circonda. Alla fine della loro vita esplodono come supernovae e disperdono nello spazio elementi chimici più pesanti - carbonio, ossigeno, ferro - che diventano parte di nuove stelle, di nuovi pianeti e, in casi molto particolari, anche della chimica della vita. La frase «siamo tutti polvere di stelle», detta spesso in maniera molto romantica, è quindi molto accurata!»
Cosa sta scoprendo il suo gruppo di ricerca?
«Una delle grandi domande dell’astrofisica moderna è capire come le galassie formano stelle nel tempo. Sorprendentemente questo processo è molto inefficiente: solo una piccola frazione del gas disponibile diventa davvero stelle. Il mio gruppo utilizza i telescopi terrestri e spaziali più grandi al mondo per ottenere non solo immagini, ma vere e proprie mappe del gas e delle stelle, da cui possiamo misurare temperatura, densità e movimenti del materiale intorno alle stelle massicce. Quello che stiamo scoprendo è che queste stelle iniziano a trasformare il loro ambiente molto prima di esplodere come supernovae, regolando così il ritmo con cui nuove stelle possono formarsi».
Orizzontale - Radici ticinesi
Cosa ha portato con sé dal Ticino, non nei dati ma nello sguardo?
«Il cielo, sicuramente, e le montagne. Crescere in un posto dove basta alzare lo sguardo e vedere davvero il cielo notturno lascia un segno. Col tempo mi sono resa conto di quanto sia stato un privilegio crescere in Ticino. La qualità di vita svizzera è molto alta e spesso la si prende per scontato: il sole, il paesaggio, il senso di comunità dei piccoli paesi, l’educazione e le prospettive che offriamo ai nostri giovani. È un equilibrio raro che spesso si capisce davvero solo quando si vive altrove. E poi credo di aver portato con me anche un modo di stare con le persone: quello un po’ diretto e socievole della Svizzera italiana. In scienza passiamo moltissimo tempo a discutere idee e collaborare, ed essere aperti e diretti nelle conversazioni aiuta molto più di quanto si pensi».
Come è nata la spinta a rimirare le stelle? E prima delle stelle, c’era altro?
«Credo che per molti astronomi inizi con la meraviglia. Guardare il cielo notturno è una delle esperienze più semplici e allo stesso tempo più profonde che possiamo fare. Ma nel mio caso c’è stata prima una deviazione importante: ho studiato infermieristica e ho lavorato come infermiera per alcuni anni. Poi ho preso la decisione di cambiare strada radicalmente e studiare astrofisica. All’epoca la meta era semplicemente «riuscire»: riuscire a studiare una materia che dalla più parte delle persone viene vista come estremamente complicata, ottenere almeno il Bachelor. Nel mezzo mi sono sposata e sono diventata mamma. Eppure il percorso è continuato: dottorato, carriera accademica, e poi Germania, Olanda, Belgio, Nuova Zelanda, Stati Uniti, fino a Durham. Quella meraviglia iniziale per il cielo si è trasformata in domande scientifiche molto concrete. Ogni tanto è utile fare un passo indietro e ricordarsi il quadro più grande: capire che quei grafici e quelle linee spettrali sono piccoli indizi di una storia molto più vasta. La storia di come l’universo forma stelle, pianeti e, alla fine, anche noi».
