Casse malati

Così si può arrestare l'esplosione dei costi sanitari

CSS e Moncucco si uniscono e lanciano un nuovo modello di presa a carico integrata - «Gli sprechi vanno assolutamente evitati»
©Gabriele Putzu
Andrea Stern
Andrea Stern
05.10.2025 06:00

La soluzione miracolo non esiste. Esistono però tanti piccoli passi che possono essere intrapresi per tentare di frenare il continuo aumento dei costi sanitari e di conseguenza dei premi di cassa malati, che come emerso domenica scorsa dalle urne sono ormai il principale assillo dei cittadini ticinesi.

Uno di questi piccoli passi, che ha il potenziale di diventare un grande passo, viene presentato dalla cassa malati CSS e dal Gruppo ospedaliero Moncucco, che a partire da gennaio 2026 proporranno in Ticino un nuovo modello di presa a carico integrata che si prefigge di migliorare la collaborazione tra i vari attori del sistema sanitario, di aumentare la qualità delle cure e di ridurre, o almeno stabilizzare, i costi sanitari.

«Siamo convinti che i modelli di presa a carico integrata rappresentino il futuro», afferma Philomena Colatrella, CEO del gruppo CSS. «Già oggi un’ospedalizzazione presso le due sedi del nostro gruppo garantisce un risparmio pari circa al 10% del costo rispetto ad un ricovero in un’altra struttura del Cantone - aggiunge Christian Camponovo, direttore del Gruppo ospedaliero Moncucco -. A questo si aggiunge il risparmio che riusciremo a raggiungere evitando prestazioni inutili e, a lungo termine, spingendo il più possibile sulla prevenzione».

Il modello proposto da CSS e Gruppo Moncucco prevede l’introduzione di una nuova figura, il «navigatore», un infermiere specializzato che accompagnerà il paziente e assicurerà la coordinazione tra specialisti, ospedali e medici di famiglia. «Questa persona permetterà di risparmiare, evitando ad esempio delle re-ospedalizzazioni o la ripetizione di esami diagnostici», dice Camponovo.

L’obiettivo è migliorare la qualità delle cure ma anche e soprattutto contenere la spesa sanitaria, una necessità ormai improrogabile. «Il modello come quello che abbiamo strutturato con CSS ha un grosso potenziale di risparmio, che se sfruttato potrebbe permetterci per i prossimi 3-5 anni di azzerare l’aumento del costo totale delle prestazioni erogate per un singolo paziente», conclude Camponovo.

Christian Camponovo
Christian Camponovo

Signor Camponovo, in che modo questo nuovo modello dovrebbe consentire di risparmiare?
«Il risparmio atteso deriva anzitutto dalle tariffe che il Gruppo Ospedaliero Moncucco fattura per i ricoveri presso la Clinica Moncucco e la Clinica Santa Chiara; entrambe le strutture sono le meno care della Svizzera. Vi è poi una grande attenzione ad evitare sprechi, anche grazie a un attento scambio di informazioni tra i professionisti coinvolti, che evita il rischio di duplicazioni di prestazioni e permette di individuare più rapidamente lo specialista o l’intervento necessario».

Se questo modello si prefigge di migliorare la coordinazione tra i vari attori, significa che oggi non tutto funziona alla perfezione?
«Il sistema sta diventando sempre più complesso e frammentario anche a seguito di quella che viene definita «iperspecializzazione». I curanti che entrano in gioco sono sempre di più. Garantire la coordinazione è complesso e richiede tempo che non sempre si trova e che il sistema non paga. Il paziente spesso non ci aiuta perché vuole fare di testa propria e consulta più specialisti contemporaneamente o perché non sempre segue le cure consigliate. La collaborazione con CSS nasce anche per affrontare queste criticità tramite una buona coordinazione dell’intero processo di cura e con una vicinanza al paziente».

In pratica, cosa cambierà per il paziente?
«Essenzialmente avrà un accompagnamento personalizzato che inizia dalla prevenzione e continua quando il paziente necessita di cure. L’assicurato potrà contare su un punto di riferimento in tutto il percorso di cura; e avrà anche un accesso molto rapido allo specialista adeguato e alle due cliniche del Gruppo Moncucco. In caso di ospedalizzazione particolare attenzione sarà data alla fase che segue la dimissione, che sappiamo essere delicata».

