Elezioni federali

Addio Berna

Soddisfazioni e rimpianti dei partenti Marco Romano e Rocco Cattaneo
Ormai manca pochissimo alle elezioni per il rinnovo delle Camere federali. (©ALESSANDRO CRINARI)
Andrea Stern
Andrea Stern
15.10.2023 15:30

Uno ha sorpreso tutti per la sua decisione di lasciare la politica federale all’età di nemmeno 41 anni, l’altro perché in un primo tempo aveva annunciato di volersi ricandidare per una terza legislatura, ma in giugno ha fatto improvvisamente marcia indietro. Il centrista Marco Romano e il liberale Rocco Cattaneo sono gli unici due consiglieri nazionali ticinesi a non sollecitare una nuova elezione. Entrambi ritengono di aver potuto dare il loro contributo a Berna e di essersi tolti qualche soddisfazione. Ora vogliono voltare pagina. Romano, direttore della Fondazione IPT, intende costruire il proprio futuro professionale. Cattaneo, imprenditore attivo su più fronti, ha parecchi progetti da portare avanti. Poi ci sarà più spazio per la famiglia. Perché la vita non è fatta di sola politica.

No, la politica mi mancherà, perché è una grande passione. Però resto convinto della mia scelta di non voler diventare un politico a vita
Marco Romano

Signor Romano, come si sente da ex politico?

«Non sono ancora un ex, la legislatura finisce a fine novembre. Ho ancora tutte le settimane riunioni di una qualche commissione».

Le affronta con un velo di malinconia?

«No, la politica mi mancherà, perché è una grande passione. Però resto convinto della mia scelta di non voler diventare un politico a vita, di costruire altro, come anche di consentire il rinnovamento. Io sono arrivato a Berna grazie al fatto che nel 2011 i due rappresentanti dell’allora PPD decisero di non ricandidarsi. Ora tocca a me lasciare spazio ad altri».

E se il suo seggio andasse a un altro partito?

«Io sono fermamente convinto che il Centro abbia tutte le carte in regola per confermarlo».

Con un sindacalista? Sarebbe un regalo alla sinistra.

«Non c’è scritto da nessuna parte che sarà un sindacalista, mi sembra che ci siano due o tre persone che si giocano la partita fino in fondo. Vedo un bel dinamismo. E poi chiunque venga eletto entrerà nel gruppo parlamentare del Centro, che è il terzo in ordine di importanza ed è importante resti tale».

Come ha reagito Tito Tettamanti al suo ritiro?

«Perché cita Tito Tettamanti? In generale c’è chi sostiene che mi sia ritirato per paura di perdere il seggio, mentre altri mi hanno capito e sostenuto, perché non si può pensare di fare politica tutta la vita, specialmente a 40 anni. Tra questi c’è Tito Tettamanti. Ma perché mi chiede proprio di lui?»

Qualcuno diceva che lei fosse il braccio politico di Tito Tettamanti.

«Eh? Non ho mai sentito una castroneria di queste dimensioni».

Lei non lavorava per la Fidinam?

«Sì, fino al febbraio 2020. Ma sfido chiunque a spulciare i miei 290 atti parlamentari e le centinaia di interventi e trovare una minima correlazione specifica con la mia attività professionale. Piuttosto posso esprimere gratitudine alla Fidinam per aver accettato il mio ruolo istituzionale, che mi teneva spesso lontano dall’ufficio. Lo stesso vale per il mio attuale datore di lavoro, la Fondazione IPT».

Quindi lei non è l’uomo di Tettamanti?

«Tettamanti è una persona che stimo molto, un incredibile pozzo di cultura, esperienze e successi. Parlare con lui è sempre arricchente. Ma io ho lavorato per la Fidinam e per la sua fondazione, non per una persona o un’idea».

Allora come non detto.

«Al limite sarei l’uomo di Luigi Pedrazzini, che all’età di soli 25 anni mi diede fiducia come collaboratore personale. O di GiovanniJelmini che mi volle alla segreteria del partito, anche lì giovanissimo. Ma se c’è una cosa di cui vado fiero è che tutto ciò che ho detto e fatto in questi 12 anni a Berna è farina del mio sacco, a differenza di altri colleghi che spesso vivono del lavoro altrui o di soli facili proclami».

