A Palazzo di Giustizia è partito il «fanta-poltrone»

Porte girevoli a Palazzo di Giustizia. I prossimi mesi porteranno grandi cambiamenti in seno al terzo potere dello Stato e a giocare un ruolo di primo piano sarà ancora una volta l’amato/odiato «Manuale Cencelli», il metaforico tomo della biblioteca politica del Cantone che regola, in sostanza, la ripartizione partitica delle cariche. In attesa di capire se il nuovo titolare del dossier Giustizia, il consigliere di Stato Claudio Zali, riuscirà a defenestrarlo e a riscriver e il sistema di nomina, quello che è certo è che i cambiamenti citati poc’anzi saranno ancora legati a doppio filo alla politica.
La rappresentanza di genere
Le prime novità riguarderanno la Corte di Appello e di revisione penale (CARP): a fine anno lasceranno l’incarico sia la presidente Giovanna Roggero-Will che la giudice Rosa Item. Il concorso è già stato aperto e a farsi avanti sono stati anche tre nomi di peso: i sostituti procuratori generali Andrea Maria Balerna e Moreno Capella così come la procuratrice pubblica Chiara Borelli. A loro si aggiungono Manuela Frequin Taminelli e Matteo Tavian (giudici supplenti proprio alla CARP), e Daniel Ponti (avvocato e membro della Commissione per l’esame dei detenuti pericolosi). «Cencelli» alla mano, tutto sembra portare a un passaggio di consegne al Centro tra Item e Capella, mentre il successore di Roggero-Will (di area socialista) sarà invece in quota liberale radicale. A meno di ribaltoni in Gran Consiglio.
Proprio lunedì scorso, la Commissione Giustizia e diritti ha proposto i nomi di Capella e di Balerna. Rimaneva da sciogliere il nodo della concorrenza interna tra quest’ultimo e Borelli e il gruppo del PLR si è espresso a favore dell’attuale «vice» del procuratore generale Andrea Pagani. I rapporti commissionali approderanno in aula nella sessione parlamentare che prenderà avvio il prossimo 15 dicembre, ma non hanno fatto l’unanimità, in particolare nelle file di PS e Lega, con il movimento di via Monte Boglia che sosterrà la propria candidata d’area, ossia Frequin Taminelli.
Alcuni deputati hanno fatto notare come al posto di due donne verrebbero eletti due uomini, i quali andrebbero ad aggiungersi, in qualità di giudici di ruolo, ad Angelo Olgiati.
E anche tra vari addetti ai lavori che si occupano di reati sessuali serpeggia una cera preoccupazione:il Codice di procedura penale prevede infatti la possibilità, per una presunta vittima di reati contro l’integrità sessuale, «che l’autorità giudicante sia composta di almeno una persona del suo stesso sesso». In seno alla CARP, va precisato, sono attive quattro giudici supplenti e questo diritto è dunque garantito, ma per parte della politica questo non è abbastanza.
Ci sarà spazio per un ripensamento «nel segreto dell’urna elettorale»? E, soprattutto, è un aspetto da considerare, insieme al fatto che non ci saranno giudici ordinarie, al momento della votazione? «Con tre giudici di ruolo è facile che non si riesca a trovare una giusta rappresentanza», premette la deputata Tamara Merlo (Più Donne), da sempre sensibile sul tema. «Si può sempre sperare che gli uomini siano adeguatamente formati e sensibili, ma attenzione: essere donna, di per sé non è garanzia di sensibilità ed empatia nei confronti delle vittime di violenze e abusi. Resta il fatto che per chi deve per forza rivolgersi alla Giustizia è meglio trovarsi di fronte a giudici che rispecchino la società». Quanto ai giudici a latere (supplenti), «lo dice la definizione stessa: sono meno presenti. Personalmente avrei preferito una miglior rappresentatività di genere anche in questo ambito...».
«È un non tema», è invece la lettura della collega democentrista Lara Filippini. «Chi deve applicare il diritto lo fa a prescindere dal proprio genere. Ciò che ci deve guidare nell’elezione di un magistrato, indipendentemente che sia uomo o donna, sono le sue competenze. Sarebbe ora di smetterla di creare problemi inesistenti nella scelta di un giudice o di un procuratore pubblico», taglia corto la parlamentare dell’UDC.
TPC in cerca di conferme
Detto della CARP, dei cambiamenti riguarderanno giocoforza anche il Tribunale penale cantonale (TPC), per mesi al centro delle ormai note vicende che hanno portato alla destituzione degli ormai ex giudici Siro Quadri (in quota Centro) e Francesca Verda Chiocchetti (di area PLR). Ad oggi, lo ricordiamo, sono attivi come giudici straordinari Monica Sartori-Lombardi e Curzio Guscetti (entrambi in quota PLR). Lo scorso settembre, il Gran Consiglio ha approvato la nomina di Paolo Bordoli in sostituzione del dimissionario Mauro Ermani (entrambi sono di area socialista). Bordoli aveva ricoperto la funzione di giudice straordinario al TPC, ma per la sostituzione dei due giudici destituiti, questo aspetto non sarà preferenziale.
Anche qui dovrebbe entrare in gioco il Manuale Cencelli e stando a voci raccolte da La Domenica, tra i favoriti per la successione di Quadri ci sarebbe per esempio l’attuale giudice dei provvedimenti coercitivi Ares Bernasconi (di area Centro). Più aperto il post Francesca Verda Chiocchetti, soprattutto alla luce del recentissimo passo indietro di Borelli, che ha ritirato le candidature a CARP e TPC. In corsa rimangono anche due sue colleghe: Raffaella Rigamonti (indipendente) e Veronica Lipari (di area PS).
Arrivi e partenze
A conti fatti, per il Ministero pubblico le partenze (due quasi certe e una probabile) sarebbero di peso. Balerna, in Procura dal 2008, è a capo della Sezione reati finanziari e Capella, eletto nel 2003, è alla testa della Sezione reati di Polizia. Tra le inchiesta più scottanti, il recente «Caso Hospita» che ha portato al rinvio a giudizio del sindaco sospeso di Bioggo, Eolo Alberti. Oltre alla perdita di competenze, per il ministero pubblico ci sarebbe un altro problema da risolvere: l’entrata in carica dei nuovi giudici. Roggero-Will e Item lasceranno la CARP a fine anno e alla Corte servono i giudici di ruolo. I tempi sono stretti.
Insomma, «fantamercato» a parte, lo scenario più probabile vede il Ministro pubblico perdere nei prossimi mesi ben tre figure di grande esperienza. Il 2025 rischia di essere un annus horribilis per la Magistratura inquirente. Così come lo era stato il 2021, quando ad annunciare la partenza erano stati il sostituto procuratore generale Nicola Respini e il procuratore pubblico capo Arturo Garzoni. A questi addii, dal 2020 ad oggi, si sono aggiunti quelli delle procuratrici pubbliche Marisa Alfier, Francesca Piffaretti-Lanz e Pamela Pedretti.