A quanto ammonta il potenziale di risparmio?
«Già oggi un’ospedalizzazione presso le due sedi del nostro Gruppo garantisce un risparmio pari circa al 10% del costo rispetto ad un ricovero in un’altra struttura del Cantone. A questo si aggiunge il risparmio che riusciremo a raggiungere evitando prestazioni inutili. Il risparmio più grande sarà poi quello che si riuscirà a raggiungere sul lungo termine spingendo il più possibile sulla prevenzione».

Perché avete scelto di collaborare con la CSS? È prevista un’estensione del modello?
«CSS ha un’ampia base di assicurati in Ticino e il Gruppo Moncucco può contare su vasto ventaglio di prestazioni e su una posizione di riferimento in molti settori sensibili, come ad esempio la geriatria. Oltre a ciò, condividiamo con CSS le origini e i valori aziendali. Vogliamo lavorare a fondo sul modello con CSS per un paio di anni e poi, se i risultati saranno quelli auspicati, ampliare la collaborazione».

Come legge il voto di domenica dei ticinesi?
«L’evoluzione dei costi dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie sta preoccupando e anche esasperando la popolazione. Se il Gruppo Moncucco e CSS mettono in campo un’iniziativa come questa, è anche per provare a dare una risposta concreta a una situazione complessa, come emerso dal voto di domenica scorsa. Auspichiamo che il modello proposto possa confermarsi un’intuizione virtuosa capace di contribuire, sul lungo termine, a stabilizzare i costi della salute».

Crede che le due iniziative, se verranno effettivamente applicate, daranno una qualche forma di contributo al contenimento dei costi sanitari?
«Penso proprio di no, anzi, potrebbero, quasi paradossalmente, sortire l’effetto contrario. Una parte dei cittadini sarà ancora meno responsabilizzata perché il costo che sopporterà sarà «plafonato» al 10% del proprio reddito. Questo potrebbe rafforzare il pensiero che già oggi a volte prevale: il nostro sistema sanitario ci costa molto e quindi al primo bisogno consumo prestazioni senza preoccuparmi del costo delle stesse».

Il vostro direttore sanitario, Christian Garzoni, parla di «sovraconsumo». È d’accordo con lui?
«Il Ticino ha due problemi: da una parte ha una popolazione anziana molto numerosa e questo sappiamo che genera più costi; dall’altra registriamo effettivamente un consumo maggiore di prestazioni. Operatori sanitari, quindi noi compresi, e cittadini devono cambiare le proprie abitudini e assumere un atteggiamento più prudente. Una riduzione annua del 3-4% del consumo di prestazioni permetterebbe di stabilizzare i costi per i prossimi anni e questo sarebbe un bellissimo traguardo. Il modello che proponiamo con CSS mira a questo».

Non c’è anche un eccesso di offerta?
«In alcuni settori è verosimile che vi sia una sovrabbondanza di offerta. A livello di ospedali e cliniche dobbiamo constatare che durante l’ultima pianificazione ospedaliera molti si sono battuti per difendere strutture regionali di piccole dimensioni che difficilmente potranno sopravvivere in un settore che è esposto ad una crescente pressione finanziaria, a meno di poter contare su finanziamenti extra. In generale si tende nel campo delle degenze ad una concentrazione dell’offerta, il cui risultato in termini di miglioramento della qualità e di eventuale riduzione dei costi sarà misurabile nel medio e lungo termine».

Philomena Colatrella 
Philomena Colatrella 

Signora Colatrella, in che modo questo nuovo modello dovrebbe consentire di risparmiare?
«Grazie alla stretta collaborazione tra medici di famiglia, specialisti e altre figure professionali sanitarie, l’assistenza lungo tutto il percorso di cura viene coordinata in modo più efficace, i processi vengono resi più efficienti e lo scambio di informazioni viene intensificato. Così si possono evitare esami inutili o ripetuti e i pazienti ricevono più rapidamente il trattamento più adatto a loro, oltre a ricevere supporto in caso di domande. Questo contribuisce a contenere i costi sanitari».

A quanto ammonta il potenziale risparmio?
«Siamo ancora nella fase iniziale, al momento non è possibile quantificare i risparmi concreti. Ma siamo fiduciosi che a medio termine si vedranno effetti positivi. Seguiremo da vicino la nuova offerta con un monitoraggio dell’assistenza, misurazioni della qualità e un’analisi accurata dell’andamento dei costi».

