L'intervista

«Da noi gli algoritmi non sostituiranno mai la sensibilità estetica»

Maestro orafo e incastonatore di gemme preziose, Andreas Altmann è un’istituzione a Bienne – Un passato sportivo alle spalle, ha fondato nel 1987 la Altmann Casting, la più importante fonderia del Paese – Qui è stato creato «il drago più prezioso del mondo»
© Chiara Zocchetti
Prisca Dindo
28.06.2026 20:30

Da alcuni anni la gioielleria di lusso naviga in acque mai solcate prima, dove la conoscenza artigianale incontra l’intelligenza artificiale. Le mani dell’artigiano conoscono il metallo da millenni. Gli algoritmi lo scoprono adesso. Ma imparano ad una velocità tale che nessun umano potrà mai eguagliare.

«Cosa uscirà da tutto ciò è impossibile saperlo, non sono un indovino. Se a sedici anni, quando iniziai a disegnare i miei primi gioielli, mi avessero detto che un giorno quel lavoro l’avrebbe fatto una stampante 3D non ci avrei mai creduto». Chi parla è Andreas Altmann, figura di riferimento nell’oreficeria d’alta gamma del Paese.

Pur provenendo da una lunga stirpe di gioiellieri, è un self made man. Lo si percepisce non appena gli chiediamo di ripercorrere il suo vissuto professionale. È un uomo che non sta mai fermo, - campione svizzero di Taekwondo a vent’anni, poi imprenditore, poi artista - con lo sguardo sempre puntato avanti.

Secondo lui chi non integra l’IA nella produzione rischia di restare indietro, tuttavia «pur riconoscendone il potenziale nella costruzione di prototipi e nei processi produttivi, mi rifiuto di ricorrervi nella creazione dei miei gioielli». Su questo punto non ha dubbi: «l’intuizione, la sensibilità estetica e il gesto dell’artigiano appartengono esclusivamente all’uomo e non potranno mai essere sostituiti da un algoritmo». Un conto è la tecnologia, un altro è la creatività.

Dalla fusione all’oreficeria

Maestro Orafo e incastonatore di gemme preziose, Andreas Altmann è una istituzione a Bienne. Guida Watch City, l’associazione che riunisce la maggioranza degli attori dell’ecosistema orologiero della città.

Nel 1987 fonda la Altmann Casting, specializzata nella fusione ad alta tecnologia per l’industria della gioielleria. «Avevo soltanto 22 anni, ma in brevissimo tempo i più importanti marchi del lusso divennero nostri clienti».

Nel 2019, all’apice del successo, cede l’azienda - divenuta la più importante fonderia di fusione della Svizzera - nelle mani dei suoi figli e torna al suo antico amore: la creazione di gioielli.

«Sapevo che Altmann Casting a era in ottime mani, quindi ho deciso che era giunto il momento di concentrarmi di nuovo sulla mia antica passione per l’arte orafa».

Da allora, riversa tutta la sua creatività nel marchio Giberg, la sua nuova maison specializzata nella creazione di gioielli di alta gamma dedicati all’eleganza maschile, con Zino Spinedi nel ruolo di CEO. «È stata una fortuna trovare una persona con tanta voglia di fare», dice nel suo quartier generale a Bienne.

Il drago più prezioso del mondo

Per capire di che pasta è fatto, basta osservare il terzo protagonista di questa avventura imprenditoriale. «È lui il nostro big boss!» dice ridendo.

Lo deposita con grande cura sul tavolo, estratto coi guanti bianchi da una borsa in pelle creata appositamente da una nota maison francese. «Potente vero? Lui è Ahton, la prima creatura della Maison; è il suo simbolo, il mio talismano» spiega scambiando con il CEO un’occhiata soddisfatta.

Ahton è sorprendente. Più di cinque chili di drago in oro massiccio tempestato di oltre settemilasettecento diamanti e con due occhi di rubini a cabochon che, dice Altmann «fulminano con un solo sguardo». La cura per ogni particolare è assoluta. Un capolavoro unico, figlio di anni di paziente lavoro.

«In tedesco antico Giberg significa tesoro e Ahton, da bravo drago, è qui per proteggere la nostra azienda» racconta Spinedi.

«In un primo momento l’avevo creato in cera - aggiunge Altmann - ma poi diedi retta ad un amico che mi disse: «è bellissimo ma ha un difetto, si può rompere. Perché non farlo in oro?» Così organizzai le colate e, già che c’ero, aggiunsi i diamanti e i rubini». Ahton lasciò a bocca aperta il pubblico di BaselWorld 2016, guadagnandosi il titolo di drago più costoso e raffinato del mondo.

Preoccupa il metallo giallo

Giberg non si limita a pezzi così imponenti. La passione di Altmann traspare anche negli oggetti più piccoli, come i braccialetti maschili che l’imprenditore di Bienne ha creato per accompagnare l’orologio al polso opposto.

«Ci eravamo accorti che noi uomini abbiamo sempre un polso libero. Così abbiamo immaginato qualcosa di unico, in oro o platino, con caucciù intercambiabile e diamanti. Un piccolo tesoro che ti accompagna per tutta la vita».

Imporsi sul mercato del lusso con un nuovo prodotto non è impresa facile, e i due ne sono pienamente coscienti. Ma c’è un rischio che si aggiunge agli altri: il prezzo dell’oro. «In questo momento è il nostro nemico numero uno». Quando il mondo trema, l’oro sale «e in un anno e mezzo il prezzo di uno dei nostri braccialetti è aumentato del cinquanta per cento». Tuttavia, c’è un aspetto positivo in questo trend al rialzo. Ce lo fa subito rimarcare Spinedi: «Più cresce l’instabilità geopolitica, più l’oro si trasforma in un bene rifugio. I clienti ci portano i loro vecchi gioielli e noi, grazie alla tecnologia di fusione della Altmann Casting, li trasfor -miamo in uno dei nostri piccoli tesori da portare al polso. Pezzi unici e tracciabili con il codice QR in tutti i loro componenti».

Con lo sport nel DNA

La sfida è aperta, ma né Altmann né Spinedi sembrano intimoriti. «It’s a challenge» dice ridendo il padre creativo di Giberg, prendendo in prestito il linguaggio sportivo che fa parte del suo DNA.

A diciotto anni entra nella nazionale svizzera di Taekwondo e nel 1980 conquista il titolo di campione svizzero, oltre a essere stato calciatore di talento. «lo sport - racconta mi ha insegnato la tenacia, rivelatasi utilissima nel mio mestiere». Non a caso, ha scelto giovani atleti come ambasciatori di Giberg: Janis Moser, membro della Nazionale svizzera di hockey su ghiaccio e dei Tampa Bay Lightning (NHL), il calciatore Ardon Jashari.

Quando ci mostra la foto con il centrocampista del Milan e della nazionale svizzera, riconosciamo sullo sfondo il Lago Maggiore. «sì, l’abbiamo scattata sul terrazzo di casa mia e di mia moglie, in Ticino. È di fronte ai vostri meravigliosi paesaggi che la mia creatività si scatena».

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