In positivo

Una marea che salverà Venezia

L'overtourism e il cambiamento climatico minacciano la città della Laguna – Che durante la Biennale s'interroga sull'importanza dei luoghi vissuti
Prisca Dindo
09.05.2026 21:30

Nei giorni scorsi a Venezia la marea non è stata solo acqua. Ma una bandiera di resistenza partita da Corte Nova, uno degli ultimi angoli autentici della città sulla laguna. L’artista americana Melissa McGill ha deciso di dipingere grandi lenzuola con i colori del mare per poi stenderle sulle tradizionali tagge, gli stenditoi in legno utilizzati dai veneziani per asciugare al vento i loro panni. Lo ha fatto proprio lì, in una delle calle più fotografate e pittoresche di Venezia, proprio per via del bucato «steso ad asciugare sempre in bella vista dei passanti», come ha raccontato «Il Sole 24 ore», che ha dedicato ampio spazio alla performance realizzata dall’artista americana insieme agli studenti e gli abitanti di Corte Nova.

Per dieci giorni «Marea», questo il titolo dell’installazione, ha trasformato la popolare calle nel sestiere di Castello, in un palcoscenico di arte vissuta e condivisa. Un potente grido di protesta collettivo partito dal basso contro le ferite aperte con cui Venezia è costretta a fare i conti tutti i giorni. Prima fra tutte l’overtourism, il sovraffollamento turistico che toglie il respiro ai residenti. I dati del report turismo 2024 d’Italia dicono che Venezia continua ad essere la terza città più visitata in Italia, dopo Roma e Milano, con quasi sei milioni di arrivi e oltre tredici milioni di pernottamenti.

«Ci sono luoghi, a Venezia - spiega l’artista al principale quotidiano economico-finanziario italiano - in cui la città si sottrae alla propria immagine più consumata e torna a essere ciò che è sempre stata; questo accade in spazi più appartati dove la vita scorre lontano dal flusso del turismo. È da lì che deve ripartire la riflessione sul futuro della città lagunare, e di tante altre città che vivono problemi simili. Corte Nova, nel sestiere di Castello, è uno di questi luoghi. Chi la attraversa distrattamente potrebbe coglierne soltanto l’aspetto pittoresco; ma basta soffermarsi per intuire che dietro quella bellezza discreta si custodisce qualcosa di più profondo: una forma di autenticità sempre più rara». Per Melissa McGill il movimento dei teli diventa metafora potente del legame con l’acqua, in perfetta connessione con la vita e con l’anima del luogo. L’acqua, appunto. Venezia combatte ogni giorno contro l’innalzamento del mare e la trasformazione dell’ecosistema lagunare. I venti di scirocco spingono l’acqua alta dall’Adriatico fin dentro i campi e i calli, moltiplicando gli allagamenti. Alcuni studi avvertono che, senza ulteriori interventi adeguati, la città rischia di essere sempre più inghiottita.

Infine, c’è un terzo pericolo, figlio della combinazione dei primi due, che alimenta uno spopolamento difficile da fermare. Dal 1950, Venezia ha perso oltre centomila abitanti, a causa sia dell’invecchiamento della popolazione, sia dei flussi turistici che rendono invivibile la quotidianità. Senza residenti, la città perde la sua anima. «Invece - e così termina il suo intervento Melissa McGill - tra i fili tesi da una finestra all’altra e panni stesi ad asciugare, si manifesta una resistenza silenziosa, fatta di gesti semplici e ripetuti, che raccontano una comunità ancora viva. Ed è proprio da questa immagine - i panni che si muovono al vento, spesso fotografati dai turisti - che nasce una riflessione più ampia. In una città che negli ultimi decenni ha visto erodere progressivamente la propria identità, e che lotta contro il cambiamento climatico, questi segni quotidiani diventano simboli potenti. Non sono soltanto tracce di vita domestica, ma indicatori di presenza, appartenenza, sostenibilità. Sono una dichiarazione: Venezia non è solo uno scenario, ma un luogo abitato».

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