Mobilità

E adesso la Lega vuole ingabbiare i radar

Troppi controlli, i granconsiglieri vogliono imporre una «giusta misura» al loro ministro
Il gruppo parlamentare della Lega vuole arginare i controlli di velocità © CdT/Gabriele Putzu
Andrea Stern
Andrea Stern
23.04.2023 09:38

La Lega ritorna a sparare sui radar, come ai tempi del Nano. E pazienza se oggi alla testa del Dipartimento delle Istituzioni c’è un leghista. Il gruppo parlamentare, trascinato da Boris Bignasca e Michele Guerra, ha deciso che è giunto il momento di mettere un argine alla continua crescita dei controlli di velocità da parte della polizia cantonale e delle comunali.

Concretamente la Lega chiede - tramite un’iniziativa parlamentare generica - che l’attuale politica dei controlli di velocità venga aggiornata «in modo più ragionevole», che tutti i radar vengano segnalati con un apposito cartello e che si introduca un tetto massimo al numero di postazioni di controllo della velocità, tanto cantonali quanto comunali, presenti contemporaneamente sul territorio.

Non è un attacco a Norman Gobbi ma quasi, sebbene i granconsiglieri leghisti si siano premurati di esordire nel loro atto parlamentare con tutta una serie di elogi per il «servizio ineccepibile» garantito dalla polizia e dal Dipartimento delle Istituzioni.

Dodici anni di quasi silenzio

Al di là delle parole di circostanza , si tratta del primo affondo leghista sui radar dal 2011 a questa parte, ovvero da quando Norman Gobbi ha ripreso la direzione delle Istituzioni dal centrista Luigi Pedrazzini. In tutti questi anni il malcontento degli automobilisti era stato lasciato in mano all’UDC e al Centro, con l’eccezione di una singola interrogazione del solo Stefano Tonini, nel 2019, dopo che la diffusione del video di un radar piazzato proprio sotto il cartello di cambio del limite di velocità a Camorino aveva scatenato un polverone.

Tanti controlli comunali

Quel radar «truffaldino» - aveva poi spiegato il Consiglio di Stato - non era opera della polizia cantonale bensì di una comunale. Corpi, questi ultimi, cui vanno effettivamente attribuiti molti dei controlli di velocità sulle strade del cantone. Basti pensare che la sola polizia comunale di Lugano esegue più controlli di velocità dell’intera polizia cantonale.

Sono in crescita anche gli appostamenti della polizia comunale di Bellinzona, stabili quelli di Locarno, mentre solo tre corpi - la polizia del Vedeggio, la Ceresio Sud e la Malcantone Ovest - non hanno effettuato nemmeno un controllo radar l’anno scorso. In totale, le polizie comunali sono responsabili di circa l’80% di tutti i controlli di velocità sulle strade ticinesi.

«Dovere» del legislatore

Quel che traspare è un proliferare di controlli radar, spesso nemmeno coordinati tra loro. In questo contesto Bignasca e Guerra ritengono che «vi sia anche un dovere da parte del legislatore, quindi del Gran Consiglio, nel dare a tutto la propria giusta misura, con indicazioni e indirizzi a questa politica di prevenzione».

In pratica, a loro avviso, servirebbe un tetto massimo al numero di controlli radar. In più gli apparecchi andrebbero tutti segnalati, non solo con il consueto comunicato diffuso ogni venerdì dalla polizia cantonale ma anche con cartelli da posare nel tratto precedente l’apparecchio. Questo dovrebbe valere sia per la polizia cantonale, sia per le polizia comunali.

Non sono richieste rivoluzionarie, a dire il vero. Negli scorsi anni c’è chi si è spinto più lontano, come il presidente UDC Piero Marchesi, che durante il suo brevissimo periodo in Gran Consiglio ha proposto di vietare alle comunali di effettuare controlli radar. Quasi quattro anni dopo, la mozione di Marchesi è ancora nei cassetti governativi. Insieme all’interpellanza di Marco Passalia e Fiorenzo Dadò, sebbene fosse stata presentata con la formula dell’urgenza in modo da ottenere risposta prima delle elezioni. Non è stato così. Ma chissà che il fuoco amico non possa velocizzare l’intero dossier.

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