Cold case

Un «fantasma» in fuga da quindici anni

La storia di Xavier Dupont de Ligonnes tra omicidi e tracce perse e ritrovate, tra Europa e Stati Uniti
Xavier Dupont de Ligonnes ripreso dalla videocamera di un bancomat durante una "scappata" in Italia, e ripreso dal programma tv "Chi l'ha visto?"
Guido Olimpio
26.04.2026 11:57

Per una volta lasciamo la notizia alla fine. Perché è l’ultimo anello ma non conclusivo di una catena di violenza costruita da una figura enigmatica: Xavier Dupont de Ligonnes.

Francese d’origini nobili, sposa Agnes, la fidanzatina conosciuta sui banchi del liceo e dalla loro unione nascono quattro figli. La coppia è molto religiosa, a tratti sfiora l’integralismo, la sorella e la madre di lui hanno fatto parte di una comunità che qualcuno definisce una setta. I due hanno un rapporto strano, a volte teso, però al tempo stesso «aperto», nel senso che tollerano - fino ad un certo punto - i rispettivi tradimenti.

Xavier si occupa di turismo gastronomico, gira per ristoranti, però non guadagna molto. La sua famiglia vive bene grazie alla consistente eredità della moglie. Solo che tra spese e alcuni investimenti sbagliati i soldi volano via, con il passare del tempo non bastano a garantire un tenore alto. Xavier chiede prestiti, contrae dei debiti con amici e con un’amante, promette di restituire ciò che avuto. Non ci riesce, la sua è una corsa verso il baratro mentre, in apparenza, tiene all’oscuro i suoi della situazione. Così prepara l’uscita di scena. Estrema. Nei primi giorni di aprile del 2011, dopo aver acquistato un fucile calibro 22, uccide Agnes, i figli Arthur, Thomas, Anne e Benoit, ragazzi di un’età compresa tra i 13 e i 22. Li sotterra nel giardino dell’abitazione a Nantes insieme alle carcasse dei suoi cani. Da quel momento è in fuga.

La strage viene scoperta con molti giorni di ritardo, le ricerche del capo famiglia devono recuperare terreno. La polizia ricostruisce diversi passaggi: il presunto killer si sposta da Nantes verso il sud est della Francia. C’è una traccia certa che conduce a Roquebrune sur Argens, nel Var. La telecamera di un bancomat lo riprende allo sportello, Xavier ritira del contante. Quale è stata la mossa successiva? Le risposte sono diverse, cambiano a seconda degli interlocutori.

C’è chi è convinto del suo suicidio dopo il massacro. La sua presenza nel Var ha portato, invece, a ipotizzare l’espatrio dall’aeroporto di Nizza con documenti falsi o anche una deviazione in Italia.

Xavier diventa un fantasma, accompagnato da voci, teorie e qualche segnalazione. Cercheranno in un cimitero, terranno d’occhio le vecchie amicizie, proveranno a capire se ha avuto dei complici. Un’inchiesta incessante, raccontata da libri e reportage. Un fiume di speculazioni. Uno scavo nel vuoto. Poi nel 2019 l’annuncio a sorpresa della polizia scozzese: lo abbiamo preso, usava l’identità di un cittadino portoghese. L’informazione ha l’effetto di una scossa ma è di breve durata perché si è trattato di un errore degli agenti, un clamoroso e imbarazzante scambio di persona.

Il caso resta «freddo», almeno fino a qualche settimana fa, quando lo sceriffo della contea di Brewster, Texas, lancia un appello perché secondo una testimonianza Xavier è stato avvistato nel 2020 in questa zona al confine con il Messico. Aveva un labrador nero. E riemerge così la pista americana, non peregrina. L’omicida aveva la passione per gli States, li conosceva bene ed aveva perfino avviato un’attività economica. Forse il killer si è costruito una nuova esistenza sfruttando un quadrante con appena 9500 abitanti. Ma questo è solo dei tanti forse di un mistero ancora sospeso.

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