La storia

Una figlia a noleggio

Novella Sarracino offre tempo agli anziani per stimolarli e farli sentire vivi - «Perché loro non sono dei bambini»
©Chiara Zocchetti
Prisca Dindo
18.10.2026 06:00

Novella Sarracino ha già tutti gli ingredienti della sbriciolata nella borsa. «È una torta semplice, si prepara in pochi minuti lavorando l’impasto soltanto con una forchetta. Non serve nemmeno il mattarello. Sono sicura che la coppia di anziani che mi ha chiamato, riuscirà a prepararla senza problemi. Insieme, faremo un gran bel lavoro!», spiega sull’uscio della sua casa a Verscio, un piccolo capolavoro di gusto plasmato con amore. È emozionata perché quella che sta per affrontare è una delle sue prime esperienze del mestiere che si è architettata.

«Il ritmo della nostra società è frenetico e spesso figli e nipoti non riescono ad andare a trovare i loro genitori ormai in là con gli anni o i nonni. Così, per evitare che tutti questi anziani passino giornate senza parlare con nessuno oppure senza fare nulla, ho pensato di mettermi a disposizione offrendo loro il mio tempo». Novella, cinquant’anni, di formazione decoratrice, mette subito in chiaro i contorni della sua nuova professione: non possiede una formazione specifica nell’attivazione e non vuole attribuirsi qualifiche che non ha. Non vuole sostituirsi a nessuno e nemmeno offrire un servizio sanitario o assistenziale, ma dedicare tempo a persone anziane ancora autonome che possono avere bisogno di compagnia, di uno stimolo o semplicemente di qualcuno con cui condividere una parte della giornata. È una «figlia a noleggio», come ha chiamato la sua attività a pagamento. Una persona solare e attenta con la quale fare attività semplici ma concrete: cucinare manicaretti, fare una bella passeggiata oppure scambiare due chiacchiere di fronte ad un caffè. Tutto dipende dalle esigenze di chi si trova di fronte. «Non voglio arrivare con un programma prestabilito. C’è chi ha voglia di fare e chi, quel giorno, desidera soltanto raccontare. Anche ascoltare può essere importante» dice. Mentre racconta, il suo viso si illumina: «A pensare che ho passato così tanti anni a fare un lavoro che non mi piaceva più. Ora sono felice», spiega orgogliosa.

Reinventarsi a cinquant’anni

Novella è una di quelle donne che si sono reinventate. Per molti anni ha lavorato nel settore commerciale. Un posto sicuro e una vita organizzata, ma più passava il tempo e meno la soddisfazione aumentava. «Perché continuare a lavorare quando da anni ormai non ti senti più apprezzata? Licenziati e mandali tutti a quel paese!». Una frase che anni fa gli amici le ripetevano senza sosta. Lei è una donna che sprizza energia da tutti i pori e invece la vedevano triste, spenta, e volevano aiutarla. Tuttavia, pur comprendendo la bontà dei loro intenti, lei non ci pensava nemmeno. Malgrado l’assenza di nuovi stimoli, abbassava la testa e si aggrappava alle cose belle della vita. Suo marito, la famiglia, gli amici, la passione per la bicicletta.

Fa parte di una generazione cresciuta a pane e principi, per la quale il posto fisso lo si tiene, costi quello che costi. Anche perché ci sono una casa, una famiglia, e quelle responsabilità finanziarie che non permettono sempre di seguire i propri sogni. Fino a quando il papà si ammala.

La scoperta di un talento

«Finito il lavoro mi precipitavo a casa e mi occupavo di lui, anche per sgravare un pochino la mamma”, ricorda. Per lei sono momenti difficili, eppure è proprio lì che accade qualcosa di inaspettato: «Ero stanca, certo, però in quelle ore mi sentivo molto più viva e presente di quanto mi sentissi durante la giornata lavorativa. Sentivo che ero davvero brava con mio papà».

Le sorelle se ne accorgono prima di lei. «Perché non provi a cercare lavoro nell’animazione in una casa anziani?». Novella raccoglie il loro suggerimento e comincia a spedire curriculum.

Arriva così la chiamata per un colloquio in una casa anziani di Intragna. Novella si presenta portando con sé alcuni dei lavori e delle attività che sa realizzare. La assumono al sessanta per cento.

È l’inizio di una seconda vita professionale. Anche se non possiede una formazione specifica nell’attivazione e non vuole attribuirsi qualifiche che non ha, capisce di possedere una dote rara: la capacità quasi istintiva di entrare in relazione con chi non è più giovane. Nel giro di poco tempo capisce che quella è la sua strada: sembra nata per stare con gli anziani.

Gli anziani non sono bambini

Fonte di ispirazione di molte sue proposte, è la famiglia. In particolare sua mamma, ormai anziana, che Novella continua a coinvolgere nelle piccole attività quotidiane compatibili con le sue possibilità: preparare i fichi per la marmellata, pulire l’uva per fare il succo, contare le maglie di un lavoro a lana o semplicemente fare qualche piccolo gioco di memoria durante un viaggio in automobile. «Mia mamma mi ha insegnato una cosa importante: non bisogna guardare soltanto quello che una persona non riesce più a fare. Bisogna partire da quello che può ancora fare». Anche suo padre, che ha voluto rimanere attivo fino all’ultimo, le ha lasciato lo stesso insegnamento. È probabilmente da qui che nasce il suo modo di rapportarsi agli anziani: proporre attività adulte, concrete e con uno scopo, evitando di pensarli come fossero bambini. «Non tutti hanno sempre voglia di fare. Ci sono persone che preferiscono sedersi e raccontare. Ricordi d’infanzia, episodi di famiglia, pezzi di una vita intera. E allora mi siedo e ascolto. Sono racconti preziosi. Quando è possibile e naturalmente con il consenso della persona e dei familiari, mi piace anche raccoglierli in un diario. È un modo per non perderli».

Tutti meritano tempo

Novella a Intragna è felice, ma resta però ancora quel quaranta per cento da occupare. Si guarda di nuovo in giro, ma purtroppo non trova altro. Allora ecco nascere l’idea di sfruttare ancora meglio il suo talento naturale. Decide di mettere a disposizione delle persone anziane sole ed autonome un po’ di quel tempo che una figlia, un figlio o un nipote vorrebbero avere e che non sempre riescono a trovare. Nasce così «la figlia a noleggio». «Non per sostituirli - puntualizza - vorrei piuttosto essere un aiuto anche per loro. Sapere che la mamma o il papà hanno trascorso qualche ora piacevole, può alleggerire anche la famiglia». Novella non promette grandi rivoluzioni. Il suo mondo è fatto soprattutto di cose normali: cucinare, creare, camminare, giocare, parlare, ricordare. «Ma è proprio questa normalità ad avere valore. A volte basta davvero poco. Quando una persona che all’inizio diceva di non aver voglia di fare niente alla fine guarda quello che ha realizzato ed è soddisfatta, per me è una conquista».

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