Esistono già modelli simili in altri cantoni?
«Sì, la CSS ha lanciato reti sanitarie comparabili nei cantoni Vaud e Giura, così come nella regione di Bienne. Siamo convinti che questi modelli integrati di assistenza rappresentino il futuro. Per questo motivo ci impegniamo a promuovere questo approccio anche in altre regioni della Svizzera».

Perché avete deciso di collaborare con un gruppo privato e non con l’ente pubblico?
La collaborazione è nata dal fatto che sia il gruppo Moncucco sia la CSS perseguono l’obiettivo comune di sviluppare soluzioni innovative e sostenibili per l’assistenza sanitaria regionale. Il gruppo ospedaliero Moncucco si distingue in un aspetto importante rispetto ad altri fornitori privati: non opera a scopo di lucro e offre i suoi servizi medici a una delle tariffe più basse in Svizzera».

I ticinesi hanno espresso domenica scorsa la loro esasperazione per il continuo aumento dei premi di cassa malati. Li capisce?
«Il Ticino ha registrato forti aumenti dei costi e dunque dei premi negli ultimi anni. Oggi registra i costi sanitari pro capite – e di conseguenza i premi - più alti in Svizzera. Capisco che la situazione sia sempre più difficile per la popolazione. I costi in Ticino sono in particolare legati ad un’offerta molto alta e questo in praticamente tutti i settori, sia a livello ospedaliero, sia a livello di studi medici e di altri professionisti della salute, offerta che andrebbe ottimizzata. L’approvazione delle iniziative non andrà a risolvere il problema generale dell’evoluzione dei costi della salute ma indica a mio parere la volontà di intervenire per cambiare le cose. Come assicuratori abbiamo tutto l’interesse che vengano prese misure per contenere i costi e cerchiamo di fare la nostra parte».

Ritiene che questi nuovi modelli siano una risposta sufficiente?
«I nuovi modelli di assistenza integrata rappresentano un passo importante nella giusta direzione per stabilire soluzioni sostenibili e stabilizzare i costi a lungo termine. Ma da soli non potranno risolvere tutte le sfide. Con l’introduzione del finanziamento uniforme delle prestazioni ambulatoriali e stazionarie (EFAS) sarà possibile eliminare alcuni incentivi errati, ma resta ancora molto da fare. I modelli di assistenza integrata danno un contributo prezioso rafforzando la collaborazione e orientando meglio l’assistenza alle esigenze dei pazienti. Ulteriori sviluppi nel campo dell’assistenza integrata possono essere realizzati solo se tutti gli attori collaborano attivamente».

Una cassa malati unica, almeno per l’assicurazione di base, potrebbe essere una soluzione?
«In genere si propone la cassa unica pensando che questa permetterà di contenere i costi della salute. Così non sarà. I premi crescono perché crescono i costi sanitari. Il sistema attuale garantisce la libertà di scelta, promuove l’innovazione e incentiva gli assicuratori malattie a lavorare nel modo più efficiente possibile. Su un franco di premio pagato in media meno di cinque centesimi (persino 3,7 nel caso della CSS) vanno a finanziare i costi amministrativi degli assicuratori malattia: il resto va a finanziare le prestazioni sanitarie. Inoltre, esempi di altri paesi mostrano che le casse uniche statali possono portare a un’assistenza sanitaria peggiore, a debiti e a una medicina a due velocità».

A medio-lungo termine, dove vede i maggiori potenziali di risparmio nella sanità elvetica?
«Bisogna agire su diversi fronti. Bisogna assicurarsi che le riforme approvate possano realizzare pienamente il loro potenziale, come nel caso di EFAS. Nei prossimi anni sarà fondamentale assicurarsi che lo spostamento verso l’ambulatoriale avvenga a sufficienza e puntare su una pianificazione intercantonale. Inoltre bisogna fare una riflessione sul catalogo di prestazioni dell’assicurazione di base: questo è stato ampliato in parte eccessivamente negli ultimi anni. Non sto parlando di razionamento, ma piuttosto di rivedere prestazioni ormai obsolete. Dobbiamo pure continuare a puntare sulla digitalizzazione, che è molto in ritardo nel sistema sanitario svizzero. Questo facilita anche la collaborazione tra i diversi attori. Infine bisogna continuare a sviluppare modelli di cure integrate, come stiamo facendo in varie regioni svizzere. Queste sono il futuro».

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