Ora lei cosa farà?

«Di sicuro sarò più presente sul lavoro e in famiglia, ciò che mi riempie di gioia. Diciamo che esco da una comfort zone. Ora potrò fare nuovi disegni e sviluppare la mia carriera professionale per i prossimi 25 anni».

Beh, non posso negare che c’era una certa emozione nell’uscire da Palazzo federale. Ma sono contento dell’esperienza che ho potuto fare e spero di aver dato il mio contributo
Rocco Cattaneo

Signor Cattaneo, tornerà da Berna in bicicletta?

«L’ho fatto mercoledì dopo la riunione della Commissione della politica della sicurezza. 250 chilometri da Berna a Bironico, passando da Susten e Gottardo. Il tempo era bellissimo, sulle strade c’era poco traffico... una libidine».

L’ha fatto da solo?

«Ad Airolo mi è venuto incontro Mauro Gianetti e mi ha fatto da «gregario di lusso», poi sul Ceneri ci siamo trovati con alcuni amici a bere un paio di birre».

Non le è scesa una lacrima?

«Beh, non posso negare che c’era una certa emozione nell’uscire da Palazzo federale. Ma sono contento dell’esperienza che ho potuto fare e spero di aver dato il mio contributo».

Quale ritiene sia stato il suo più grande successo?

«Non parlerei di successi ma di intenso lavoro, mi sono concentrato sugli aspetti della sicurezza, come unico ticinese nella Commissione della sicurezza. Poi ho portato avanti diverse iniziative per promuovere il fotovoltaico. Infine credo di aver potuto dare un contributo importante nell’elaborazione della legge sulla mobilità ciclabile».

Sembra il bilancio di un verde.

«Investire nelle energie rinnovabili non è questione di essere verdi, rossi o liberali. È questione di essere ragionevoli. La svolta climatica si risolve con massicci investimenti. Ciò significa anche creare nuovi posti di lavoro in Ticino».

È anche questione di sviluppare i propri progetti, per esempio sul Tamaro.

«Sul Tamaro abbiamo il progetto di un parco fotovoltaico, è uno dei diversi progetti in quest’ambito che sto portando avanti come imprenditore. Il mio impegno per il solare non si esaurirà con la mia uscita dal Parlamento».

È entrato a Berna da petroliere, ne è uscito da pioniere delle rinnovabili. Cosa è successo?

«Io sono un imprenditore, sono abituato a guardare avanti di vent’anni e mettere le risorse in quella direzione. Attualmente vedo molto più futuro nelle rinnovabili che nel fossile. Non è una questione ideologica ma di realismo».

Ma il solare è davvero un affare?

«Ogni progetto ha una sua storia, si cerca sempre di valutare tutti gli aspetti. Chiaramente si cerca sempre di non perdere soldi».

Mi sembra di capire che a dicembre, quando compirà 65 anni, non andrà in pensione.

«Io continuo fin quando ho progetti che mi entusiasmano e mi stimolano a realizzarli. Ci tengo anche a continuare nel volontariato, per esempio come dirigente nel ciclismo».

Volontariato? L’UCI non la paga?

«No, come membro del consiglio direttivo dell’UCI non ho uno stipendio, mi vengono solo riconosciute le spese per le riunioni».

Un’ultima cosa. Perché aveva annunciato la ricandidatura ma poi ha fatto dietrofront? Ha subito pressioni?

«No, sono state entrambe valutazioni mie. Alla fine non ero più motivato alla prospettiva di altri quattro anni a Berna, preferisco utilizzare le mie energie in altri ambiti, non da ultimo per stare più tempo con la mia famiglia».

Da chi le piacerebbe essere sostituito a Berna?

«Non mi schiero. Dico solo che Alex deve andare agli Stati. È capace e maturo. Sarebbe un ottimo rappresentante per il nostro Cantone».

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