la domenica del corriere

La comunicazione politica tra immediatezza e sostanza

L’efficacia del dibattito pubblico al centro dell’ultima puntata
©Chiara Zocchetti
Red. Ticino&Svizzera
22.03.2026 21:55

La comunicazione politica, in Ticino, è ancora efficace e al passo con i tempi? È attorno a questa domanda sempre più centrale, soprattutto con l’avvicinarsi della prossima tornata di elezioni, che è ruotata l’ultima puntata de La Domenica del Corriere. Trasmissione durante la quale – ospiti del vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti – si sono confrontate Amalia Mirante (deputata di Avanti con T&L), Carmela Fiorini (esperta di comunicazione), Pelin Kandemir-Bordoli (già deputata del PS) e Alessandra Gianella (deputata del PLR).

A dare lo spunto iniziale al dibattito è stato l’esempio, ancora fresco, della votazione sull’iniziativa «200 franchi bastano», bocciata alle urne lo scorso 8 marzo. Una votazione che, quasi inutile ricordarlo, a scaldato parecchio gli animi, soprattutto in Ticino.

Non a caso, come rilevato da Fiorini, «le campagne spesso cercano di utilizzare delle leve motivazionali», essenzialmente per «fare leva sulle paure o sui sentimenti delle persone». E in questo caso puntuale, ad aver funzionato (per i contrari alla proposta) è stata l’idea «geniale di recuperare un’immagine, quella delle trasmissioni che si interrompevano (ndr. il famoso No signal)», facendo così «leva sulla memoria, sull’appartenenza e sui ricordi». Ciò, mentre «dall’altra parte la campagna dei favorevoli ha fatto leva sulle paure». Una strategia che «funziona all’inizio, perché attira l’attenzione», ma a cui non è seguito «lo step successivo», necessario per trasformare l’attenzione in voti.

A sottolineare un altro aspetto di questa votazione, poi, è stata Gianella: «Una campagna molto sentita, e di riflesso si è visto anche nella partecipazione», che è stata più alta del solito. Un aspetto, quello di aver mobilitato molte persone, positivo. Ma, al netto di ciò, ha aggiunto la deputata del PLR, è stata anche una campagna dettata dagli slogan, anche molto duri. Un tipo di campagna dove diventa sempre più difficile portare cifre e temi a sostegno di una o dell’altra tesi. E dove, dunque, a imporsi sono gli slogan al posto dei fatti. «Visto il clima politico degli ultimi anni – ha affermato Gianella –, penso che andremo sempre più verso campagne di questo tipo, dove comunicare nel modo corretto diventa fondamentale».

«I numeri non mentono mai», ha dal canto suo sottolineato Mirante. Tuttavia, è importante anche scegliere i numeri giusti. Il fronte del no, in questo caso, secondo la deputata di Avanti con T&L ha scelto di puntare su un numero sbagliato, quello degli alti salari di alcuni dirigenti del servizio pubblico. Un «concetto legato all’invidia sociale» che storicamente in Svizzera non funziona. Mentre sul fronte opposto è stato utilizzato un numero «fortissimo», ossia quello legato ai posti di lavoro che sarebbero andati persi. E ciò, in un contesto ticinese dove il tema del lavoro è tra quelli che preoccupano maggiormente la popolazione.

D’altro canto, ha aggiunto Fiorini, «le neuroscienze spiegano molto bene che solitamente votiamo con la pancia. E solo in un secondo momento razionalizziamo la nostra scelta».

A perdere un po’ di qualità, secondo Kandemir-Bordoli, è invece la qualità stessa del dibattito. «La mia percezione è che oggi si comunica sempre di più, ma si dice sempre meno». E a sfuggire, nel dibattito odierno dettato dall’immediatezza, «è la sostanza, il contenuto».

La sfida per i partiti, ha quindi evidenziato Gianella, è anche quella di «uscire dalla bolla di palazzo», per comunicare in modo semplice e comprensibile, con l’obiettivo di colmare la distanza tra il cittadino e le istituzioni. Soprattutto in un periodo durante il quale la credibilità delle istituzioni è stata intaccata da diversi scandali.

Senza dimenticare, ha infine sottolineato Mirante, che non è possibile esprimersi su tutto ciò che accade. «Come movimento in questi anni abbiamo fatto una scelta. In passato le notizie sui quotidiani duravano 24 ore. Oggi se una notizia dura 24 minuti è già tanto. E si genera una rincorsa per essere presenti ovunque, anche quando non c’è necessità». Ecco, «noi abbiamo deciso che non vogliamo esserci su tutto, ma solo quando abbiamo qualcosa di importante da dire».