La Domenica del Corriere

Salario minimo, la guerra dei nervi

In studio: Laura Riget, co-presidente PS, Matteo Quadranti, capogruppo PLR in Gran Consiglio, Giangiorgio Gargantini, segretario cantonale Unia e Stefano Modenini, direttore AITI
© CdT/Gabriele Putzu
Red. Online
01.03.2026 06:00

Puri e duri o compromesso politico? Cosa conviene alla sinistra che rilancia al salario minimo e al fronte borghese e imprenditoriale che lo combatte? È una vera e propria guerra dei nervi dopo il sì alle urne del 2015 e la nuova iniziativa che alza il tiro.

Abbraccio politico sul salario minimo

Siamo a un passo dalla clamorosa intesa: la base socialista è favorevole a una soluzione di compromesso, ma la partita non è chiusa. Dallo scontro, anche molto acceso tra il copresidente del PS Fabrizio Sirica e il presidente del PLR Alessandro Speziali, con il primo ad accusare il secondo di tramare per boicottare a livello di tempistica l’iniziativa-bis (dopo il sì del 2015) sul salario minimo, all’intesa politica. Un abbraccio avallato dal Comitato cantonale del PS, pronto ad accogliere il compromesso evitando un confronto alle urne. A volte la politica è l’arte dell’impossibile. Ma la partita non è chiusa. Scongiurata (forse) una nuova battaglia alle urne, una guerra dei nervi e un’accesa campagna a una dozzina di mesi dalle elezioni cantonali del 2027.

Che cosa prevede l’intesa

La bozza d’intesa tra i partiti, ricordiamo, prevede cinque punti generali. Il primo riguarda l’aumento del salario minimo, dagli attuali 20,50 franchi all’ora a una forchetta compresa tra 21,75 e 22,25 franchi. Il secondo punto riguarda l’attuazione a tappe di questo aumento: dal 1. gennaio 2027 il salario minimo salirà di 50 centesimi (20,50 a 21 franchi all’ora); dal 2028 tra 21 e 21,50; dal 2029 tra 21,75 e 22,25. L’accordo prevede inoltre che l’indicizzazione all’inflazione sia prevista solo dal 2030. Il terzo punto stabilisce che, nel calcolo del salario minimo, verranno considerati anche i benefit riconosciuti come salario, secondo i criteri AVS, come ad esempio un cellulare aziendale utilizzabile a titolo privato, che comportano un beneficio economico per il lavoratore. Il quarto e il quinto punto dell’intesa, infine, riguardano la questione dei contratti collettivi di lavoro (CCL). L’iniziativa socialista chiedeva infatti di togliere la deroga che consente ai CCL di avere soglie salariali inferiori al salario minimo. Nel dettaglio, il quarto punto prevede che dal 1. gennaio 2030 tutti i CCL dovranno adeguarsi al primato del salario minimo, come richiesto dall’iniziativa. Tuttavia, l’accordo prevede anche un periodo transitorio di tre anni, valido unicamente per i contratti già esistenti. E l’ultimo punto della bozza fissa invece l’introduzione di una clausola di salvaguardia per le aziende in difficoltà. Dal 2030 è infatti prevista una deroga temporanea (per i CCL) che potrà essere concessa «solo in presenza di comprovate e significative perdite di posti di lavoro legate all’applicazione del salario minimo» e che verrebbe decisa a maggioranza dalla Commissione tripartita.